La disfatta di San Valentino

Perché le cose più belle fatte dall’uomo sono sempre il prodotto di una grande sofferenza? Ho imparato presto il potere della catarsi, quando i colori a tempera e le lettere potevano sistemare il grande disordine che regnava nel mio mondo senza tuttavia riuscire a spiegarmelo. A volte i disegni parlano agli altri per me senza dirmi ciò di cui ho bisogno. È così facile leggere gli altri e rimanere allo stesso tempo completamente all’oscuro di se stessi. Il paradosso dei paradossi. Un amore si trasforma in sofferenza e quel dolore in altro amore, come a fare da simulacro a quello che è stato e non sarà più. Ho collezionato diverse storie sui vasi rotti, fili rossi, spicchi di mela, ragni antropomorfi e simili. Storie toccanti che quasi ci credi, quasi ci speri che sta succedendo a te o che prima o poi succederà anche a te. Almeno per quelli come me che sembrano dei cinici arroganti malfattori ma nascondono un fascino irrazionale per i rapporti umani. Come al solito sto divagando. Cos’è che ci fa capire che stiamo provando qualcosa di importante? L’amore, quella strana piega che prendono gli intrecci tra le persone. Ma mica l’amore così, eh: quello profondo che senti vibrare in tutte le terminazioni nervose. Quello che ha fatto scrivere a Dante la divina commedia, quello che ha convinto Ulisse a tornare da Penelope, quello di Winston Churchill per l’Inghilterra, quello di Tarantino per il cinema e di Lars Von Trier per gli psicofarmaci. Che cos’è? Perché è così disfunzionale per l’uomo e allo stesso tempo così irriducibilmente necessario? Quando ce l’abbiamo siamo in rotta di collisione con mille altre galassie, sembra così facile tenere il mondo in pugno; ma quando finisce… è lì che iniziano i problemi, e – anche (puristi permettendo) – l’arte. Non esiste niente, nulla di più potente di un cuore spezzato. Vorrei tanto evitare retoriche sdolcinate sull’amore o su quanto faccia schifo. Non è questo il punto. La questione riguarda quanto siamo umani nell’affrontarlo. Quanto ci rendiamo conto di essere irrimediabilmente impotenti. Ci sono tantissimi tipi di relazioni, e i loro confini vanno sempre stabiliti da chi ci si trova immischiato; la cosa fondamentale è che tutti, a prescindere, sappiamo come ci si sente a non averla più. Magari può rimanere l’amore, ma le relazioni finiscono, e quando finiscono fa male. La parte del letto a destra è più fredda, non puoi dormire con la luce spenta di notte, il bagnoschiuma ha sempre un altro profumo sulla pelle dell’altro, il caffè pronto la mattina, le canzoni da skippare su Spotify, la lettura del pensiero, i piedi freddi e Netflix con un solo account (da cui nessuno farà più un accesso).  Male insomma, male, male e male. Ci sono cose che nessuna indipendenza e neanche il risparmio di 30 euro di cerotti per non russare potrebbero mai ripagare, e sono *rullo di tamburi* le risate. Quando ami qualcuno e quella persona ti fa ridere, ma ridere a crepapelle, roba da spasmi muscolari, forse (e dico forse), sei spacciato. Perché non c’è cosa più adorabile – e spregevole allo stesso tempo – di sapersi divertire con chi ami. Perché spregevole? Perché quando uno dei due inizia a non divertirsi più, capisci che a ridere di questo immenso mondo di merda sei rimasto solo tu. Quindi eccole le tue paranoie, le tue paure più mostruose, il tuo mondo pieno di rancore e odio. Prima ti piaceva riderci su? Ti facevi coraggio perché non eri solo: adesso lo sei. Solo ad affrontare tutto quello che prima grazie all’amore riuscivi a trasformare in un grande prato fatato dove correvano gli unicorni, non esisteva il surriscaldamento globale e la temperatura era mite, tanto da permettervi di usare una copertina con cui rannicchiarvi. Adesso, invece, tieniti ‘sto schifo e mangialo, e cresci. Di nuovo. È uno scherzo, un’illusione. Ecco cos’è l’amore. È una persona che ti abbraccia quando c’è buio. Per lei/lui e solo per lei/lui, nella tua vita di testa di cazzo cronica, scenderesti a compromessi. Ma sì, per amore corrompiamoci il cuore, che tanto poi a raccogliere i cocci ci penserai poi. Allora raccoglili adesso i cocci, povera sventurata, e stai pure attenta a non tagliarti, tanto lo sai che da lì non uscirà neanche il sangue. La vita, mentre vivevi nel tuo mondo di illusioni, ti ha rovinata, cambiata, peggiorata. Quindi quando ti tagli non esce niente, e te lo meriteresti invece. Le cose non finiscono a caso, per un incrocio astrologico dei pianeti. Finiscono per le colpe, per i non detti, per le promesse e i cambiamenti posticipati. Finiscono perché non siamo persone in grado di mutare e di ammettere a noi stessi che se le cose non vanno la colpa è nostra… che poi parla una che con le insicurezze e le colpe ci campa da tutta la vita. Ma come ci sono arrivata qui?

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