10 film horror a tinte queer #BADTHINGSHALLOWEEN

Visto che sto scrivendo una tesi sull’omoerotismo nel cinema horror postmoderno (tornate tra qualche tempo per ulteriori aggiornamenti), ho deciso che la classifica horror di quest’anno sarà a tema queer. Sono molte, infatti, le intersezioni di un genere da sempre snobbato come l’horror con la comunità LGBTQ: questo perché, secondo una teoria molto gettonata, gli spettatori non-eterosessuali riescono a identificarsi sia con la vittima/final girl (poiché spesso in lotta contro gli abusi castrattivi della mascolinità tossica e del patriarcato) sia con i mostri/serial killer, patologizzati e non, che sfuggono ai dettami della società eteronormativita autodeterminandosi come soggetti queer. Per questo nel corso del tempo l’horror è sempre stato un terreno fertile con cui esplorare le paure borghesi legate al sesso e al genere, passando da una fase storica in cui il cinema, la letteratura e l’arte in generale codificava (queercoding) gli elementi queer come forma di auto-censura a una fase più contemporanea in cui l’horror si fa direttamente portavoce di tematiche controverse o sovversive.
In questa lista troverete un po’ di tutto: non ho voluto fare niente né troppo mainstream né troppo di nicchia, cercando di includere opere abbastanza diverse tra loro.
Spero che passiate un orrorifico Halloween, e nel caso stiate cercando qualche titolo interessante da spararvi sol* o in compagnia di amici/partner/conoscenti mentre cercate di fare petting con la mascherina, siete nel posto giusto.

Hellbent – Paul Etheredge-Ouzts (2004)

Tanto brutto quanto unico, Hellbent è il primo slasher della storia completamente gay: un gruppo di giovani amici disinibiti si ritrova alle prese con un serial killer muscle hunk dotato di falce e… maschera demoniaca. Talmente trash da essere cult.

La Figlia di Dracula – Lambert Hillyer (1936)

Pietra miliare del cinema lesbico codificato nella Hollywood perbenista e moralista (no, non quella di oggi) sotto il codice Hays degli anni ’30, La Figlia di Dracula sfrutta il topos delle vampire lelle (che tornerà in voga negli anni ’70 in veste più hardcore) con la passione per le giovani ragazze pudiche da ammaliare. D’altronde Vito Russo ci ricorda che la tagline del film recitava: “Save the women of London from Dracula’s Daughter!”.

Nightmare 2 – La rivincita – Jack Sholder (1985)

Definito “l’horror più gay della storia del cinema”, Nightmare 2 è il secondo capitolo della celebre saga slasher su Freddy Krueger… ma anche la storia di accettazione della propria omosessualità da parte della prima final girl maschile interpretata da Mark Patton, diventato – senza volerlo – un’icona gay, soprattutto da quando ha partecipato al documentario sulla sua vita Scream, Queen! My Nightmare On Elm Street.

Jennifer’s Body –  Karyn Kusama (2009)

Etichettato sin da subito come flop, Jennifer’s Body è stato rivalutato nel corso degli ultimi anni come cult di serie-B grazie soprattutto alla rilettura queer e femminista del personaggio interpretato da Megan Fox, predatrice voluttuosa e apparentemente bisessuale (vista la malattia di bierasure che gira, basta questo a considerarlo queer) che nasconde un piccolo segreto: per mantenersi giovane e bella deve nutrirsi di liceali puliti e carini… ma con un’occhio di riguardo anche per le donne.

Martyrs – Pascal Laugier (2008)

No: la presenza di Xavier Dolan non è il motivo per cui questo film è da considerarsi queer (così come la sua filmografia). E nemmeno la sottotrama lesbica tra le due protagoniste (solo in parte). Piuttosto, perché Martyrs è un film horror a sfondo politico sulla lotta di classe che passa attraverso le fogne del maschilismo borghese. Niente di più tristemente queer.

Hellraiser –  Clive Barker (1987)

Una delle teorie queer antisociali prevede il ribaltamento dei ruoli “passivo” e “attivo”: un’ode al Marchese de Sade e a Von Sacher che getta le basi per il più moderno BDSM. E cos’è Hellraiser se non un viaggio infernale verso l’estasi proibita del dolore e della sofferenza?

Thelma – Joachim Trier (2017)

Probabilmente il più omonormativo della classifica, Thelma è un horror/thriller slow-burn che non mi è neanche piaciuto più di tanto, ma che offre sicuramente molti spunti interessanti per quanto riguarda la rappresentazione del lesbismo nel cinema di nicchia (oltre a essere formalmente una gioia da vedere).

Knife + Heart – Yann Gonzalez (2018)

Piccola perla presentata al Festival di Cannes 2018, Knife + Heart è la perfetta sintesi tra queerness e cinema horror: sesso, pornografia, sangue, glitter, maschere, cinema. C’è tutto il necessario in questo film per farlo diventare un vero e proprio cult del genere. Incluso il modo in cui trasforma i cliché degli slasher in elementi queer… come l’arma ICONICA dell’assassino.

Otto; or Up with Dead People – Bruce LaBruce (2008)

Sul mio Instagram l’ho definito “la svolta horror del nuovo millennio”: Bruce LaBruce ha superato le aspettative sfornando un porno dove i gay sono i nuovi zombie. Ci sarebbero così tante cose da dire da scriverci un libro. Romero avrebbe apprezzato. Se avesse saputo. Forse.

The Rocky Horror Picture Show – Jim Sharman (1975)

Niente da fare: l’horror più queer della storia del cinema è ancora The Rocky Horror Picture Show, uscito quasi cinquant’anni fa. Forse per la sua “purezza” di genere perfettamente in bilico tra horror, commedia e musical; forse per la sua storia underground di cult di serie B. O forse perché è un film che ancora oggi conserva una carica queer sovversiva e virale, in grado di scioccare o trasformare per sempre qualsiasi spettatore che lo vede per la prima volta.

BONUS TITLE: The Boulet Brothers’ Dragula (2016 – in corso)

Se The Rocky Horror Picture Show è il film horror più queer che possiate trovare, Dragula è sicuramente lo show televisivo horror più queer in circolazione, ancora alla sua terza stagione. Drag, Filth, Horror, Glamour: queste sono le parole chiave che aprono uno spettacolo underground super inclusivo di drag queen che si sfidano in challenge estreme per conquistare il titolo di World’s Next Drag Supermonster. La costola buona di RuPaul, per intenderci. Oppure il serpente.

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