‘Arrietty’: una coccola prima di dormire

Come tanti, anche io prima di addormentarmi ho bisogno di vedere qualcosa su un qualsiasi device. Non guardo mai un film o una serie nuova, perché 10 volte su 10 mi addormento dopo dieci minuti. Capita però di provare a iniziare un film che si prospetta tranquillo e pensare “se anche dovessi addormentarmi, lo riprenderò la sera dopo”. Ed è questo che mi è accaduto qualche notte fa, con Arrietty, che ahimè non avevo ancora visto. Ma ora sì. E diventerà, insieme a Ponyo e Totoro, uno dei film dello Studio Ghibli in grado di cullarmi quando sono a letto (altri film dello stesso Studio mi emozionano troppo e potrei avere sogni disturbati).

Qualche dato tecnico: Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento, 2010, tratto dalla serie di racconti fantasy per ragazzi Gli Sgraffignoli (The Borrowers) dell’autrice inglese Mary Norton. Ha segnato l’esordio alla regia del trentaseienne Hiromasa Yonebayashi, che già si era messo in luce come animatore nei film La città Incantata e Ponyo sulla Scogliera. Alla sceneggiatura c’è però Hayao Miyazaki.

La storia è semplice: una ragazza alta 4 pollici vive con i suoi genitori sotto il pavimento di una casa in campagna. Non ha superpoteri: è solo calma e coraggiosa. Mi ripeto: è calma, nonostante la presenza di un gatto domestico predatore, un corvo che ne vorrebbe fare uno spuntino veloce e una governante determinata a sradicare le piccole persone che vivono sotto il suo pavimento. E per un’eroina del genere ci vuole calma anche nell’ambientazione e nei luoghi in cui si muove.
La storia di Arrietty è descritta anche attraverso i membri della sua famiglia e degli umani che popolano la casa in cui sono “ospiti”(?), specialmente un ragazzo con problemi cardiaci costretto al riposo prima di un’importante operazione. Il ragazzo vede la minuscola Arrietty mentre lei si trova con il padre alla ricerca di cibo. Il racconto si sviluppa proprio sulla relazione tra i due. In tutta questa delicatezza, il contenuto narrato è quello socialmente consapevole di una narrazione che dovrebbe far riflettere.

I personaggi affrontano l’amicizia attraverso le divisioni culturali, il riciclaggio intelligente delle risorse, il discorso sulla malattia e la finalità della morte – e, quando la famiglia di questi gnomi si rende conto che ha bisogno di andare avanti, anche uno sguardo alla difficile situazione dei rifugiati. Nobili intenti in una modalità di narrazione notevole: gran parte della storia è vista in modo tale da immedesimarsi in una persona di piccolissima statura che si muove in un mondo a misura di gigante.
Arrietty potrebbe essere stato un azzardo all’epoca, anche rispetto alle mille creature messe in movimento dallo Studio Ghibli. E invece è vincente proprio perché non ti accorgi minimamente del tempo che passa. Perché la vera protagonista è la meraviglia dei disegni, della loro animazione e di tutto quello di cui ho scritto sopra. Per di più, considerando che nella maggior parte delle storie per l’infanzia (e non solo) il personaggio cattivo deve essere quanto più interessante per far sì che l’insieme risulti interessante, qua è già tutto interessante, nonostante la cosa più vicina a un antagonista nella narrazione di Arriety è la governante, che comunque rimane un personaggio comico e grottesco.

Piccola perla all’interno di questa produzione: la colonna sonora. È stata curata dalla cantante e musicista bretone Cécile Corbel, scelta dallo Studio Ghibli dopo che la cantante aveva inviato un cd di prova con un biglietto di presentazione dove rivelava che i film di Miyazaki avevano ispirato la sua musica. Brani splendidi.

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