‘Hellraiser’: la complessità per Halloween #BADTHINGSHALLOWEEN

Un’altra saga iniziata alla fine degli anni 80 che ci portiamo dietro tutt’oggi è Hellraiser. In tutto i film sono dieci, ma io vi vorrei scrivere del primo – che ancora oggi rimane un piccolo gioiello da scoprire e ri-scoprire, soprattutto nel periodo di Halloween (anche perché mi era vietato quando ero piccolo, nonostante poi mi facessero vedere Arancia Meccanica e It).
Il film è del 1987, conosciuto anche con il titolo completo Hellraiser – Non ci sono limiti. Diretto da Clive Barker, il soggetto è tratto da Schiavi dell’Inferno, romanzo breve dello stesso Barker.
Ammetto una mia grande mancanza: ho sempre letto pochi romanzi e racconti horror che poi sono diventati dei soggetti cinematografici (salvo il prolifico rapporto di King con Hollywood). Nel caso di Hellraiser mi piacerebbe davvero leggere il racconto originale, ma probabilmente continuerei a preferire l’ambientazione visiva del film.

Prima di scrivere di trama, cast e quant’altro vorrei dirvi che in generale sostengo, insieme a molti altri, che Hallraiser sia un grande classico del genere: complesso, audace e originale, con tutti i limiti dati dal tempo e dalla tecnologia (forte uso di claymation e animatronics).
La storia inizia con Frank Cotton (Sean Chapman) che si imbatte in un’antica reliquia chiamata La Scatola di Lemarchand o Configurazione del Lamento, durante un viaggio in Marocco. Frank prova la scatola del puzzle nella soffitta della sua casa d’infanzia e quando la risolve evoca creature mostruose da un’altra dimensione. Mentre cominciano a uscire delle catene dai muri ecco che arrivano i Cenobiti (nel primo film vengono chiamati Supplizianti), che quasi subito polverizzano il suo corpo cercando di fargli provare i piaceri del dolore assoluto.
Tempo dopo il fratello maggiore di Frank, Larry (Andrew Robinson) e la sua seconda moglie Julia (Clare Higgins) si trasferiscono nella stessa casa. Larry resuscita Frank per colpa di una ferita durante il trasloco. Ma per continuare a vivere Frank ha bisogno di essere nutrito con esseri umani, così da rigenerare il suo corpo, lasciare la soffitta e sfuggire per sempre ai Cenobiti.

Quindi ciò che rende Hellraiser interessante e terrificante non è solo ciò che accade sullo schermo che cerca di far spaventare il pubblico, ma tutta la sottotrama che diventa trama: il mito dei Cenobiti è la parte terrificante di Hellraiser. Una nuova mitologia originale che riscrive la nostra storia ed espone i miti conosciuti fondanti della società come semplicistici e infantili. Dio e il diavolo, la lotta tra bene e male, ma sopratutto la relazione tra dolore e piacere. I Cenobiti sono stati chiamati angeli e demoni dagli uomini, e tuttavia non sono nessuno dei due. La loro esistenza ci mette di fronte alle profondità inconoscibili delle nostre origini ed è questo il vero terrore.
Hellraiser oggi può farla franca perché proviene da un’altra epoca. Tuttavia, l’aspetto horror cosmico del film continua a verificarsi 19 anni dopo. Il mito di Clive Barker è a metà tra lo shibari e una sua ossessione per il BDSM, ma la questione che si pone sulla santità delle nostre origini è terrificante – so di ripetermi.
Le critiche su questo film sono spesso discordanti. Di certo non è “semplice” come Nightmare e non è divertente come Scream. Come scrivevo parole addietro, è complesso. Quindi un bel dibattito davanti ad una birra scura con le persone con cui lo si è visto è sicuramente necessario. Discussioni che non porteranno a risposte, ma solo ad altre domande.

Oltre alla birra scura, consiglio anche di vederlo con persone sufficientemente “pesanti” per poter fare grandi discorsoni.
Buona visione. O ri-visione.

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