INTRODUCING: Chlöe Howl

Chlöe Howl è una cantautrice inglese che oggi sarebbe potuta essere conosciuta in tutto il mondo, mentre invece rimarrà solo una delle mie più grandi delusioni musicali (che però ha conquistato mille punti a livello umano).
Il suo fu un nome di cui mi innamorai subito nel 2013, quando uscirono le prime canzoni: Disappointed, Rumour, No Strings e I Wish I Could Tell You, splendidi pezzi pop scritti con una tale grinta e freschezza giovanile. Soprattutto No Strings, un potenziale tormentone accompagnato da un video altrettanto figo in cui si celebravano le sfumature dell’identità di genere e sessuale… prima che venisse tolto e rifatto.

L’album d’esordio, dal titolo Chlöe Howl, previsto per l’ottobre del 2014, non uscì mai. Le motivazioni ufficiali non si conoscono ancora: l’unica cosa che si sa per certo è che nel 2015 Chlöe Howl lasciò la sua casa discografica di allora, la Columbia Records (Sony Music), rinunciando per sempre all’album. I suoi video sparirono da Youtube (ma furono ricaricati da utenti esterni), e lei tornò un anno dopo con un nuovo singolo, Bad Dream, sotto una nuova casa discografica indie, la Heavenly Recordings. Il primo singolo ufficiale accompagnato da un video che segna l’inizio di una nuova piccola era, Magnetic, arriva comunque due anni dopo, nel 2017. Ma prima facciamo un passo indietro.
Quando dico che Chlöe Howl oggi sarebbe potuto essere un nome conosciuto, almeno nel mondo nel pop, mi riferisco, oltre alla qualità delle prime canzoni, al fatto che nel 2014 fu nominata per il BBC Sound of 2014 e per i BRIT Awards: Critics’ Choice Award, finendo dietro a Sam Smith. Nello stesso anno comparve nella categoria New Artists di iTunes, insieme ad altri che stavano emergendo come , Sam Smith e Dan Croll. Infine supportò Ellie Goulding in alcune date nel suo tour europeo.
Questa è la storia della carriera di Chlöe Howl, ovvero come arrivare sempre a un passo dal successo senza sfondare mai. Il perché è sicuramente da ricercare nella fine della sua collaborazione con la Columbia Records, che ha portato alla cancellazione definitiva dell’album d’esordio.

È innegabile la sua capacità di scrivere testi che si adattano alla perfezione a potenziali hit. Le prime canzoni che fece uscire sono una più bella dell’altra, ma allo stesso tempo segnano la fine di un’era che non si è ripetuta, almeno in qualità. Nel 2017, infatti, dopo essere tornata con Magnetic, Chlöe Howl ha fatto uscire un EP dal titolo Work, contenente quattro tracce, alcune accompagnate da video in cui possiamo vedere una Chlöe Howl cresciuta, più matura, con i capelli lunghi, che a livello visivo ha smesso di giocare con il genere e ha trovato un rifugio nella sua femminilità. Ma qualcosa non funziona, almeno non come prima.
Magnetic, Work e Millionaire sono buone canzoni pop, ma piuttosto mediocri. Nonostante lei canti con lo stesso timbro riconoscibile e il marcatissimo accento british, qualcosa è cambiato nella sua direzione artistica: è chiaro, infatti, che l’ostacolo più grande che l’ha frenata è stato non riuscire a trovare più nessuno a cui affidarsi, dopo la Sony Music.
Purtroppo.

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