“Non leggo più”: come superare il dramma dello studente universitario

Chi studia lo sa: spesso leggere può diventare difficile, soprattutto quando si è immersi con la testa nei libri universitari, che oltre a occupare molto tempo prosciugano anche la voglia di dedicarsi a letture diverse.
Anch’io, come penso tutti gli studenti universitari, ho passato periodi in cui non ho toccato libri che non fossero di testo o che non avrei dovuto studiare per qualche esame. Le scuse erano sempre le stesse: non ho tempo, non ho voglia, non ce la faccio.
Eppure da un po’ sono riuscito a tornare a leggere in modo regolare, e sto ancora finendo l’università. Quindi sì, sono arrivato alla conclusione che può esistere un compromesso tra lo studio e la lettura di svago.

Non so se questo articolo possa servire a qualcuno, ma trovandomi a discutere con la mia coinquilina su questo tema ho deciso di buttare giù qualche riga.
Il mio rapporto con i libri è sempre stato altalenante: penso di aver sviluppato prima la passione per la scrittura, che per la lettura. Ed è per questo che il noumeno per me rimarrà sempre un passo indietro rispetto al fenomeno. E no, non mi piace tanto leggere un libro quanto vedere un film, ma mi ricordo il primo – imbarazzante – libro che mi fece nascere la passione per la lettura, mentre non mi ricordo il film che mi fece dire “voglio diventare un regista”, anche se poi è stato un mantra che mi sono ripetuto per molto tempo. Ma al di là del mio rapporto con la letteratura e il cinema, è importante sottolineare un concetto: non sono uno di quelli che leggono dieci libri al mese. Vorrei, ma non lo sono.
Sono però una persona che ama scrivere e a cui piace molto leggere, che lo fa sia per passione sia per cercare di migliorare con la scrittura. Questo, insomma, per dire che se sono riuscito io a trovare un equilibrio tra i vari tipi di lettura, non vedo perché gente più appassionata di me non dovrebbe farcela, rinunciando magari a leggere per molto tempo solo per portare un voto in più sul libretto universitario.

Il primo mito da sfatare è sempre lo stesso e vale per tutt*: non ho tempo.
Certo che non hai tempo, lo so: nessuno di noi dispone di un capitale temporale su cui investire e fare scommesse. Il tempo non è come i soldi: ce l’abbiamo tutt*… in linea di massima, e lavoro permettendo. Ma quello è un altro discorso. Lo studio, però, specie quello universitario, è un lavoro di cui siamo noi stessi responsabili, e che possiamo gestire potenzialmente come vogliamo.
Conosco bene la vita degli studenti universitari, e ho sempre sostenuto che questa scusa del tempo fosse una delle banalità più grosse dietro cui nascondersi. Perché semplicemente non è vero, e se siete studenti universitari che sentono di non avere tempo, beh, ho una notizia per voi: la verità è che non sapete gestirlo.
Non bisogna essere degli ingegneri per capire come fare. Ma è pur vero che, lezioni a parte, la vita di uno studente universitario non è scandita da altro che da i suoi stessi ritmi. Ritmi che per alcun* possono essere più veloci di altr*, è vero, ma sono sicuro che facendo un po’ di mariekondo nell’armadio del vostro tempo riuscireste senza problemi a trovare uno scaffale per i vostri libri.
Quello che mi ha aiutato di più nel mio caso, per esempio, è stato impormi di leggere almeno una volta al giorno: non importa quanto, dove, come, ma dovevo leggere. Era una sorta di sfida personale. Una di quelle cose per cui ti convinci che se non la porti a termine ti senti un po’ più stupido. E inserire la lettura nella routine, facendolo sempre nello stesso momento della giornata e leggendo, per esempio, sempre lo stesso numero di capitoli, a prescindere dai miei impegni, mi ha aiutato tantissimo.
Perché la verità è che a volte dobbiamo pretendere un po’ di più da noi stessi, altrimenti è facile cadere nel circolo dell’ozio, soprattutto durante la vita universitaria. E se leggere ci piace tanto, se vogliamo recuperare i grandi classici della letteratura, se vogliamo diventare dei bravi scrittori o delle brave scrittrici, dobbiamo imparare a ritagliare il giusto spazio alla lettura. Che si tratti di poche pagine non fa niente: l’importante è farlo ogni giorno.

Il secondo problema da superare è quello della voglia, che potrebbe essere letale per chi come me ha difficoltà a trovarla anche per fare quello che ama, figurarsi quello che gli piace e basta. Comunque, per i lettori e le lettrici accanit* non dovrebbe essere un grosso problema; per tutt* gli altri, vi consiglio di trovare un obiettivo, come per qualsiasi altra cosa, che potrebbe essere per l’appunto quello di migliorare la scrittura, il lessico, o semplicemente di trovare un momento per svagarsi e concentrarsi su quello. A nessuno piace fare cose di cui non trova il senso. Perciò bisogna avere sempre chiaro in mente il motivo per cui stiamo facendo quello che stiamo facendo, o perché, quantomeno, vorremmo fare altro e non quello.
Farsi un bel programma di lettura potrebbe essere efficiente, a meno che non vi stressiate troppo per seguire il calendario imposto da voi stess*. Cercate, al contrario, di fare una sorta di linea guida da tenere a mente, senza che vi frustiate con il cilicio se non doveste seguirla.
Spesso fare le cose controvoglia è dannoso e controproducente. Magari provate a forzarvi un po’ solo le prime volte, dato che a volte il passaggio difficile è proprio quello di iniziare a fare le cose, non di farle davvero. Ma se vi rendete conto che non vi va e basta, passate oltre. Domani potrebbe essere il giorno giusto.

L’ultimo ostacolo da superare per dedicarsi alla lettura potrebbe essere quello della stanchezza. È vero: a volte non dipende da noi. E non c’è nessun problema se siamo troppo stanchi o stanche per leggere. Perché anche se troviamo il tempo e troviamo la voglia, potrebbe essere comunque difficile concentrarsi sull’ennesima lettura dopo che abbiamo passato tutto il giorno piegat* sulla scrivania a sottolineare e a riassumere paragrafi interi di libri di testo spalmati su due pagine. In tal caso, il mio unico consiglio è: chiudete il libro. Abbandonate tutto e rilassatevi.
Leggere un libro, anche se di narrativa, non è semplice, e richiede comunque una certa concentrazione che non sempre siamo dispost* a pagare. In questi casi, è meglio mollare. Se vedete che siete costrett* a leggere più volte la stessa frase significa che non è il momento giusto per farlo. Magari guardatevi un film o una serie, per cui potete pure permettervi di distrarvi qualche momento. Altrimenti diventa un’agonia.

La cosa più importante che dovete sempre tenere a mente, comunque, è questa: fate quello che volete, a patto che lo vogliate davvero. Se leggere dovesse diventare una forzatura, allora non ha senso continuare. È normale non sentirsi in grado di fare le cose, a volte, e leggere rientra benissimo in questi casi. Molte persone passano addirittura anni senza leggere, nonostante siano delle accanite divoratrici di qualsiasi cosa. E non c’è niente di male. Tanto, prima o poi, se è una vera passione, vi tornerà la voglia. Quello che conta è che se vi sentite oberat* di lavoro, se vi sentite che non avete il tempo, o le forze, o la voglia, dovete ricordarvi che nessuno vi corre dietro.

Ho scritto questo articolo inutile perché a volte siamo i primi a prenderci per il culo, o a punirci troppo duramente. E dobbiamo riconoscere quando si tratta di uno di questi casi. Alla fine, per fortuna, ricordatevi che siamo sempre liber* di decidere come sfruttare il nostro tempo libero, le nostre risorse, le nostre energie. Quindi non fatevi problemi.
La regola più importante è: leggete quando volete.

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