‘Altri libertini’: amore, sesso e droga nell’Emilia degli anni ’80 – recensione

Si dimentica pianopiano di tutto perché la vita è davvero vita cioè una porcheria dietro l’altra e allora è come sbattere giù merda ogni giorno che poi ti dimentichi che fa schifo, e ne diventi magari goloso.

Pier Vittorio Tondelli, Altri Libertini

Era da tempo che non riuscivo a trovare il libro giusto con cui ricominciare a leggere, perché quando inizi a studiare e sei sommerso da libri universitari che devi studiare e imparare fino all’ultima virgola, diventa difficile riconnettersi al vecchio piacere della lettura. 
Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli è stato il libro – regalo – giusto. Pubblicato nel 1980 da Feltrinelli, il libro, composto da sei racconti (che Tondelli preferiva chiamare “episodi”), fu subito un successo, grazie soprattutto al suo carattere trasgressivo e sovversivo che attirò molti giovani dell’epoca. Il libro, infatti, fu censurato e sequestrato dall’allora Procuratore generale de L’Aquila,  a causa del linguaggio considerato osceno e della presenza di bestemmie (tuttora l’unica versione integrale è quella della Feltrinelli, mentre quella della Bompiani è stata purgata).
Droga, sesso (sia omosessuale che eterosessuale), libertinaggio, crapula e prostituzione sono elementi ricorrenti. Tutto ciò che esula (e che ancora di più all’epoca) dalla morale comune è presente nel libro, che si presta senza peli sulla lingua al pubblico. Quella di Tondelli è una scrittura fresca, anticonformista, libera, piena di dialettismi, modi di dire, citazioni di film, canzoni, fumetti… il modo migliore – l’unico – per comunicare ai giovani, costantemente alla ricerca di qualcuno o qualcosa che sappia interagire con loro usando il loro linguaggio, le loro parole, le loro regole. 
In questo – e non solo – Tondelli è stato geniale: non è facile scrivere di adolescenti, perché più si cresce, più si dimentica com’era essere giovani e indipendenti. Quelli con la “sindrome di Skins” (che al contrario di quelli con la sindrome di Peter Pan si sentono perenni adolescenti), invece, non hanno difficoltà a scrivere di giovani, perché gli basta ascoltare dentro se stessi. Tondelli, che fece il DAMS, è proprio l’esempio di quel tipo di adolescente che, una volta raggiunta la soglia dell’età adulta, rimpiange quel periodo della sua vita così complicato ma così intenso, così fottutamente controverso e assurdo. 
Questo spiega anche perché Altri Libertini ebbe molto successo: erano anni difficili, anni in cui si respirava una gran voglia di cambiare la società come mai prima d’ora. E quale migliore occasione per lanciare un libro come Altri Libertini, che sputa in faccia al perbenismo e al moralismo con ogni virgola mancata?

Altri Libertini è uno schiaffo in faccia a quel tipo di società borghese e ipocrita che ha sempre escluso e deriso quelle “categorie” di persone come i gay, i drogati, le puttane, i trans, i neri. È un libro che arriva in vena come una siringa, pronto a iniettarti nel sangue il veleno generato dalla rabbia di una generazione che non si sottomette ai soprusi, alle ingiustizie. È un libro che, quasi quarant’anni dopo la sua prima pubblicazione, conserva tutta la sua dose di trasgressione e anticonformismo, perché nonostante il muro del perbenismo sia stato colpito (e in parte abbattuto, grazie soprattutto a tutte le lotte politiche e sociali nate proprio in quegli anni), ci saranno sempre persone che soffriranno a causa dell’arroganza di qualcuno, che si ritroveranno ad affrontare discriminazioni o pregiudizi derivati dall’ignoranza di un popolo che pensa di essere migliore di un altro solo perché si scopa una fica o crede in un Dio più speciale di quello di qualcun altro. 
Altri Libertini è ancora spaventosamente attuale e rivoluzionario perché opere simili, specie nella letteratura italiana, non sono ancora pervenute. Altri Libertini ha la stessa forza e la stessa carica di quarant’anni fa, in grado di catapultarti subito in quell’Emilia di periferia così abietta, così allo sfacelo, così oltraggiosa, così sfrontata e, per questo, così vera, così diretta, così vissuta.
Tondelli è uno scrittore che non ha paura, che osa, che respira l’aria di una rivoluzione sociale che ha tutto il diritto di esistere. I racconti presenti nel libro sono un viaggio sfrenato senza regole nella mente di giovani ragazzi che sono stati lasciati in disparte da una società che non crede in loro, che ripudiano il loro paese natale e che cercano all’estero quello che sono convinti l’Italia non potrebbe dargli mai: la libertà. Libertà di essere se stessi, libertà di fare quello che vogliono, libertà di esprimersi; i protagonisti dipinti da Tondelli sono ragazzi che vivono la vita a modo loro, fregandosene di quello che la società considera giusto o sbagliato e vivendo solo ed esclusivamente secondo le loro regole, senza preoccuparsi del futuro ma vivendo fino in fondo il presente, ché solo quello merita davvero la pena.
Io sono convinto che l’adolescenza sia l’unico periodo delle nostre vite in cui siamo veramente liberi, perché non abbiamo ancora la mente intasata da tutte quelle puttanate e responsabilità con cui una volta grandi siamo costretti a (con)(soprav)vivere, e allo stesso tempo abbiamo le facoltà per capire quello che ci va di fare e farlo senza paura. Da adolescenti siamo noi al 100% perché siamo conserviamo gli ultimi schizzi di purezza, di spensieratezza. Le regole ci fanno schifo perché pensiamo che non è giusto che qualcuno un giorno si sia svegliato e abbia deciso per noi cosa ne sarà della nostra vita, come ci dobbiamo sedere a tavola, quali vestiti scegliere e in quale buco ficcare il nostro cazzo.
Ma l’adolescenza non è fatta per pensare alle regole degli altri.
Altri Libertini è un tuffo nel passato senza salvagente, dove ognuno di noi si può rispecchiare e trovare quel piccolo fuoco che ardeva e che per molti adesso non è altro che un ricordo lontano. È un elisir di giovinezza, un mondo in cui non esiste alcun Dio al di fuori di te stesso. Un mondo in cui ogni tanto bisognerebbe tornare a vivere, anche solo per ricordarci che noi non siamo nati così: grassi, vecchi e con la barba; che c’è stato un periodo, nella nostra vita, che nonostante tutto, nonostante il dolore, i dubbi, i pericoli, le difficoltà e le delusioni, eravamo felici.
Eravamo davvero felici. 

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Ah, che due maroni questa Italia, io ci ho fame amico mio una gran fame di contrade e sentieroni, di ferrate, di binari, di laghetti, di frontiere e di autostrade, ok?
Senti amico mio bisogna gettarsi nelle strade senza tante scene o riflettori, bisogna cercare soltanto una frontiera e un limite da scavalcare, bisogna gettare le nostalgie e i retrò, anco riflussi e regressioni, via gli interni i teatri e gli stabilimenti. Si dovranno invece ricercare periferie, ghetti e marciapiedi, viali lampioni e cantinette, anco però sottoscale soffitte e sottotetti, ok?
A morte, a morte! Alla forca! alla ghigliottina! al patibolo! al supplizio! alla gogna e alla garota! all’esecuzione! alla fucilazione! all’impiccagione! alla defenestrazione i mafiosi i teoreti i politologhi, i corsivisti, le penne d’oro, le grandifirme, gli speculatori del grassetto e del filmetto, a morte! a morte! i mistificatori, le conventicole, i salotti, i mileu, i gruppi e i sottogruppi, le compagnie, le quadriglie e le famiglien, al rogo, al rogo, ok?
Ma il cineocchio mio amerà, oooohhh se amerà la fauna di questi scassati e tribolati anni miei, certo che l’amerà. L’occhiocaldo mio si innamorerà di tutti, dei freak dei beatnik e degli hippy, delle lesbiche e del sadomaso, degli autonomi, dei cani sciolti, dei froci, delle superchecche e dei filosofi, dei pubblicitari ed eroinomani e poi marchette trojette ruffiani e spacciatori, precari assistenti e supplenti, suicidi anco ed eterosessuali, cantautori et beoni, imbriachi sballati scannati bucati e forati. E femministe, autocoscienti, nuova psichiatria, antipsichiatria, mito e astrologia, istintivi della morte e della conoscenza, psicoanalisi e semiotica, lacaniani junghiani e profondi. Eppoi tutti quanti gli adepti di Krishna, di Geova, del Guru, del Brahamino, dello Yogi. Indi ogni discendenza, bambini di Dio, figli di Dioniso Zagreo, nipotini di Marx, illeggitimi di Nietzsche, pronipoti del Marchese, figlioletti delle stelle, sorelline di Lilith luna nera e fratellini di prometeo incatenato, anche bastardini di Frankenstein, abortini di Caligari, goccioline di Nosferatu. E ancora tutti quanti i transessuali, i perversi, i differanti, i situazionali, gli edipici, i pre-edipici e i fissati, i masturbatori e i segaioli, i corporali, i biologi, i macrobiotici, gli integrali, gli apocalittici, i funamboli, gli animatori, i creativi, i performativi, i federativi, i lettristi, i brigatisti, i seminaristi, i fiancheggiatori, i minimi e gli istrioni, i funerei, i piagnoni, i mortiferi e i bestemmiatori, i blasfemi, i boccaloni, i grafomani e gli esibizionisti e i masochisti e tutta quanta quell’altra razza di giovani Holden e giovani Torless, giovani Werther e giovani Ortis, giovani Heloise e giovani Cresside, giovani Tristani, giovani Isotte, giovani Narcisi e Boccadori, giovani Cloridani e Medori, giovani Euriali e giovani Nisi, Romei e Giuliette. Eppoi nuovi trimalcioni, e nuovi Hidalgo, autori da giovani da cuccioli e da scimmiotti, oppiomani, morfinomani, spinellatori, travoltini, jazzisti e reggomani, depressi, angoscianti, nostalgici, dipendenti, studenti e figli. Nonché stupratori viziosi e incannatori. E questi caromio, saranno i personaggi e le figure del nuovo cinema mio, il Rail Cinema, il DRUNK, very-drunk, CINEMA, ok?
Io li filmerò. Filmerò i di loro amori, le lacrime, i sorrisi, le acque, gli umori i colori e le erezioni, i mestrui le sifilidi, le croste, gli amplessi i coiti e le inculate, i pompini e i ditalini, quindi i culi le tette e anco i cazzi filmerò. Insomma, ok?

Pier Vittorio Tondelli, Altri Libertini

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