L’ora di George Orwell: il profeta di “1984” tra fake news e complottismo

Eric Arthur Blair, conosciuto come George Orwell, è il profetico intellettuale che ci ha (involontariamente) plagiati

Vi sono artisti della letteratura che trascendono l’epoca in cui scrivono e diventano autori di memoriali eterni. Edgar Allan Poe, Franz Kafka, Aldous Huxley sono solo alcuni esempi di geni le cui opere sono grandi in ogni stagione e in ogni cultura, perché portatrici di moti umani e tormenti sociali che appartengono a tutti.

George Orwell, che è stato peraltro influenzato dai mondi distorti delle utopie e delle distopie di Huxley, è uno di quegli autori posseduti da una visione tanto forte da poter essere paragonata a quella che turbava le veglie e i sogni dei profeti biblici.

Va a finire che spesso ci ritroviamo a paragonare la nostra realtà a quella narrata da Orwell: il profeta-scrittore nato in India che ha raccontato i suoi timori – e forse qualche allucinata fantasia – in 1984, il suo romanzo più celebre. In un periodo, tra l’altro, in cui l’editoria italiana sta restituendo all’opera una dignità che potremmo definire primaria, con la traduzione ad litteram del titolo: le recenti edizioni Bompiani e Sellerio titolano l’opera come voleva l’autore per l’edizione originale in inglese: Millenovecentottantaquattro.

George Orwell icona “pop” in un murales a Southwold, Inghilterra.

Il profeta: dalle gabbie dei social alla guerra tra verità e menzogna

In cosa ci ha preso George Orwell? Si fa prima a dire cosa non ha azzeccato: il controllo della dittatura. Perché se è vero che siamo controllati, è altrettanto vero che siamo noi a sceglierlo, ogni giorno che viviamo dentro un dispositivo digitale come uno smartphone o nelle gabbie azzurre del social network di Zuckerberg.

La scelta è nostra. A meno che Orwell non abbia voluto raccontarci il sequel della nostra storia. Saremo noi i nostri carcerieri? I nostri censori? Più che controllati, oggi, siamo letteralmente confusi dall’informazione. Come se avessimo ricevuto una botta in testa.

Le fake news non sono un problema di Facebook e Twitter, ma su questi social – luoghi di svago scelti da molti, soprattutto durante il lockdown – i politici di tutto il mondo hanno costruito una propaganda basata sulla manipolazione della verità. A cominciare da Trump, passando per Bolsonaro e Salvini. I report di prestigiose università hanno evidenziato infatti che in decine di paesi l’informazione è stata manipolata o creata di sana pianta con fake news per scopi di propaganda. Anche nella nostra Europa.

E di questo, il nostro profeta della fantascienza ci aveva avvisati, raccontandoci i dubbi di Winston Smith e del suo lavoro al Ministero della Verità; una mansione grottesca consistente nell’aggiornare i vecchi numeri del Times per renderli coerenti con la versione ufficiale della Storia decisa dai padroni politici.

George Orwell ci ha resi tutti complottisti (e non lo sappiamo)

È qui che Orwell compie un involontario pirouette pedagogico: nel lanciare l’allarme di un complotto mondiale ha generato milioni di complottisti in tutto il mondo, di ogni età, etnia e religione. Persone talmente fantasiose che sarebbero in grado, con l’aiuto di un buon ghostwriter, di scrivere un romanzo con delle idee anche più fantascientifiche di quelle contenute in 1984/Millenovecentottantaquattro.

Emblematico il caso di Jack Angeli, il Bufalo di Capitol Hill, tradito dai suoi stessi compagni complottisti, “ingannati” da una fake news fotografica che mostrava il capobanda della serata in Campidoglio a una manifestazione del movimento Black Lives Matter.

Per tutte queste ragioni, Orwell resta uno scrittore che ha superato di gran lunga i confini della fantascienza, diventando a suo modo uno dei profeti (e artefici) del nostro tempo.

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