INTRODUCING: Meg Myers

Meg Myers è, dopo BANKS, la mia artista preferita in assoluto, una di quelle di cui mi piace tutta la discografia e che potrei ascoltare dalla mattina alla sera senza stancarmi mai. Nonostante non sia ancora esplosa in tutto il mondo (non ho mai conosciuto nessuno che sappia chi è in Italia), negli anni si è distinta per una solida carriera musicale (finora ha pubblicato due album e due EP), dimostrando una progressiva maturazione artistica. Difficile incasellarla in un genere, anche se sicuramente fa parte della nicchia di cantanti/musicisti vicini al pop/rock, all’alternative rock e all’indie rock.
La prima canzone che voglio farvi ascoltare è Numb, singolo apripista dell’ultimo album che penso sintetizzi molto bene la sua musica.
Testi ricercati, bassi prorompenti e una carica pazzesca.
Vi presento Meg Myers.

Take Me To The Disco, pubblicato nel 2018, è il suo ultimo album, che ha confermato tutto il talento e il valore di un’artista fin troppo sottovalutata e ancora sconosciuta. Ma facciamo un passo indietro.
Non ricordo esattamente quale fu la sua prima canzone che ascoltai, ma ricordo quale mi colpì più di tutte: Heart Heart Head, un pezzo tanto straziante quanto potente, accompagnato da un video altrettanto forte. Trigger warning: la canzone parla di uno stupro. Ecco il perché di quei violini così angoscianti, di quel leitmotiv che diventa un parassita della mente (You’re in my heart, in my heart, in my head) e delle urla con cui esplode alla fine in uno spettacolo tragicamente bello.
Una delle cose che mi ha conquistato subito di Meg Myers è stato il connubio tra l’immagine pulita da ragazza della porta accanto e il mondo che nasconde dentro che esplode attraverso la sua musica: un mondo fatto di violenza, sangue e distruzione.

In ogni suo pezzo c’è un lato oscuro che spesso si manifesta nei dettagli, come succede nel video di Lemon Eyes. Ma il più delle volte emerge lentamente in superficie: Curbstomp, Go e Monster sono degli ottimi video in cui Meg Mayers manifesta tutto il suo potenziale freak, giocando con il suo aspetto innocente per poi sconvolgere con il gore.
Con il passare degli anni questo tormento interiore si è un po’ addolcito, sintomo di una crescita che l’ha portata ad affrontare in modi più maturi le battaglie con i propri demoni. Ma la sua musica non ha mai smesso di emozionare: Meg Myers è una che canta dalla pancia, dalla parte più profonda e umana di sé, in modo selvaggio, istintivo, primordiale, senza paura di sembrare pazza, o debole. I suoi album (Sorry e Take Me To The Disco) sono un concentrato di paure, incubi, incertezze, in cui si mette a nudo mostrando la sua parte più fragile che l’ha resa a tutti gli effetti una delle artiste di musica alternativa più interessanti e uniche nel panorama mondiale.
Che si tratti di pezzi rockeggianti o semplici ballate, Meg Myers ci mette del suo in ogni cosa che fa, soprattutto quando si tratta dei live, cantando ogni canzone come se fosse l’ultima.

Molte le influenze artistiche che hanno plasmato la sua musica: Sting, i Led Zeppelin, i Nirvana, Sinéad O’Connor, Fiona Apple, Enya, Alice in Chains e Kate Bush sono solo alcuni dei nomi che riecheggiano nei testi e nelle melodie. Non stupisce quindi che sembra provenire da un’altra epoca: il suo è un modo di cantare e fare musica alla vecchia maniera, ovvero fregandosene dei numeri, delle classifiche, della radio, dei tormentoni, e concentrandosi esclusivamente su se stessa e quello che vuole fare. Non rilascia spesso interviste, non ha ancora fatto nessuna collaborazione musicale e non cerca mai la potenziale hit. Insomma, nonostante sia all’attivo da quasi dieci anni, nel corso del tempo Meg Myers ha dimostrato di non volersi mai piegare alle regole dell’industria discografica, né tantomeno si è mai snaturata con qualche pezzo. Al contrario: ascoltando la sua musica dalle origini fino adesso non si può non notare un’evoluzione e una crescita artistica che l’hanno spinta ad abbandonare la rabbia e la collera giovanile per abbracciare una più completa consapevolezza di sé e del mondo che la circonda.

Lo sguardo psicotico, la voce unica e profonda e la voglia di spaccare sono tutti elementi imprescindibili del suo personaggio e della sua musica. Per non parlare della grinta e dell’insofferenza. I really want you to hate me/I really want you to find/That I am far from a lady/That I’m an animal inside canta in una sua canzone, e mai frase è stata tanto azzeccata: Meg Myers rifiuta le etichette di qualsiasi tipo, che siano di genere o musicali, cambiando le carte in tavola e proponendo l’immagine di una donna forte, che non ha paura di sporcarsi, di abbracciare il suo lato più selvaggio, di farsi sentire. Il sesso è un tema ricorrente della sua musica (Baby, I wanna fuck you/I WANNA FEEL YOU IN MY BONES), che tratta alla stregua di qualsiasi altro: in modo diretto, risoluto, anche risentito.
E se Make a Shadow è l’esordio di una ragazza qualunque del Tennessee che ha trovato nella musica il modo per esorcizzare le proprie paure, Take Me To The Disco è la stazione dove arriva una donna più matura e consapevole, in grado non solo di urlare a squarciagola a tutti i suoi demoni interiori, ma di prenderli uno per uno e dialogarci; e sì, nell’eventualità sbatterli al muro.
O farsi sbattere.

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