Il corto bolognese ‘Gamba Trista’ compie 10 anni

Gamba Trista è un corto indipendente bolognese del 2010 creato da Francesco Filippi, che dopo essersi laureato in scienze dell’educazione all’Università di Bologna ha deciso di dedicarsi allo studio di regia e sceneggiatura presso la School of Visual Art di New York.
Quest’anno Gamba Trista compie 10 anni e mi sembrava doveroso scrivere un articolo di ringraziamento per uno dei corti nostrani più acclamati, tanto che ha ricevuto la bellezza di 80 premi in tutto il mondo, tra festival italiani e non.

Cliccate QUI per vedere il corto.

“Ho sempre avuto le braccia robuste. Ti diventano per forza così, quando nasci con le gambe molli, senza ossa”.
Non penserete di essere perfetti, vero? Gamba trista ha gambe molli e i suoi compagni di scuola lo annodano dappertutto. Lui sopporta e ci scherza su, ma gli piange il cuore quando Rose, la bambina che gli piace, scappa via terrorizzata ogni volta che lo vede annodato…”

Gamba Trista racconta la vita di Giovanni, un bambino considerato “sfigato” a causa della sua disabilità (infatti il termine “tristo” in gergo bolognese significa imbranato). Il corto affronta tematiche molto forti, ma l’autoironia alleggerisce il carico drammatico, rendendolo un vero gioiellino per il cinema indipendente bolognese. Le musiche, realizzate da Andrea Vanzo, compositore bolognese di musica da film, hanno vinto ben quattro premi.

Di seguito una mini-intervista che ho avuto il piacere di fare al regista.

BTH: In questi anni sono già stati scritti diversi articoli al riguardo, ma volevo chiedertelo lo stesso: quali sono state le reference più importanti che ti hanno portato alla creazione del corto?
L’uso delle illustrazioni all’interno della storia (presentazione di Rose) provengono direttamente dal cinema di animazione di Osamu Dezaki. La scena in cui si vede la caduta a rallenty di Gamba, invece, l’ho presa dalla caduta di Spike in Cowboy Bebop. Un’altra reference lampante è il salto di Rose prima del morso, preso dal salto di Mufasa nel Re Leone.

BTH: Il corto fa riferimento a tematiche evidenti come il bullismo e la disabilità, ma possiamo trovare anche altri temi meno scontati all’interno? E com’è nata l’idea della storia?
L’ispirazione per la storia nasce dalla distrofia muscolare di mio cugino Giuseppe, a cui ho dedicato il film. Lui aveva una memoria fenomenale (al contrario di me!) e mi piace pensare che l’avesse sviluppata in reazione alla sua limitatezza motoria. A questa idea ho collegato il sogno ricorrente che avevo (e che molte persone hanno) di volare grazie alle proprie braccia. Così ho pensato che la soddisfazione di volare potesse essere un doppio premio per chi non cammina. Insomma, dalla fantasia del sogno sono arrivato al difetto di fantasia che ha Gamba.
Ho voluto raccontare una storia su un difetto fisico di fantasia perché potesse risultare universale e perché, attraverso di esso, lo spettatore possa essere incoraggiato a valorizzare i propri pregi. Come l’arte possiede nelle limitazioni la propria forza, così anche noi possiamo scoprire (o magari sviluppare) sorprendenti virtù grazie a nostri limiti. Alla fine questo è il messaggio che mi premeva esprimere: handicap e bullismo sono temi importanti, ma strumentali a questo messaggio universale.

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