L’ottimismo è il profumo della vita: 5 cose positive del 2020

Siamo tutti d’accordo nel dire che il 2020 è stato uno degli anni peggiori della storia, preceduto forse soltanto dal 476 d.C. o dal 1944: Covid-19 a parte, il 2020 è stato teatro di parecchi eventi spiacevoli, ninfa vitale dei telegiornali e, ormai, argomento fisso delle nostre conversazioni. Contrariamente agli anni precedenti, quindi, la vera sfida di quest’anno è riuscire a trovare degli aspetti positivi: pertanto, senza ulteriori indugi, ecco la classifica delle cinque cose positive del 2020 (solo cinque, sì, perché già trovare queste è stato abbastanza difficile).

5) Quarte stagioni da Premio Emmy 

Verso la fine dell’anno Netflix ci ha regalato due quarte stagioni da urlo. La prima è la quarta stagione di The Crown, uscita a metà novembre: attraverso episodi girati con gusto e delicatezza e una sceneggiatura accattivante, la stagione offre un ritratto della storia inglese e della famiglia reale lungo tutto il decennio degli anni Ottanta, soffermandosi, in particolare, sulla parabola personale tragicamente discendente vissuta sia da Lady Diana che dalla Iron Lady Margaret Thatcher. L’inizio di dicembre, invece, ci regala un’altra super stagione, ovvero quella di Big Mouth: scorretta, volgare ma allo stesso tempo intelligente e sagace, questa quarta stagione conferma il trend della serie incentrata sulla pubertà adolescenziale, arricchendosi, questa volta, con un simbolismo e un atteggiamento metanarrativo decisamente brillanti. Per fortuna, almeno sul fronte delle serie tv, possiamo stare tranquilli.

4) Bye bye Mister President!  

Ebbene sì. Finalmente, dopo quattro anni controversi, una politica estera discutibile e una politica interna ancora più problematica, la White House si appresta a dire addio al parrucchino arancione più famoso del mondo, mister Donald Trump. Infatti, dopo essersi rifiutato di riconoscere l’esito delle votazioni e aver paventato brogli elettorali e cospirazioni nazionali (neanche si trattasse di Cicerone con la congiura di Catilina), Trump e la sua amministrazione non possono far altro che passare il testimone a Joe Biden e – cosa ancora più importante – alla prima vicepresidente donna nella storia degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris. L’unica cosa che mancherà della presidenza di Trump sarà non vedere più le occhiatacce di odio e l’espressione angosciata di Melania Trump durante le occasioni pubbliche in compagnia del marito.

3) Il distanziamento sociale

E qui casca l’asino. Il mantenimento del distanziamento sociale, unito all’obbligo d’uso delle mascherine, è stato, infatti, uno dei punti più problematici, controversi e dibattuti della gestione di questa crisi pandemica. Giusto per fare un esempio, fra le categorie di homo sapiens che abitano il pianeta c’è stato qualcuno, magari meno sapiens degli altri, che ha gridato al complotto e alla dittatura sanitaria. Tralasciando per un secondo la questione della “dittatura sanitaria” (fra l’altro, se mascherine e distanziamento possono essere etichettati in questo modo, le leggi anti-aborto polacche di che cosa fanno parte? Di un totalitarismo sanitario?), sembra che in pochi riescano a vedere gli enormi vantaggi del mantenimento della distanza di un metro: ad esempio, quanto è bello sentirsi legittimati a guardare male, anzi malissimo, le persone che ti toccano mentre parlano? O a salutare normalmente le persone senza baci e abbracci?
A proposito dei saluti, però, sorge una domanda spontanea: ultimamente l’OMS ha dovuto ingegnarsi nel tentativo di trovare qualcosa che sostituisse, nel saluto, i due baci sulla guancia, proponendo prima un colpo di gomito e, successivamente, una patriottica mano sul cuore. Ma perché il caro vecchio oscillare la mano da destra verso sinistra e viceversa non va più bene? È troppo mainstream?  

2) Il Général Micrò più sexy d’Europa

Il secondo posto se lo merita il nostro premier Giuseppe Conte che, come un moderno De Gaulle, si è impadronito delle reti televisive e dei social, conquistando, armato solo dei suoi DPCM, un pubblico vastissimo e adorante. Con il solito completo di giacca e cravatta così distinto e la sua voce suadente, però, Giuseppe Conte è diventato letteralmente il sex symbol di Palazzo Chigi e ha fatto innamorare milioni di persone, da Nord a Sud: un daddy così non si vedeva dai tempi di Sirius Black.

1) Un segno di civiltà all’orizzonte: il DDL Zan

Il primo posto, infine, se lo aggiudica l’approvazione alla Camera del disegno di legge Zan contro l’omolesbotranfobia, la misoginia e l’abilismo. A nulla hanno potuto le proteste, le polemiche e le cadute di stile del centrodestra: nella prima settimana di novembre, la proposta di legge di Alessandro Zan e del PD hanno ottenuto la maggioranza alla Camera dei deputati, probabilmente anche grazie a un’ulteriore presa di coscienza dell’esistenza effettiva di atti d’omofobia in Italia (a tal proposito, l’ultimo esempio è data dalla testimonianza di Camilla Cannoni su TikTok). Nell’attesa dell’approvazione al Senato, però, urge un ripasso di gender studies per la nostra super mamma donna cristiana Giorgia Meloni che, in un uno dei suoi ultimi stati su Facebook (debitamente eliminato dal suo ufficio stampa), si è chiesta “ma se la B di LGBT sta per bisessuali, ciò non implica che esistano solamente due generi?”. Probabilmente se qualcuno le facesse notare che il solo fatto che lei si chiami Meloni non implica necessariamente l’esistenza di un solo tipo di frutta, forse, allora, lo capirebbe.

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