Scambio “epistolare” con la mia professoressa di filosofia del liceo (pt. 1)

Rovistando tra le mie vecchie email (cosa che faccio ogni tanto per riscoprire strane corrispondenze e altarini che pensavo di aver rimosso), sono incappato qualche tempo fa in uno “scambio epistolare ai tempi dell’Internet” con la mia ex professoressa di filosofia del liceo, una delle poche che provò ad andare oltre il mero insegnamento della materia fornendoci quotidianamente spunti utili di riflessione per allenare la mente e crescere come persone. Per questo instaurai un legame che superava i banchi di scuola, con lei; per questo, e anche perché era una delle poche persone adulte che conoscevo di persona a condividere con me la passione per la scrittura. E quindi pensai che almeno lei mi avrebbe ascoltato, o meglio letto. E capito.
Non mi sbagliavo. Dopo averle ovviamente chiesto il permesso e averla sfruttata come scusa per mandarle l’ennesima email di lunghezza esagerata dopo anni, mi ha confermato che avrei potuto pubblicare le email nel mio blog. Perché lo faccio? Perché pubblico uno scambio così intimo e personale nel quale per la prima volta nella mia vita ho fatto coming out a una persona che non fosse strettamente mia amica, ma addirittura una professoressa?
Perché oltre a soddisfare il mio narcisismo patologico, in queste email ci ho visto una storia. Molte storie. Storie che non meritano di morire sepolte nella memoria o negli archivi più nascosti delle caselle di posta elettronica, ma di essere raccontate, condivise, impresse sulle pagine di un blog qualsiasi come questo, per lasciare a tutt* la possibilità di empatizzare e ritrovarsi nelle parole di qualcun altro. Che in un periodo come questo è molto importante.
Buona lettura.

Meglio tardi che mai – 26/12/2011

F: Professoressa! Come al solito, arrivo puntuale. Sono Filippo Marconi, del IVAL, e le scrivo per diverse cose. Prima di tutto: questo è il mio nuovo account per la posta elettronica, così mi potrà inviare qualsiasi cosa tranquillamente! L’ho cambiato, ormai utilizzo solo questo. Inoltre, ovviamente, ci tenevo a farle TANTISSIMI AUGURI DI NATALE! O di lunedì, se preferisce! Volevo scriverle prima, infatti molto probabilmente leggerà questa email domani e ciò perderà anche quella briciola di senso che avrebbe potuto avere, ma AMEN. Mi dispiace, ma oggi è stata una giornata alquanto stressante e lunga (basti dire che alle 16:00 mi trovavo ancora a tavola); perciò ce l’ho messa tutta, eppure mi sono ridotto all’ultimo minuto. Vorrei anche spendere due parole per lo scorso Caffè Filosofico, perché ricordo che aveva affermato che le avrebbe fatto piacere sentire qualcosa. Be’, è stato… interessante. Io non ho aperto bocca (e un po’ me ne rammarico), ma mi sentivo assai a disagio perché c’era tantissima gente. Però altri ragazzi della mia classe hanno affrontato il discorso (come Arianna, Pamela e Nicola, di cui sono rimasto piacevolmente sorpreso notando una certa “profondità concettuale” quando ha parlato di come si sente felice a suonare di fronte a un pubblico mentre si lascia trasportare dalle emozioni e dalla musica), e alla fine è risultato un incontro gradevole. Il moderatore, Marco, se non sbaglio, mi ha fatto una buona impressione: è simpatico e riesce a creare un’atmosfera piuttosto amichevole. Gli abbiamo anche chiesto se il resto degli Incontri avessero già dei temi prefissati, e purtroppo ha risposto di sì: ho scritto purtroppo perché, a mio avviso, sono stati scelti argomenti un po’ troppo… pragmatici; tuttavia non ricordo esattamente e in dettaglio quali fossero, rammento solo la sensazione che ebbi. Comunque, per farla breve, il Caffè mi ha sicuramente incuriosito e parteciperò anche ai prossimi incontri, proprio come sono certo che faranno gli altri. Scusi ancora per il ritardo, il disturbo, e in caso sia stato prolisso. Me ne dolgo. Ah, prima che me ne dimentichi: le volevo mostrare il forum (http://scrittoridellanotte.forumcommunity.net/) di cui sono nello staff (ma non si preoccupi, insieme a me c’è la validissima presenza di molte altre ragazze e ragazzi tra i venti e i trenta, e in più abbiamo con noi un uomo di quarant’anni che è veramente eccezionale, un portento, senza considerare il fatto che gestisce una piccolissima casa editrice). Ma nulla di che, volevo soltanto farle vedere come macino il mio cervello davanti al computer: guardi che grafica natalizia… coi fiocchi, oltretutto!
Scusi ancora per il tempo che le ho rubato, le rinnovo ancora i miei più cari auguri!
Buon Tutto, a riscriverci!

P: Ciao Filippo!
Che piacere trovare la tua mail! Anch’io sono reduce da lunghe e ricche tavolate natalizie. Stressanti anche per me, ma… inevitabili. Sono contenta della vostra partecipazione al Caffè filosofico: voi siete comunque una presenza stimolante e costruttiva. Vivace.
A qualcuno dei prossimi incontri sarò presente anch’io, così ne riparleremo in classe, durante le nostre bellissime ore. Per ora ricambio gli auguri, ma mi riprometto di visitare quanto prima i tuoi scrittori della notte.
A presto!
la prof.

Uno studente che bussa di notte – 06/11/2012

F: Credo che possa pure evitare di ripeterle il mio nome ogni volta che mi azzardo a spedirle un’email: ormai avrà anche imparato a guardare l’indirizzo. Ma la prima cosa che ci tengo a specificare è un mero “scusi” per l’orario: inopportuno, sconveniente, pericoloso. Perché si sa che la notte porta tanta ispirazione, ma anche tanta stanchezza. Tuttavia, patetiche massime a parte, la disturbo solo perché volevo brevemente parlarle di ciò che mi assilla. Si tratta di un piccolo dispiacere, un rimorso, un sassolino nella scarpa: il voto preso da me stamane all’interrogazione di filosofia. Ho usato l’avverbio ‘brevemente’ e provo a essere coerente una volta tanto. Quel che mi preme scriverle è che so benissimo di non aver meritato neanche il 6-, perché se fossi stato all’altro lato della cattedra avrei trovato difficile persino mettermi un 5. La ragione per la quale non sono intervenuto esibendomi di fronte a tutti è semplice: se avessi iniziato con la solita pappa “non me lo merito, rispetto agli altri ho fatto una terribile interrogazione e bla bla bla” sarei sceso subito a compromessi, diventando la vittima della situazione. E nell’anno che corre fare la vittima non è tanto nobile: men che meno in ambienti come quello scolastico. Zitto zitto mi sono tenuto il voto, ringraziandola, dentro di me, perché sapevo che comunque l’ha fatto riservando un pizzico di fiducia nelle mie capacità e prendendo in considerazioni eventi che sono stati comunque partecipi degli ultimi giorni, nonché altri aspetti e caratteri che hanno poco da spartire con le “giustificazioni”. Detto questo, vorrei chiarire che in un futuro non troppo lontano mi vedo senz’altro più sicuro, più determinato, e anche più preparato ad affrontare un’interrogazione (che sia di filosofia, di storia o di qualsiasi altra materia). Tutto qui. Ricapitolando: ho piena coscienza che avrei potuto fare molto di più e allo stesso tempo nutro speranza e convinzione che un simile obiettivo sarà forse conseguibile nei giorni che verranno. Concludo dicendo che, forse, se entrambi faremo i bravi (aggettivo che vedrà spiegato quando arriverà il momento), le mostrerò anche il motivo che quest’anno mi ha rallentato e mi ha impedito di fare una giusta partenza. Impedito, chiariamo, in un modo dolce e ambizioso. Ma come ho detto le spiegherò questo mistero alla fine, quando magari ce ne saremmo addirittura dimenticati, per non influenzare lei e soprattutto me stesso… ancor più di quello che già sono.
Conto che leggerà questo messaggio domani e che, se vorrà, risponderà chiedendo spiegazioni che ahimè non possono pervenire così precocemente. Allo stesso modo conto anche che non uscirà fuori il mio pseudo-delirio davanti alla classe, ma non perché abbia nulla di cui vergognarmi: le motivazioni si riallacciano al fattore “vittimismo” da me già affrontato qualche rigo più sopra, ma anche alla convinzione che, se uscisse fuori, gli altri si farebbero un’idea sbagliata di me (me lo consenta, tanto abbiamo entrambi più di diciotto anni e tra poco l’orologio scocca la mezzanotte): un leccaculo. Ciò non implica che nel caso in cui non capisca qualche passaggio non sia lieto di rispiegarle il contenuto di questa email a voce. D’altronde, come ho detto, la notte porta tanta ispirazione, ma anche tanta stanchezza. Ci si rivede a scuola, le auguro una buona dormita (“buonanotte” è diventato troppo mainstream, professoressa, dobbiamo inventarci qualcos’altro).

Uno studente che non sogna più – 20/11/2012

F: La mia concezione del tempo è distorta. Potrei rispondere a un’email dopo un anno e scrivere con le stesse emozioni senza pregiudizi. Ma per adesso limitiamoci a non sfiorare la soglia dei trenta giorni. Abbattiamo subito il senso malinconico e negativo che suscita il titolo dell’email, meccanicamente e subdolamente chiamato “oggetto”: perché lo studente che bussa di notte non sogna più? Sicuramente non perché abbia smarrito la fantasia, l’ambizione, la speranza o la sicurezza; tutt’altro. Lo studente che bussa di notte ha finito di sognare perché è arrivato il momento tanto agognato, pertanto abbandona il mondo della teoria per dedicarsi alla pratica. Perché se c’è un mestiere che ho sempre desiderato fare, oltre allo scrittore, è il regista. Un mestiere che unisce tutte le mie passioni: la scrittura (per una buona sceneggiatura), la musica (per una buona colonna sonora), e le immagini in movimento. Ma cosa c’entra questo? C’entra perfettamente, poiché il motivo di cotanta mistica e contorta gioia è che finalmente ho l’opportunità di cimentarmi per la prima volta in un progetto serio che prevede l’uso di una videocamera. Mi riferisco al concorso cinematografico che hanno presentato due giorni fa nelle classi, chiamato “Le Professioni del Cinema”. Per farla breve, dopo aver passato l’intero pomeriggio a scambiare email con la Presidente dell’iniziativa (è successo, infatti, che la segreteria della nostra scuola abbia fatto circolare i moduli per l’iscrizione al concorso cinque giorni dopo la scadenza della proroga. Al che, il signor Marconi qui presente, determinato a far prevalere la giustizia, ha subito spiegato la situazione alla Presidente, che, assai gentilmente, ha comunque acconsentito a farmi partecipare), mi sono attivato subito per iniziare a lavorare: dovrò realizzare un cortometraggio (massimo dieci minuti) a tema libero. Spremendomi le meningi, ho già steso un valido soggetto invocando anche l’aiuto delle mie amiche Veronica e Arianna. Di cosa parla? Purtroppo glielo scriverò nella prossima email perché sono già andato abbastanza fuori tema (quale?), e nonostante domani mattina (stamattina, per lei che sta leggendo in questo momento) le dirò (le ho detto) che le ho inviato un’altra email (proprio questa) dal contenuto deviato, non potrò rivelarle di cosa si tratta, perché altrimenti le rovinerei la sorpresa (scommetto che, stamattina, nonostante la sua perplessità, sono riuscito a mantenere un profilo basso). Le sorprese, quelle buone, sono anche belle, non trova?
Perché le sto scrivendo e perché continuo a rubarle tempo. Interessante domanda indiretta. A dir la verità, è stata la sua conclusione “hai bisogno di comunicare, si vede” che mi ha obbligato a scriverle di nuovo. Non per contestarla, ovviamente: la sua supposizione profuma. Ma per rassicurarla, in un certo senso. Perché se è vero che ho bisogno di comunicare, è altrettanto vero che lo faccio già (anche troppo, forse). Ciò, tuttavia, si ricollega al mistero “dolce e ambizioso” di cui le scrissi. Ricorda? Pertanto, a malincuore, mi vede costretto a scrivere: andiamo avanti.
Ci sono persone che nascono per comunicare con la voce, che hanno una predisposizione per parlare. Io non riesco a farlo bene: la mia capacità (il mio dono) è saper comunicare non attraverso la voce, ma con le mani. E non c’è bisogno di chiarimenti. È risaputo che quando parlo mi incarto e balbetto (non tanto alle interrogazioni quanto alle quotidiane chiacchierate). È risaputo che, investito da mille pensieri diversi, quando è il momento di aprire bocca finisco sempre per scegliere quelli più inadeguati e imperfetti. Ma di che lamentarci? Tutto sommato, se da piccoli gli altri spasimavano per parlare con i loro amichetti del cuore, io gongolavo quando prendevo voti alti ai temi liberi e iniziavo a scrivere le mie prime storie al computer dagli infantili titoli come “Le Avventure e Disavventure di Pinocchio.” Ah, se potessi leggerle di nuovo…
Mi dispiace aver abusato del suo tempo. La patetica scusa del “cercare di rassicurarla” mi ha spinto a comporre un noioso monologo interiore distinto da un predominante ego che si diverte a rimirarsi allo specchio. Non succederà più, spero. Anche perché davvero non so come abbia fatto a scrivere tutto ‘sto ben di Dio dal mio cellulare e, men che meno, come accidenti sia riuscito a toccare argomenti come quello del concorso cinematografico (di cui comunque, se vuole e solo se vuole, scriverò un’altra volta). Peccato, evidentemente provo una speciale perversione nel far perdere tempo agli altri. A questo punto la saluto. E le auguro di nuovo una “buona dormita”, nonostante qualcosa mi dice che se in questo momento si affaccia dalla finestra può ancora vedere il sole. A riscriversi, presto o tardi. Altrimenti, a rivederci e a riparlarci, ché anche se non sono bravo a spiccicare parola posso sempre usare i gesti.

P: Il venerdì entro tardi e prima di partire guardo la posta. Il “tardi” è relativo (terza ora…), quindi non ho per ora tempo di risponderti.
Ma il progetto intanto è… fare una nuova cartella intitolata “Filippo”.
A tra poco.
La prof.

Uno studente candidamente dubbioso – 25/11/2012

F: Allora non sono l’unico ad aver iniziato un nuovo progetto, professoressa! Devo tuttavia ammettere che resto perplesso: fare una nuova cartella e intitolarla “Filippo” mi suona troppo ignoto. Per quale oscura ragione dovrebbe onorare un simile oggetto telematico chiamandolo con il mio stesso nome? E se pensa di attuare il mio stesso stratagemma del “don’t ask don’t tell”… beh, posso solo augurarmi che non lo faccia. Perché Filippo appartiene a quella categoria dei “curiosi come i gatti” che pur di scoprire chi abbia lasciato la porta aperta in una fredda notte solitaria di novembre è disposto a uscire di casa finendo per diventare la perfetta vittima cliché di un qualsiasi film horror scadente sprovvisto della ricetta base per qualsiasi prodotto accettabile (ora che sto provando ad avvicinarmi all’ambito del cinema, devo pur fare pratica di questi artifici!)
Buona serata, professoressa, questa volta sono stato breve perché da quello che mi è parso di capire c’era ancora dell’altro che avrebbe voluto scrivermi ma che, per ragioni di tempo, non ha potuto ultimare. Ma non si affanni a rispondermi entro stasera se magari nell’altra stanza ci sono i suoi ragazzi che scalpitano per mettere qualcosa sotto i denti o suo marito che cerca qualcuno per affrontare un dibattito filosofico dell’ultimo minuto (?) (sto improvvisando, sto improvvisando).
Si prenda tutto il tempo che vuole, potrò pure uscire di casa per scoprire chi ha lasciato la porta aperta, ma prima di farlo mi assicurerei anch’io di accendere le luci. Se capisce cosa voglio dire.
A presto! (e stavolta ho avuto quantomeno la fortuna di scrivere al computer evitando tutti quegli orripilanti refusi che le ho affettuosamente lasciato nella scorsa email!)

2 pensieri riguardo “Scambio “epistolare” con la mia professoressa di filosofia del liceo (pt. 1)

  1. Anche io ho avuto la fortuna di avere un professore di filosofia che non si è limitato a impartire le sue lezioni nozionistiche, ma che è stato un vero e proprio maestro di vita. Non conservo però uno scambio epistolare così vivo e interessante, ma ti ringrazio per avermi ricordato una figura che è stata fondamentale per la mia formazione

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