‘La Mosca’: che nessuno la schiacci #BADTHINGSHALLOWEEN

Partiamo dal fatto che fin da quando ero piccolino Jeff Goldblum per me è sempre stato il signore con la giacca di pelle di Jurassic Park che mi spiegava la teoria del caos. Quindi quando frequentavo le medie nel mio periodo “voglio vedere solo film horror” non riuscivo proprio a immaginarlo in altri film. Ma mi sono dovuto adeguare all’idea che potesse essere un altro grande personaggio quando ho visto La Mosca, diretto da David Cronenberg nel 1986. Assolutamente consapevole del fatto che il film sia cronologicamente anteriore a Jurassic Park, ma io l’ho visto dopo, quindi funziona così.

Da qualche parte, tempo fa, avevo letto che Cronenberg vedeva del gran romanticismo in questa storia. E sotto un certo punto di vista, lo vedo anche io. Anche se molto sinistro, come punto di osservazione: si tratta di un romanticismo che prevede una sequenza in cui uno dei soggetti vomita enzimi lattiginosi su una ciambella prima di ingoiare il risultante pasticcio liquefatto e che tiene il suo pene nell’armadietto dei medicinali del bagno.

Si tratta di un arrangiamento del film originale del 1958 (che devo ancora vedere). Quello che so però è che nella sceneggiatura originale di James Clavell lo scienziato Vincent Price è felicemente sposato mentre armeggia nel seminterrato con il suo dispositivo di teletrasporto. Cronenberg invece trasforma Seth Brundle (Jeff Goldblum appunto, i cui occhi da insetto e arti allampanati gli conferiscono un aspetto decisamente insettoide sin dall’inizio) in un tipo solitario, celibe, che vive in un loft e che un giorno incontra una giornalista scientifica, Veronica Quaife (Geena Davis, che poi divenne moglie di Goldblum).
A differenza quindi del 1958, quello che vediamo è una moderna versione de La Bella e la Bestia, ma al posto di candelabri e teiere parlanti abbiamo teletrasporti e sudiciume. Ah beh, ovviamente è al contrario: lei si innamora di un bell’uomo che diventa una bestia, non una bestia che diventa un bel principe (che poi comunque, dai, la bestia è più arrapante del principe).

Torniamo alla trama: riuscendo a impressionare la giornalista quel tanto che basta per convincerla a venire nel suo appartamento, Brundle le presenta con entusiasmo il suo progetto top-secret: un trasportatore di materia che utilizza un paio di enormi pod metallici collegati a un computer per spostare gli oggetti da un lato all’altro della stanza. Brundle, ansioso di tenere nascosto il suo progetto fino a quando non sarà terminato correttamente, promette a Veronica l’intera storia se lei documenterà i suoi progressi; sebbene il trasportatore possa muovere prontamente oggetti inanimati attraverso lo spazio, ha l’allarmante abitudine di rimescolare il DNA delle creature viventi in transito, lasciandole poco più che stridenti pozze di sangue e organi alla loro destinazione finale. Ecco che ci finisce dentro una mosca di merda.

C’è chi lo inserisce sotto il fantascientifico, chi sotto l’horror. Tematicamente è forse il film dell’epoca più vicino a Frankenstein di qualsiasi altro, e Frankenstein è molto più vicino alla fantascienza che all’horror, prendendo come tema il tema del rapporto inquieto dell’umanità con la scienza. Sia Seth Brundle che il barone Frankenstein creano mostri attraverso la loro travolgente curiosità scientifica e la relativa arroganza: un vero peccato di hybris. Ma nel caso di Brundle la svolta è che è lui stesso che “crea”. Ci sono anche cenni al dottor Jekyll e al signor Hyde, un altro racconto che ha al centro la perversione della scienza piuttosto che l’orrore. Cronenberg era attratto dal materiale in parte perché rifletteva così chiaramente le sue ossessioni per il nostro rapporto malato con i nostri corpi e la loro esistenza carnosa. Per non parlare dei rimandi a La Metamorfosi di Kafka. Insomma, tantissimo il materiale di confronto. Ma è indubbia la riuscita sintetica di questo gruppo di storie. E questo avviene proprio nella sequenza finale, in cui La Mosca è completamente irriconoscibile dopo essere statoìa fusa con la tecnologia stessa, dando vita a mutazione, malattia, amore e morte: una conclusione drammatica e malinconica.

Parte del motivo per cui The Fly funziona così bene è l’equilibrio che si crea tra i suoi elementi in modo così preciso. I personaggi sono teneri, imperfetti, stravaganti, e forniscono al film un nucleo drammatico solido come una roccia. Io rimarrò sempre un fan fedele di questo lavoro. Per questo provo a convincervi a vederlo, se non lo avete mai fatto. Altrimenti, come spesso faccio quando scrivo su questo blog, a ri-vederlo. Il seguito, potete anche evitarlo.
Nel dubbio, comunque, se vi trovate vicino una mosca… schiacciatela.

Se vuoi, lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...