‘The Mist’: mostrini nella nebbia – #BADTHINGSHALLOWEEN

Cerco su Amazon Prime film tratti da racconti di Stephen King. Uno di quelli che ancora non ho visto è The Mist. Guardo qualche video su Youtube per vedere se può interessarmi: nel film diretto da Frank Darabont nel 2007 si parla di mostrini nella nebbia. Ok, lo vedo.
Fino a quando i mostri e il vero significato non iniziano ad emergere, questa storia fa stimolare i nervi molto meglio di altri horror, soprattutto perché, com’è ben dimostrato, non vedere qualcosa ci fa più paura che vederla, perché creata nella mente dalla nostra immaginazione iperattiva e reattiva. Riempire il vuoto con immagini mentali ci rende attivi nella formazione della paura e dell’angoscia.

The Mist è ambientato in una piccola città del Maine dove tutti sembrano conoscere tutti gli altri per nome. La maggior parte dell’azione si svolge all’interno di un supermercato nel quale i cittadini si sono riuniti per fare scorta di provviste sulla scia di una grande tempesta che si è abbattuta la notte prima. Tra gli acquirenti ci sono David Drayton e suo figlio Billy, che, insieme al resto dei clienti, rimangono scioccati quando un uomo insanguinato entra e si dirige vicino alla casse, avvertendo tutti di non uscire.
Un gruppo di uomini tra cui David cerca di decidere se uscire o meno, ed è allora che si crea un microcosmo di personaggi che discutono, si difendono, si accusano. E qua mi fermo perché vorrei che lo vedeste (a meno che non lo abbiate già fatto).

Sono stato spesso d’accordo con Farinotti nell’ammettere che la fortuna di Stephen King a livello di scrittura non si traduce spesso in successo cinematografico. Quando succede di soluto la trama originale viene completamente snaturata, e solo alcuni piccoli riferimenti sopravvivono (Shining), oppure ci deve essere un’interpretazione memorabile (Misery). A questo punto si aggiunge una piccola fissa delle ultime settimane: l’importanza dell’ambiente in cui vengono ambientate le storie. Sono moltissimi i film che hanno come unico sfondo la stessa casa, lo stesso negozio, lo stesso teatro, che, per tutta la durata del film accompagnano i personaggi, diventando esse stesse, le ambientazioni, dei personaggi. Partendo da questo presupposto, l’idea di vedere un film per la gran parte ambientato nello stesso supermercato americano di provincia, che fosse un mix di ingredienti che hanno ispirato Stranger Things, e che poteva essere una (nuova) Guerra dei Mondi, mi ha stuzzicato.
Ma come una Carrie Bradshow qualunque non potevo fare a meno di chiedermi: cosa mi interessa davvero di questi film, oltre ai mostrini adorabili che fanno sempre breccia nel cuore di un piccolo Davide che trova bellissime tutte le creatura lovecraftiane? Quello che davvero mi interessa di film distopici/catastrofici ambientati unicamente in uno spazio ben descritto e circostritto sono le relazioni che si creano tra i personaggi, un po’ effetto GF Vip quando bisogna litigare per un kiwi.
Tralasciando il fatto che potrei vedere anche due ore di pellicola con solo mostrini che divorano e distruggono il creato, penso davvero che questo tipo di film si debba reggere sull’interesse scaturito dai personaggi. In questo caso particolare, Darabont riesce in tutto ciò che riguarda i mostri, la nebbia, il mistero. Poco per quanto riguarda la folla di persone chiuse nel supermarket. È una folla chiacchierona, fatta di personaggi o troppo delineati o troppo poco, le cui discussioni sono superficiali, prevedibili e sterili. Tanto sterili. E se l’idea è far passare che i veri mostri siamo noi esseri umani, ecco, come dire, già, sì, beh.

La sequenza finale non è malvagia, e su un certo tipo di pubblico, quello non abituato a Ai Confini della Realtà, potrebbe avere la sua carica di angoscia. Su altri, incluso me, è qualcosa di più difficile.
Da vedere con un gruppo di amici, necessari per commentare i punti morti.

Un pensiero riguardo “‘The Mist’: mostrini nella nebbia – #BADTHINGSHALLOWEEN

  1. Da padre ti dirò che il finale diventa una mazzata nello stomaco.

    Non so se è una cosa mia, ma ho sempre trovato i mostri di The Mist parecchio familiari con quelli del videogioco Half Life, tanto da chiedermi se non fossero ambientati nello stesso ‘universo’.

    "Mi piace"

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