Queer Universe: ecosistema narrativo queer in ‘Steven Universe’

Questa è una tesina che ho scritto per l’esame di “Culture dell’intrattenimento” del corso magistrale CITEM. Il compito era scegliere un tema del programma e analizzarlo con gli strumenti appresi durante le lezioni; pertanto, alla luce di un percorso più ampio che sto portando avanti nel campo dei gender studies, ho deciso di dedicarmi a uno dei cartoni animati che più ho amato, Steven Universe, applicando la nozione di “ecosistema narrativo” a un contesto queer che offre la possibilità di esplorare a tutto tondo le tematiche di genere e di identità sessuale.
PS: dato che WordPress è stronzo e per aggiungere plug-in che permettono l’inserimento delle note a pié pagina ti fa pagare, le ho inserite nella posizione originale del testo tra parentesi quadre.
PPS: leggete e condividete quanto volete, vi pregherei solo di inserire la fonte nel caso in cui voleste citare qualche passaggio della tesina.

1. Universi queer

Il terzo episodio della seconda stagione di Steven Universe, dal titolo Say Uncle, è un caso di crossover tra la serie-madre e Uncle Grandpa, uno show animato prodotto dalla stessa emittente, Cartoon Network. All’inizio dell’episodio, Uncle Grandpa, un personaggio dotato della capacità di alterare la realtà e le leggi della fisica, per giustificare la sua presenza nello show dice a Steven: “Don’t worry, bro. None of this is canon! [“Tranquillo, amico: niente di tutto questo è canonico!”]
La battuta, che rompe la quarta parete, assume un doppio significato: da un lato, Uncle Grandpa vuole mettere in guardia Steven, annunciando che nel corso della puntata accadranno eventi straordinari al di là delle regole che governano il suo mondo; dall’altro vuole rassicurare lo spettatore, garantendo l’immunità alla trama principale.
Tuttavia, a posteriori, la battuta di Uncle Grandpa sembra assumere una terza funzione: quella di una dichiarazione di intenti che non riguarda il singolo episodio, ma l’intera serie.
Perché nulla di Steven Universe può essere considerato canon.

Il 4 novembre 2013 approda sugli schermi televisivi statunitensi un nuovo cartone animato, o, come diremmo oggi per fuggire da una definizione che suona sempre più obsoleta, una nuova serie animata: Steven Universe. La serie, creata da Rebecca Sugar [Rebecca Sugar è un’animatrice e sceneggiatrice statunitense nota per aver lavorato fino alla quinta stagione a uno degli show di punta di Cartoon Network: Adventure Time. Sugar ha affermato in seguito di aver abbandonato Adventure Time per dedicarsi a tempo pieno al suo progetto personale, Steven Universe, grazie al quale è diventata la prima donna ad aver ideato una serie animata andata in onda su Cartoon Network], diventa in poco tempo un successo sia per la critica che per il pubblico [la serie è stata nominata per tre Emmy Award e cinque Annie Awards, mentre la prima stagione negli Stati Uniti è stata vista in media da quasi due milioni di telespettatori], concludendo il suo ciclo di vita con la quinta stagione e nel frattempo espandendosi negli altri mercati, dalla musica ai videogiochi, incluso un film uscito il 2 settembre 2019.
Steven Universe si presenta come il tipico prodotto animato per bambini e bambine: una storia di formazione vissuta attraverso le mirabolanti avventure di un ragazzo di nome Steven, che vive a Beach City insieme a tre Gemme aliene e suo padre.
Quello che rende Steven Universe uno show animato rivoluzionario, tuttavia, è la capacità di affrontare tematiche delicate e importanti per la crescita in modo maturo e intelligente senza mai dimenticarsi del target a cui è rivolto, incontrando allo stesso tempo il favore di un pubblico che spazia tra tutte le età. Tra i temi principali rientrano le questioni legate all’identità sessuale e di genere, che hanno permesso alla serie di vincere un GLAAD Award [i GLAAD Awards sono dei premi assegnati in ambito di cinema, musica, televisione e informazione dalla Gay & Lesbian Alliance Against Defamation a persone o prodotti culturali che hanno promosso un’accurata rappresentazione delle tematiche LGBTQ], assegnato per la prima volta a uno show animato. Ma in Steven Universe c’è molto più di una mera rappresentazione tematica.
Secondo Pescatore e De Pascalis, gli ecosistemi narrativi sono “sistemi improntati all’elasticità e alla resilienza, il cui scopo finale è adattarsi alle trasformazioni mantenendo un equilibrio fra elementi del passato e inserti innovativi”. Nel libro curato da Pescatore si parla di ecosistemi narrativi soprattutto in merito alle narrazioni estese: Steven Universe non è esente dalle caratteristiche o strategie delle forme seriali contemporanee quali transmedialità e rimediazione [dalla serie animata sono stati tratti graphic novel, fumetti, romanzi, videogiochi e cortometraggi, che estendono o chiariscono alcuni elementi narrativi. Un altro aspetto da considerare è la quantità immensa di fanac e fanworks che lo show ha generato, dal wiki personalizzato curato e aggiornato dal fandom alla presenza regolare al San Diego Comic-Con sin dal suo debutto nel 2013]; tuttavia, vorrei provare ad analizzare l’ecosistema narrativo dello show soffermandomi in particolare sulla rete di infrastrutture queer che costituiscono le fondamenta del prodotto. In Steven Universe, infatti, gli elementi queer sono intrinsechi alla trama, configurandosi come un unico fil rouge che attraversa la storia dall’inizio alla fine e simboleggiando non di meno una volontà di approfondimento consolidata da anni di lavoro.

Steven Universe si inserisce in quel panorama sempre più fitto di produzioni destinate a un pubblico infantile che spezzano i legami con una tradizione televisiva omertosa nei confronti della comunità LGBTQ, che ha sempre vietato di raccontare ai bambini e alle bambine una parte essenziale della crescita che riguarda la libertà incondizionata di essere e amare. Ma al contrario di altri prodotti simili che si sono limitati ad alludere alle questioni di identità sessuale e di genere lavorando con il sottotesto e assecondando dunque i limiti produttivi dei broadcaster [nel 2014 lo show animato La Leggenda di Korra (Nickelodeon) si è concluso mostrando per la prima volta una coppia formata da due donne, ma senza approfondire la loro storia. Al contrario, serie come Adventure Time (Cartoon Network) e She-Ra e le Principesse Guerriere (Netflix) si sono distinte per aver contribuito al ribaltamento dei ruoli di genere e alla degna rappresentazione di coppie omosessuali], in Steven Universe per la prima volta questi temi diventano espliciti, connessi, ricorrenti, tessendo la trama di un vero e proprio ecosistema narrativo queer.

1.1 Noi siam le Crystal Gems

Steven Universe è un ragazzo metà umano e metà Gemma: sua madre, Rose Quartz, prima di morire mettendolo al mondo, era la leader delle Crystal Gems, un gruppo ribelle di Gemme formato da Garnet, Perla e Ametista che, dopo una lunga battaglia con le altre Gemme che volevano colonizzare la Terra, decisero di stabilirsi a Beach City per prendersi cura di Steven e allo stesso tempo difendere il pianeta.
L’emancipazione gender dello show si evince sin dalla prima puntata, quando veniamo catapultati nella vita rocambolesca di Steven, un ragazzino basso e paffutello con un quarzo rosa al posto dell’ombelico che, nonostante il suo aspetto innocuo, affronta minacce aliene insieme alle sue tutrici, le Crystal Gems. Suo padre Greg è un musicista dal cuore tenero che prova a stargli vicino, ma Steven preferisce comunque passare il tempo con Garnet, Perla e Ametista, le Gemme che assurgono in più occasioni a un ruolo genitoriale suddiviso in tre modelli femminili molto diversi tra loro, ma tutti dotati di una forte personalità che irrompe anche visivamente [Garnet, Perla e Ametista sono ben caratterizzate da forme e colori che rimandano alle gemme di appartenenza: Garnet, tosta e intraprendente, con una pettinatura afro e i fianchi larghi, è rappresentata dalle sfumature dei colori rosso e blu; Perla, alta e slanciata, dal carattere fermo e disciplinato, è rappresentata da colori candidi come l’avorio e il celeste; infine, Ametista, la più eccentrica del gruppo, bassa e formosa, è rappresentata dal colore viola]. Il tratto soffice e abbozzato degli sfondi e la palette di colori a pastello che distinguono paesaggi e personaggi, infatti, rendono l’ambiente impressionista dello show un terreno fertile dove poter coltivare senza restrizioni le sfumature della psicologia attraverso un uso consapevole e libero dei colori.
Steven, crescendo, esplora con naturalezza e fluidità il proprio genere, truccandosi e cantando sui tacchi vestito come una popstar sul palco davanti a una folla entusiasta, oppure combattendo le forze del male con tutù e ballerine, puntualmente rosa, in una scena che ricorda da vicino la trasformazione di Cenerentola in principessa.
Ma la prima importante rivelazione della natura progressista dello show avviene nell’ultimo episodio della prima stagione, quando vengono introdotti i personaggi di Rubino e Zaffiro, due Gemme innamorate l’una dell’altra che, quando si riuniscono, tra lacrime di gioia, si fondono letteralmente insieme dando vita a Garnet. Scopriamo così le origini della Crystal Gem attraverso la fusione, un processo per cui due Gemme possono unirsi tra loro formandone una più grande e più potente con una danza rituale spesso carica di complicità. Ogni fusione, quindi, produce una nuova Gemma in cui convivono due o più Gemme [nell’episodio 5×03, Off Colors, appare per la prima volta Fluorite, una fusione tra un gruppo di Gemme difettose che vive ai margini della società. Quando Steven le chiede da quante Gemme è composta, Fluorite risponde: “Sei… forse di più, se conoscessimo quella giusta!”, alludendo chiaramente al poliamore] in una perfetta simbiosi mentale e fisica. Nel corso delle stagioni, la fusione diventa l’escamotage narrativo perfetto per schiudere lo scrigno delle tematiche LGBTQ e parlare di tipi di amore e famiglia non-convenzionali. Steven, infatti, essendo anche lui metà Gemma, scopre di potersi fondere insieme alla sua amica Connie, per la quale prova una cotta, generando Stevonnie [il nome della fusione non è altro che l’unione dei nomi Steven/Connie, richiamando la tradizione dello shipping tipico dei fandom, dediti a chiamare le proprie coppie preferite con un nome unico derivato dalla fusione di entrambi], teenager dalle sembianze androgine che rifiuta la definizione binaria di genere preferendo l’uso del pronome “loro” [nella comunità LGBTQ è molto importante rispettare i pronomi delle persone, onde evitare il riconoscimento arbit

rario di un genere non corrisposto. “They/them” viene spesso usato in inglese dalle persone genderqueer o genderfluid, ovvero persone che si riconoscono sia nel genere maschile che femminile].
Dopo aver appreso le origini di Garnet, comunque, il rapporto tra Rubino e Zaffiro viene approfondito nel corso di alcuni episodi memorabili, come quello nominato agli Emmy per il premio “Outstanding Short-Form Animation” in cui Rubino e Zaffiro si fondono insieme per la prima volta portando scompiglio nella comunità delle Gemme, dove non sono accettate fusioni tra Gemme di natura diversa; oppure nella puntata dedicata al loro matrimonio, in cui Rubino e Zaffiro organizzano una cerimonia sulla spiaggia e si scambiano un bacio celebrativo. Si tratta di un momento storico per la comunità LGBTQ: per la prima volta in televisione viene mostrato in uno show a basso target un matrimonio tra due personaggi dello stesso genere [è bene ricordare che le Gemme, nonostante siano tecnicamente agender, quindi senza genere, nello show sono codificate come esseri appartenenti al genere femminile. La fusione tra due Gemme per scopi che non prevedono l’acquisizione di un potere maggiore non è contemplata sul Pianeta Natale, specie se si considera che le Gemme non “nascono” ma vengono create con l’ausilio di macchine aliene], inaugurando un nuovo periodo per il piccolo schermo e confermando il talento di Rebecca Sugar e l’audacia di Cartoon Network, che si è sempre distinta per i suoi contenuti ritenuti spesso “controversi”.
Ma Rubino e Zaffiro non sono l’unica coppia omosessuale.
In un’altra puntata nominata agli Emmy viene chiarito il rapporto tra Perla e la madre di Steven, Rose, per la quale lei ha sempre nutrito più di un semplice affetto. Nella tradizione dello show che riserva le parti cantate ai momenti più importanti, Perla dedica una canzone a Rose, omaggiando i vecchi musical di Hollywood in una mise formale da uomo mentre dichiara il suo amore per lei ma anche, soprattutto, il dolore derivato dall’incapacità di accettare fino in fondo la sua relazione con Greg, il padre di Steven [il testo della canzone recita: “It’s over, isn’t it? Isn’t it? Isn’t it over? You won, and she chose you, and she loved you, and she’s gone. It’s over, isn’t it? Why can’t I move on?”]. Nella stagione successiva, invece, Perla finisce di nuovo coinvolta in una liaison romantica con il primo personaggio umano esplicitamente queer dello show: una ragazza misteriosa dai capelli rosa (lo stesso colore dei capelli della mamma di Steven) e l’aria punk, che dopo aver confermato l’intesa con una breve chiacchierata, lascia Perla con il suo numero di cellulare scritto su un bigliettino.
Ma oltre agli elementi queer che emergono dall’elasticità di un worldbuilding che ha permesso alla serie di modellarsi ed estendersi fino a raggiungere pratiche sociali considerate anomale per il target di riferimento, ci sono anche altri temi importanti che lo show affronta, grazie alla natura queer dell’ecosistema narrativo. Uno di questi è la famiglia.
Il ruolo genitoriale che ricoprono le Crystal Gems nei confronti di Steven, complementare e molto spesso sostitutivo rispetto a quello di Greg, viene messo in primo piano in una puntata in cui Steven deve presentare la sua famiglia ai genitori di Connie. Per cercare di apparire come una “famiglia tradizionale”, Steven chiede alle Crystal Gems di fondersi in un’unica Gemma, Alexandrite, e di accompagnarlo insieme a Greg fingendo che siano i suoi genitori, servendo così il pretesto per mostrare tutta la paura e l’insicurezza che attanagliano i bambini e le bambine nel confrontarsi con una società che discrimina altre forme di famiglia oltre la componente doppia biologica.
Ovviamente il piano si rivela un fallimento, ma i genitori di Connie accettano comunque le Crystal Gems come tutrici di Steven, anzi, come “guardiane”, non prima comunque di aver assistito a un rimprovero di tutto rispetto delle tre nei confronti di Steven per essere scappato all’improvviso [il padre di Connie, dopo aver scoperto l’inganno, afferma: “I did not know what to make of the two of — excuse me — four of you, but I see that you are responsible parents — uh, caregivers? Guardians.”].

1.2 Prisma

Il 24 giugno 2019 l’account ufficiale di Cartoon Network pubblica tramite social un video in cui Stevonnie, la fusione di Steven e Connie, mostra il proprio account Instagram. Nella biografia del profilo c’è scritto: “I am an experience. Intersex, non-binary, they/them.”.
Ecco che l’ecosistema narrativo queer prende vita.
Rebecca Sugar allarga così i confini della serie grazie all’uso della tecnologia, in particolare dei social (già introdotti nella narrazione principale), facendo trapelare informazioni aggiuntive circa l’identità di genere dei propri personaggi e continuando una tradizione già avviata dalla scrittrice J. K. Rowling.
La serie animata si è conclusa ufficialmente con la quinta stagione, lasciando calare il sipario con un episodio speciale diviso in quattro parti della durata di 44 minuti trasmesso il 21 gennaio 2019. Ma la saga di Steven Universe sembra ancora lontana dalla fine.
Il 2 settembre, infatti, è andato in onda su Cartoon Network un film in formato musical dal titolo Steven Universe: The Movie, che vede la collaborazione di vari cantanti e musicisti tra cui la già consacrata reginetta della serie Estelle, che oltre a cantare la sigla ha prestato la voce a uno dei personaggi principali. Per il momento non ci sono altre informazioni circa ulteriori sviluppi, ma visto il successo ottenuto non è difficile sperare in qualche spin-off.
L’eredità culturale di Steven Universe, comunque, è garantita: costruendo un efficace ecosistema narrativo basato su videogiochi, libri, fumetti, social, musica e film, Sugar è riuscita ad affermarsi in tutto il mondo grazie a una serie animata in grado di valicare le regole e i confini produttivi della televisione a favore di una legge universale che parla a nome dell’inclusività e del rispetto altrui.
Ovviamente non tutte le persone hanno accolto positivamente lo spirito progressista dello show.
Nonostante Cartoon Network sia un canale disponibile in pay-tv (meno soggetto, quindi, a norme censoriali), Rebecca Sugar ha dovuto fronteggiare le conseguenze delle sue scelte in alcuni paesi del mondo.
La versione inglese di Steven Universe, per esempio, è stata oggetto di molte polemiche, poiché Cartoon Network UK ha deciso di trasmettere lo show tagliando e modificando alcune scene fondamentali per l’ecosistema narrativo queer, come quella dell’abbraccio intimo tra Perla e la madre di Steven. Il network si è difeso dalle accuse sottolineando la differenza tra il sistema statunitense dei broadcast e quello inglese, ricordando l’obbligo degli Stati Uniti di etichettare tutti gli show con un rating (nel caso di Steven Universe, la serie è stata trasmessa con un avvertimento PG, Parental Guidance, marchiandolo come un prodotto dai contenuti potenzialmente inappropriati) mentre in Inghilterra si devono assicurare che tutto ciò che viene trasmesso sia idoneo per bambini e bambine di tutte le età.
Rebecca Sugar, a tal proposito, ha dichiarato:
“Non puoi aspettare che i bambini crescano per fargli sapere dell’esistenza delle persone queer. Quest’idea che si tratti di qualcosa che vada discussa con gli adulti è completamente sbagliata. Se aspetti per dire alle persone queer che quello che provano conta, o anche solo che sono persone, allora sarà troppo tardi.”
Sugar, che due anni fa ha ammesso di essere bisessuale al San Diego Comic-Con aggiungendo in seguito di essere anche non-binaria, nella stessa intervista si è scagliata contro la rappresentazione dell’amore stereotipato ed eteronormativo della Disney.
Ed è qui che entra in gioco il valore dell’ecosistema narrativo queer di Steven Universe.
Trattandosi di uno dei pochissimi casi di show per l’infanzia di successo che affronta esplicitamente tematiche LGBTQ, Steven Universe ha dimostrato di essere un prodotto pionieristico dell’animazione, gettando le basi per un ecosistema narrativo queer in grado di sopravvivere fuori dai testi e paratesti televisivi, oltrepassando i confini culturali e diffondendo un unico messaggio universale: quello racchiuso nell’episodio intitolato The Answer, in cui Rubino e Zaffiro, dopo essersi fuse per la prima volta, assumono la forma ancora embrionale e un po’ goffa di Garnet, che si sente allo stesso tempo sbagliata ma giusta, spaventata ma felice, e interroga Rose sulla propria natura. La mamma di Steven le risponde citando il titolo dell’episodio; la risposta, spiega Garnet a Steven, quando termina il flashback, è l’amore.

BIBLIOGRAFIA

  • PESCATORE GUGLIELMO (a cura di), Ecosistemi narrativi, Carrocci, Roma, 2018
  • MENDUNI ENRICO, Entertainment, Il Mulino, Bologna, 2013
  • MCCARTHY REBECCA, Guide to the Crystal Gems, Cartoon Network Books, 2015
  • MCDONNELL CHRIS, Steven Universe: Art & Origins, Harry N Abrams Inc, 2017
  • SUGAR REBECCA, The Answer, Cartoon Network Books, 2016
  • SUGAR REBECCA & WANG ANGIE, Fusion for Beginners and Experts, Cartoon Network Books, 2017

SITOGRAFIA


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