‘Sharp Objects’: corpi e memorie

Questa tesina, scritta per un esame di Serialità, analizza la miniserie Sharp Objects sia da un punto di vista tecnico che tematico, cercando di capire come vengono trattate le figure femminili e la Sindrome di Manchausen.

Sharp Objects è una miniserie prodotta per la premium cable HBO, andata in onda nell’estate del 2018 in America e in autunno in Italia su SkyAtlantic. È composta da otto episodi e pensata per un arco narrativo auto-conclusivo. Tratta dall’omonimo romanzo del 2006 di Gillian Flynn – sceneggiatrice di Gone Girl che ha ricevuto notevoli riconoscimenti per il romanzo, la miniserie è creata da Marti Noxos e diretta da Jean-Marc Vallée, famoso per aver diretto anche Big Little Lies.

Trama

Durante la stagione estiva al sud degli Stati Uniti, la quiete della cittadina di Wind Gap (Missouri) viene sconvolta dopo il ritrovamento dei cadaveri di due ragazzine. La giornalista Camille Preaker (Amy Adams) torna così nella sua città natale per poter indagare sull’orrore della vicenda, ma inevitabilmente fa ritorno anche nella sua vecchia casa. Wind Gap ci viene presentata come il tipico paesino stereotipato, chiuso nelle sue tradizioni, arretrato e ostile verso gli stranieri. Tuttavia, la tranquillità del posto porta in superficie un’aria inquietante: a Wind Gap tutti conoscono tutti, e sembra non accadere mai niente… fino a quando un duplice omicidio rivelerà la vera natura oscura della cittadina.

Genere

La prima caratteristica che salta all’occhio è il genere, che nasce a livello letterario come giallo per sfociare a livello seriale in un crime/thriller senza precedenti. Il genere predominante, infatti, è il thriller, ma andando avanti in realtà si dimostra essere solo un mascheramento che cede nel finale, aprendo il sipario sul mistero che avvolge Wind Gap e rivelando una vicenda ben più complessa e personale: quella che coinvolge la protagonista e la sua famiglia. La serie è attraversata da temi come la malattia, l’amore, l’odio, i rapporti malsani, il dolore e l’autolesionismo. Aldo Grasso dichiara:

C’è la tragedia (le giovani vittime, i traumi infantili che accompagnano Camille), c’è la
commedia più raffinata (il teatrino casalingo della madre di Camille, una strepitosa Patricia Clarkson), c’è una scrittura basata sul flusso di coscienza, tra i più sofisticati espedienti letterari. Un grande sinfonia al femminile per chi ama l’introspezione.

Attraverso lo sguardo: struttura narrativa

La linea narrativa della serie ruota attorno al ritorno di Camille nella cittadina di Wind Gap. Le attenzioni sono rivolte, grazie al montaggio, alle interferenze del continuum temporale da parte di flashback e allucinazioni. Ogni dettaglio fa scaturire nella protagonista due tipi di reazioni: la prima la porta ad assumere continuamente alcolici per rimanere nello stesso stato – a limite del conscio – e lenire un dolore che altrimenti non riuscirebbe ad affrontare (prendiamo gradualmente consapevolezza della sua natura autolesionista perché questo atteggiamento funge da barriera); l’altra riguarda elementi che innestano in lei un ricordo doloroso del passato, provocandole allucinazioni. Il velo che separa il mondo della memoria dal mondo illusorio è labile e lascia lo spettatore confuso, portandolo a domandarsi se le immagini rappresentate appartengono al mondo di primo livello (i ricordi) o a un mondo di secondo livello (le allucinazioni).
Senza rendercene conto ci troviamo catapultati nella mente di Camille; ed è lì che i protagonisti prendono corpo, man mano che lei tenta di assemblare il puzzle.
Nel pilot ci viene presentata la sua famiglia disfunzionale, composta dalla madre, il cui rapporto di amore e odio verrà definito sempre di più nell’arco narrativo; dal patrigno, che funge da contorno senza avere un preciso scopo; e dalla sorellastra, sfuggente e criptica. Per almeno sei episodi (degli otto totali) Camille segue un percorso che le servirà per scoprire la verità. Tutto quello che accade è rappresentato in modo confusionario, come la sua mente, stravolta. Essendo un thriller con un assassino in circolazione da smascherare ci si aspetta che la protagonista indaghi sulla vicenda, ma quello che osserviamo, invece, è un percorso più intimo. Camille, infatti, non è una detective, né tanto meno un’agente di polizia, ma una giornalista di cronaca nera tornata a Wind Gap per raccogliere informazioni sulla vicenda. Il vero thriller viene fuori solo alla fine della storia, quando inizia a indagare personalmente sui fatti, dato che la sua famiglia è collegata alla vicenda.
Uno dei personaggi cruciali della storia è Amma (Eliza Scanlen), sorellastra adolescente di Camille, con la quale compete per l’affetto della propria figura genitoriale. Il rapporto di Adora con Amma è estremamente positivo (in apparenza), a differenza di quello con Camille, basato sulla dicotomia amore/odio. Amma, col suo animo arguto, inganna la madre, si finge una ragazzina buona e ubbidiente per illudere un certo tipo di controllo che sua madre tenta di imporle.

L’opening: sintonizzazione dell’immagine

Un elemento interessante per analizzare la struttura è quello dell’opening: le immagini che vediamo scorrere costituiscono una descrizione dell’ambientazione di Wind Gap che mostra le location principali per cui è conosciuta, come l’allevamento di suini. La rappresentazione rurale della cittadina del sud viene alternata con immagini di catene e ganci insanguinati, con l’intenzione di far luce sulla natura oscura della cittadina. L’elemento su cui però vorrei soffermarmi è il sonoro. La sigla iniziale è diversa quasi per ogni episodio; nel primo e nell’ultimo è presente lo stesso pezzo, dal secondo al settimo invece la musica cambia ogni volta, creando un innesto con la struttura narrativa. Per esempio, nel secondo episodio, la musica elettronica dell’opening è la stessa che proviene dalle cuffiette dell’Ipod di Camille, che si risveglia dopo un’allucinazione raccapricciante; allo stesso modo, nel terzo episodio la musica classica dell’opening risuona nella casa di Camille. Il repertorio musicale è importante per comprendere il collegamento con la mente della protagonista, poiché va a definirne lo status emotivo sia di Camille che della sua famiglia.

Le donne di Wind Gap: analisi delle figure femminili

Sharp Objects è una serie introspettiva che mostra le fragilità della protagonista e ne rivela un aspetto onnipresente, il dolore, esplicitando allo stesso modo un tema molto importante: la crudeltà e la cattiveria delle donne. Tuttavia, a un livello superficiale gli stereotipi di genere non si sprecano: le donne non sono serial killer, non si divertono a uccidere, non possono avere più partner sessuali (poiché per loro il sesso è strettamente legato all’amore), desiderano una famiglia, vogliono i figli, e per loro il lavoro non è fondamentale; insomma, i classici stereotipi del genere femminile.
La superficie, però, nasconde torbidi segreti che in realtà rendono queste donne tanto forti quanto fragili. Le debolezze sono estremamente intime e mai esposte in pubblico, e rivelano un carattere decisamente potente. I personaggi femminili possiedono una serie di caratteristiche molto lontane dall’immaginario stereotipato di genere, pur nell’apparenza rimanendo ancorate ai loro ruoli all’interno di una società che le respinge, come nel caso di Camille, o le sopporta mal volentieri, come Adorna.
A causa di questi stessi stereotipi, la figura femminile viene sottovalutata dalla polizia locale, nonostante la testimonianza di un bambino che sostiene di aver visto una misteriosa “woman in white” portare via una delle due vittime. Gli agenti sminuiscono la sua dichiarazione spiegandola come frutto dell’immaginazione di un bambino problematico. Le donne in questa serie sono capaci di fare del male, ma rifugiandosi dietro l’ombra degli stereotipi di genere.

La sindrome di Münchhausen

Il rapporto che lega Adora alle sue figlie non è una semplice morbosità, ma qualcosa di più che riguarda la malattia, uno dei temi che legano tutta la serie. Infatti, nel suo arco narrativo il detective Richard Willis (Chris Messina) inizia a sospettare che la morte della piccola Marian Preaker (Lulu Wilson) sia in realtà opera di Adora (Patricia Clarkson), ovvero la madre della bambina. Richard, dopo aver interrogato l’infermiera che si prese cura di Marian in passato, scopre che Adora aveva instaurato un rapporto affettivo malsano con le sue figlie.
Per Adorna amare vuol dire prendersi cura di una persona, ma per amarle deve farle ammalare, così da poterle guarire. In poche parole, devono lasciarsi avvelenare e poi curare. La dinamica che si instaura e il rapporto di dipendenza-amore tra Adora ed Amma (ma che Camille rifiuta) è in realtà una condizione psichiatrica che prende il nome di “Sindrome di Münchhausen per procura”. La Sindrome di Münchhausen è un disturbo psichiatrico per cui le persone colpite fingono di essere malate per attirare attenzione su di sé. Coloro che ne sono affetti possono farsi del male deliberatamente pur di essere al centro della scena. Adora ci spiega come anche la madre a sua volta aveva questo atteggiamento nei suoi confronti, raccontando di quando veniva svegliata nel cuore della notte e abbandonata nel bosco, e rivelando, quindi, che tutte le donne della loro famiglia erano affette da questa sindrome.

Corpi e memorie: la fine

Dopo sette episodi sul viaggio interiore che Camille intraprende attraverso la
memoria siamo giunti al finale con una falsa verità. Infatti, solo dopo i titoli di coda ci viene mostrato il vero carnefice della storia. Persefone, dea conosciuta per la sua sofferenza, viene evocata nell’ultimo episodio di Sharp Objects. La sua storia è legata alla figlia, alla maternità. Una donna talmente potente da essere capace di congelare il mondo, far soffrire la fame e lasciare che ogni essere vivente muoia. Persefone non è adorata o celebrata per ciò di cui è capace, ma conosciuta per ciò che le è stato fatto, in riferimento alla figlia giovane e innocente. Persefone è pertanto una patrona per le donne di Wind Gap, in particolare per la famiglia Crellin-Preaker.
“Sono Persefone” dice Amma a Camille, mentre quest’ultima, dopo aver appena scoperto
della morte di Marion per mano di sua madre, pensa che probabilmente ha ucciso anche Ann, Nash e Natalie Keene. Mentre Camille fissa sua madre, Amma narra la storia di Persefone, e nella parte in cui Persefone decide la punizione di ogni povera e sfortunata anima, le inquadrature cristallizzano lo sguardo di Camille. Lei sa che per poter andare in fondo a questa storia dovrà sacrificarsi, e solo arrivando alla soglia della morte, come ogni eroe, sarà capace di tornare alla vita con l’elisir: la giustizia. La polizia comunque irrompe nella casa appena in tempo, e Adora viene portata via, lasciando sembrare che tutto si sia risolto. Camille cerca così di ricominciare con sua sorella, ma per caso scopre un dente vicino alla casa delle bambole. E osservando da vicino nota che il pavimento della camera da letto è ricoperto di denti, quelli delle vittime. In quel momento entra Amma, ma Camille è sconvolta dalla scoperta agghiacciante. La scena termina con Amma che dice: “Don’t Tell Mama”. Lo spettatore è confuso, scisso tra due supposizioni, ovvero pensare che il killer sia comunque Adora oppure Amma. Quest’ultima ipotesi viene confermata solo dopo i titoli di coda con una scena che mostra Amma intenta ad uccidere, aiutata dalle sue compagne.

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