Sono frocio ma non c’entra l’amore – #PRIDEWEEK

Non ho mai avuto problemi a chiamare le cose con il loro nome: negri, puttane, sordi, ciechi, sfrante, down. Siamo tutti uguali. Combattiamo tutti le stesse battaglie. Siamo reietti, giocattoli rotti, clandestini che lottano ogni giorno per integrarsi nella comunità. Per farsi rispettare.
Chiamatemi frocio, finocchio, culattone, ricchione. È vero: mi piace il cazzo. Mi piacciono gli uomini. Mi piace prenderlo nel culo e darlo. Dipende dai giorni. Fa così paura?
Vi (ci) chiamo froci perché voglio togliere il potere a una parola che ha fatto del male per troppo tempo. Che ha rovinato vite. Autostime. Voglio far capire a tutt* che non c’è niente di diverso dall’essere gay, omosessuale, ricchione, o frocio. Le parole non cambiano quello che siamo; ma possono cambiare il significato.
E voglio che la società non abbia un trattamento di riserva nei miei confronti. Sì, lotto per i miei diritti, per quei cazzo di diritti che mi spettano in quanto uomo, non in quanto frocio. Perché non sono migliore o peggiore di chiunque altro. Non sono più sensibile, non sono speciale, non sono più profumato, non sono più simpatico, non sono meno stronzo di qualunque altro uomo solo perché mi piace il cazzo.
E voglio anche che la gente la smetta di legittimare tutto con l’amore. Come se per accettare una cosa come l’orientamento sessuale avessimo sempre bisogno di giustificarlo attraverso qualche filtro: prima era “eh, ma non lo scelgono loro, ci sono nati” (ergo: non è colpa mia se sono così), poi “eh, ma anche in natura esiste l’omosessualità” (ergo: devo essere paragonato a un animale), infine “eh, ma anche loro possono amare” (ergo: se non voglio innamorarmi e non voglio una famiglia, potrebbe essere un problema). No, cazzo. Non è per quello che sto lottando: non è perché possa avere un film Disney in cui il principe si innamora di un altro principe, che sto lottando.
Se sto lottando, se sto manifestando per i miei diritti, è perché voglio che la società mi rispetti in quanto individuo a prescindere dall’amore, dalla natura e dalla possibilità che l’omosessualità sia una scelta o meno.
Non sono frocio perché mi posso innamorare degli uomini: sono frocio perché mi piacciono gli uomini. Sono frocio perché quando cammino per strada la prima cosa che penso quando vedo un bel ragazzo è “cazzo, me lo scoperei” non “cazzo, vorrei innamorarmi di lui”. L’amore non deve e non può giustificare tutto. Specie quando subentra l’identità sessuale.
Che ci sia nato, che lo sia diventato, che vada con gli uomini il mercoledì e con le donne il giovedì non importa. Non me ne frega un cazzo. Non deve fregare un cazzo. Perché non è questo il punto.
Il punto è che devo essere libero di sentirmi come cazzo mi pare ed essere rispettato.
Il punto è che devo essere libero di scopare con chi cazzo mi pare ed essere rispettato.
Il punto è che devo essere libero di innamorarmi di chi cazzo mi pare ed essere rispettato.
Sì, sono incazzato. Sì, bisogna essere incazzati: perché nonostante abbiamo fatto passi avanti, nonostante abbiamo sdoganato qualche concetto elementare e abbiamo conquistato qualche straccio con cui poter andare a dormire d’inverno senza morire di freddo, c’è ancora tanta strada da fare. Perché ci sono persone che possono scegliere quali vestiti indossare giorno per giorno da un armadio che straborda, e ci sono persone che sono costrette a scegliere tra i soliti due pezzi di stoffa con cui non rimanere nudi.

È un periodo buio per tutt*: froci, donne, lesbiche, trans, neri, immigrati, queer. È un periodo in cui bisogna farci sentire come non mai, perché se tra di noi siamo forti, se tra di noi ci sentiamo uniti, non appena varchiamo la soglia di casa troviamo un mondo diverso da quello in cui ci sembra di vivere.
Troviamo un mondo in cui i poteri forti ci stanno togliendo (di nuovo) sempre più ossigeno; troviamo un mondo che si sente sempre più legittimato a sputarci in faccia, a menarci, a calpestarci, ad ammazzarci per quello che siamo. Per chi siamo.
Per questo dobbiamo fare più casino possibile.
In qualunque modo. Dobbiamo parlare. Dobbiamo scrivere. Dobbiamo scendere in piazza. Dobbiamo votare. Dobbiamo urlare, bestemmiare, ricoprirci di glitter e con una parrucca in testa gridare a tutto il mondo che non siamo diversi.
O meglio, che siamo diversi. Sì, siamo diversi, ma non per questo inferiori. Non per questo siamo cittadini di serie B. Non per questo valiamo meno di qualsiasi altro stronzo o stronza cishet che può scopare chi vuole, sposarsi con chi vuole, mettere su famiglia con chi vuole e passare una vita serena lontano dai pregiudizi e dalle paure.
Dobbiamo smettere di chiedere e iniziare a pretendere.
Prima che sia troppo tardi.

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8 pensieri riguardo “Sono frocio ma non c’entra l’amore – #PRIDEWEEK

  1. ciao Filippo, ma alla fine se ti piace l cazzo non è vietato, per fortuna. Di quello che fai a casa tua o dove ti pare non frega nulla a nessuno, ma la società si allarma se tu decidi che magari un giorno vuoi vivere con un’altra persona e magari anche comprarci casa. insomma capita, non a tutti, ma capita che delle coppie vogliano a una certa fare una vita assieme e poterlo anche fare. credo che da qui nasca un pò la confusione sul perchè si dice e si usa ancora così tanto il tema dell’amore come rivendicazione. che poi è una rivendicazione che va esattemente nella direzione di quello che scrivi: non devo essere giudicato su nulla, non sono speciale. rivendico semplicemnte gli stessi diritti che la società deve dare a tutti, senza creare nessun recinto speciale.
    perchè fare sesso non è vietato, ma sposarsi sì. anzi non puoi chiamare matrimonio quella che istituzionalmente viene definita unione civile (unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) ed è stata tracciata una linea (ancora) per creare una differenza necessaria (alla società italiana) tra coppia etero e coppia omo. per me resta una questione culturale enorme, che in italia (ma non solo) fa davvero fatica a passare. il problema non è mai con chi scopi, ma che visibilità hai.

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    1. Ripeto: la mia non era una crociata contro l’amore. Capisco la rivendicazione politica e istituzionale (io stesso lotto per quella, perché se un domani volessi mettere su famiglia o sposarmi vorrei avere il diritto di poterlo fare), ci mancherebbe, ne abbiamo assolutamente bisogno, ma forse non nel modo in cui viene urlato ai quattro venti. Mi riferisco soprattutto a tutti quei salotti televisivi, film, cartelli, immagini pubblicitarie in cui l’omosessualità viene sdoganata solo ed esclusivamente in funziona di una coppia data di fatto come pre-esistente o pre-determinante. Solo questo. Io non parlavo di leggi o diritti in senso stretto: mi riferivo perlopiù al diritto di essere riconosciuto, accettato, rispettato “in quanto”; di quelli di grado zero, insomma. Non di altri. In più: sì, fare sesso con un’altra persona a casa propria nei limiti della consensualità è legale, eppure mi sembra che con questa storia dell’amore ci si è un po’ dimenticati della sfera sessuale (ovviamente mi riferisco al mondo fuori dalla comunità LGBTQ, dove o si legittimano tutt* pensando solo all’amore per terzi, o si discrimina proprio in quanto promiscua ecc…), o quantomeno che viene prima quello, dell’amore, per la maggior parte delle persone. Volevo solo ricordare che io sono gay perché mi piacciono gli uomini, insomma, non perché nel futuro debba o voglia costruire un nucleo familiare o amare necessariamente qualcun altro. ANCHE, sì, certo, potrebbe accadere, ma non è quello il punto. Non è mai stato quello, per me.

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  2. Il tuo è il giusto e più corretto punto di vista dal quale osservare il tema dei diritti ed il punto di partenza imprescindibile dal quale partire in ogni dibattito intellettualmente onesto. Condivido in pieno.
    Tuttavia, dato che hai centrato tutto lo scritto sulla prescindibilità dell’amore (delineandone un chiaro e netto dualismo rispetto alla sfera erotica), scegliendo di dichiararlo finanche nel titolo, penso che questa stessa dicotomia escludente sia frutto di una visione romantica dell’amore.
    È illusorio pensare che si scelga SEMPRE di non innamorarsi. Molto spesso questa è solo una giustificazione che si da a se stessi e agli altri che può celare una incapacità – patologica – nel creare legami umani sentimentali stabili, spesso, ma non sempre, accompagnata ad atteggiamenti inconsciamente masochistici derivanti da una profonda ed insospettabile insicurezza, sintomo di un mancato amore per sè stessi. È proprio questo può – potrebbe – portare alla costante ricerca di rapporti occasionali di egoistico piacere sessuale, svuotato di contenuti emozionali condivisi, che tende a colmare il vuoto lasciato dal mancato amore per se stessi. Il procrastinarsi di simili atteggiamenti, talvolta borderline, si evolvono verso una vera e propria sesso-dipendenza.
    Il dualismo tra amore e sessualità diventa perciò una strategia di “protezione” verso il giudizio sociale – che è sempre sbagliato. Se smettessimo di concepire l’amore come un sentimento frutto di una visione romantica, ansiogena e stereotipata, riusciremmo ad integrarlo correttamente nella nostra vita come chiave di interpretazione delle nostre emozioni e di totale apertura verso la conoscenza dell'”Altro da Sè”.

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    1. Anzitutto grazie per aver lasciato un commento. Sono d’accordo con tutto quello che dici. È vero che a volte dietro un’ideologia che può sembrare così radicata si cela una mancanza che può sfociare in dipendenza ed essere altrettanto corrosiva come la “dipendenza dall’amore”, ovvero tutte quelle persone che passano da una relazione all’altra perché incapaci, allo stesso modo, di amarsi da sole. Ci tengo a precisare tuttavia che il mio non era né un elogio alla promiscuità né un rigetto dell’amore: lo scopo del mio articolo era perlopiù ricordare alle persone (soprattutto alla comunità) che legittimare un orientamento sessuale con l’amore sta diventando sempre di più obsoleto nel mio modo di vedere le cose, sia perché si affaccia in una prospettiva eteronormativa, sia perché è escludente verso alcuni tipi di persone (aromantici, per esempio), sia perché (che è la cosa più importante su cui mi sono concentrato), soprattutto, non parte da lì. Non comincia da lì. È vero che esistono persone che se non sviluppano un determinato interesse verso qualcuno non riescono neanche a maturare pulsioni sessuali, ma è vero anche che per la maggior parte (quasi tutti) funziona al contrario. Ci piace, ci colpisce, ci fa vibrare qualcosa quello che vediamo all’inizio, quello che istintivamente sentiamo riconoscere in modo del tutto naturale come attrazione fisica, elettrica, quasi magnetica. Insomma, il mio era solo un discorso per dire che mi sono stancato di leggere cartelli come “love is love”, perché sì, certo, bisogna lottare anche per guadagnare effettivamente il diritto di amare qualcuno (in senso legislativo, quindi, eventualmente, per potersi sposare e metter su famiglia), ma non solo per quello, e rivendicare questo diritto in partenza mi puzza tanto di giustificazione del tutto non necessaria per sdoganare un concetto, anzi, un orientamento in modo più patinato. In altre parole, per edulcorare la pillola dell’omosessualità con l’amore. Ma con questo non volevo rinnegarlo, l’amore. L’amore esiste. L’amore è bello. E dobbiamo lottare ANCHE per quello. Semplicemente, per me, la lotta non inizia da lì. Può essere un punto di arrivo, ma di certo non di partenza.

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  3. Un bel punto di vista! È un articolo piuttosto d’impatto ma apre gli occhi a chi, come me, ha bisogno di una scusa per farsi accettare e accettarsi. Come esseri umani abbiamo il diritto e il dovere di pretendere una vita da persone libere, perché questo è l’unico concetto a cui si può affibbiare la parola normalità. Non è normale essere etero o froci o che altro.. È normale vivere una vita con serenità e con la capacità di accettare se stessi e gli altri per chi siamo e non per quale categoria ci assegnamo. Grazie ancora delle tue parole!

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    1. Grazie a te per aver lasciato un commento, mi rincuora che le mie parole sono state capite. Sì, è finito il tempo in cui si dovevano cercare scuse per accettare le cose: adesso è arrivato il momento di aprire gli occhi e ragionare senza mezzi termini, senza mezze misure, lottando per una legittimità che ci spetta di diritto in quanto esseri umani che vivono senza causare del male al prossimo e che, per scelta o non scelta, intraprendono una strada che per il solo fatto di essere diversa non può e non deve essere discriminata. In qualunque modo.

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