“Una parola è troppa ma due sono poche” – I mass media ai tempi del coronavirus

Coronavirus. Una parola che conosciamo tutti. Una parola che sentiamo ripetere come un mantra ovunque: sui telegiornali, sui giornali e anche sulla bocca delle persone. Questo virus cinese non è stato soltanto in grado di prendersi le nostre mani o i nostri respiri: si è preso anche le nostre menti, le nostre parole, i nostri pensieri.     
Io non sono laureata in medicina o in infermieristica, pertanto il buon senso mi raccomanda di non lasciarmi andare a elucubrazioni pseudo-scientifiche: sono una laureata in Lettere Moderne che si sta specializzando in Cinema e Televisione, quindi più che condividere meme su Manzoni o Boccaccio posso fare ben poco. Tuttavia, un pensiero e una domanda mi martellano da quel famoso venerdì 21 febbraio, alimentando dubbi su un aspetto ben preciso: che ruolo ha avuto la stampa in questa situazione?            
La stampa ha il quarto potere, ossia la capacità di orientare e condizionare l’opinione pubblica.  Il primo a usare questa “formula” è stato il deputato inglese Edmund Burke che, durante una seduta alla Camera dei Comuni nel 1787, esclamò rivolgendosi ai giornalisti presenti in tribuna: “Voi siete il quarto potere!”. Tuttavia, nel caso specifico dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, a me sembra che i mass media non lo stiano utilizzando nel modo più giusto. E non mi riferisco alle fake news o al fatto che chiunque, sui social, si senta legittimato a esprimere pareri clinici solo perché magari ha visto tutte le stagioni di Grey’s Anatomy. Mi riferisco proprio alle testate più importanti e ai telegiornali di riferimento. Pertanto, brevemente, andrò a sottolineare i motivi per cui secondo me i mass media, in particolare la stampa, hanno creato più danni che altro:

  1. In queste lunghe settimane, l’opinione pubblica è stata colta da sbalzi di umore. Le persone sono manipolabili, partiamo da questo presupposto. Sono talmente manipolabili che se tu gli dici di agitarsi si agitano; allo stesso modo, se tu gli dici di calmarsi si calmano. E così è stato. Quando è scoppiata l’emergenza di Codogno, la televisione e i giornali hanno terrorizzato la popolazione, prospettando scene post-apocalittiche e l’arrivo imminente del Giorno del Giudizio. Di qui, i saccheggi dei supermercati e la fuga (iniziale) di milioni di fuorisede verso le loro rispettive regioni di provenienza. E poi? Poi cosa è successo? Quando si sono accorti che la loro fame da clickbaiting stava creando una vera e propria psicosi collettiva, i mass media, armati di sìmatantoèsolouninfluenzagliincidentistradalifannopiùmorti, hanno talmente tanto distorto la percezione pubblica e sottovalutato il problema che ora far capire alle persone che non è l’apocalisse ma neanche una passeggiata di salute è più difficile del previsto.
  2. Le persone sono diventate numeri, e non mi riferisco alle percentuali o al numero dei contagi. Mi riferisco al fatto che le persone sono diventate un’età o un numero di patologie pregresse. Ci siamo armati tutti de “LA TV HA DETTO CHE MUOIONO SOLO I VECCHI O QUELLI CON MALATTIE PREGRESSE.” Magari è vero o magari è falso. Non lo sappiamo. Ma è una valutazione che deve rimanere medica. Non può e non deve diventare un modo per lavarci la coscienza e fare quello ci pare. In qualsiasi situazione gli anziani e i malati sono i più deboli, ma in queste categorie ci può essere una nonna o un nonno, una zia o uno zio, una mamma o un papà. E non per forza della nostra famiglia, ma anche di quella di qualcun altro. Smettiamola di considerare le persone delle percentuali in base alla loro età o al loro quadro clinico. Le persone non sono numeri. Le persone sono persone. Punto.
  3. Sappiamo tutti quello che è successo fra sabato e domenica scorsa. Dopo che la stampa (non me lo scorderò mai l’articolo su La Repubblica di sabato sera) ha lasciato trapelare la bozza non ancora approvata del decreto governativo sull’istituzione delle nuove zone rosse, milioni di fuorisede hanno intrapreso la fuga dalla Lombardia o dall’Emilia Romagna per tornare dalle loro famiglie, intasando stazioni e strade e vanificando esattamente quello che il decreto voleva ottenere: il contenimento dell’epidemia. Questi ragazzi e ragazze sono stati giustamente tacciati di egoismo, sconsideratezza e poco senso civico; nessun panico o paura giustifica la loro azione ma… per un attimo, solo per un attimo, togliamoci la tunica dei giudici e proviamo a riflettere su una cosa: se a un essere umano, già spaventato e angosciato, dici “fra tre ore sarai bloccato qui e non si sa quando potrai tornare dai tuoi genitori e dai tuoi cari”, onestamente, cosa vi aspettate che succeda? Quanti di voi non si sarebbero fatti prendere dal panico? Lungi da me giustificarli ma, vi prego, smettiamola di nasconderci dietro un dito e rendiamoci conto di come l’istinto di sopravvivenza fisica e psicologica e il panico abbiano la meglio su qualsiasi cosa, anche sul buon senso. L’unica opzione è non dare la possibilità di tradurli nel pratico, cosa che i mass media, nel comunicare la bozza di un decreto non ancora approvato, ha provocato.

Infine, mi sento di fare un ultimo appello. Dalle mie parti, a Nord di Bari, mia nonna direbbe con il mattarello in mano e la sua inconfondibile cadenza pugliese: “statevi alle case vostre”. Detto così, però, è brutto, anche perché generalmente le regole e le imposizioni stanno strette, soprattutto agli adolescenti e ai giovani. Perciò, tra me e me, mi dico, per farmelo scendere meglio, che questo è il momento di stare sui social. E non per leggere fake news o dare sfogo alle nostre paturnie da virologi mancanti, ma per mandare un messaggio, fare una videochiamata o ridere del black humour sul coronavirus. È ovvio che sarebbe meglio vederle dal vivo le persone ma, visto che alla fine anche quando siamo in giro, stiamo attaccati al cellulare, alla fine non dovrebbe essere un grosso problema.       
Facciamo tutti così e torneremo a far balotta insieme prima di quanto ci immaginiamo.

Se vuoi, lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...