‘Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio’… un mucchio di Almodóvar – recensione

Fermi tutti: immagino già che le migliaia di lettori dei miei articoli non abbiano più voglia di leggere pezzi su Almodóvar. Ma diciamo che ho iniziato un percorso e vorrei portarlo avanti. Magari un percorso sgangherato e un poco preciso, ma esattamente come il regista di cui parliamo. Quindi, signore e signori, eccoci al momento in cui tutto ebbe inizio… con la forgiatura dei grandi anelli. Uno fu dato a Pedro.
Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón è stato l’inizio. Il momento in cui il dito di Almodóvar ha toccato il primo tassello del domino di quello che sarà per sempre il regista spagnolo più conosciuto. Non si tratta solo di un film che ha dato vita all’universo tragicomico iberico, bensì di un vero contrato compresso di temi e personaggi che esploderanno negli anni a venire (effettivamente non si può dire che sia il suo primo film, dal momento che anche Wikipedia parla di un lungometraggio precedente – che al momento dovrei ancora recuperare, ma non temete!).
In Pepi, Luci, Bom e altre ragazze del gruppo sono state presentate le pietre miliari più caratteristiche di una carriera difficilmente paragonabile a nulla: donne, omosessualità, auto-repressione, droga, violenza sessuale, disprezzo dell’autorità corrotta. Il tutto senza dimenticare dialoghi spontanei e provocatori, critiche a un presunto modello di vita attuale che tutti dobbiamo seguire, feticismo e debolezza per le icone popolari. Un cinema d’autore già definito e solamente in attesa di essere esplorato. Tecnicamente chiunque potrebbe rendersi conto di quanto questo film sia grossolano, ma, come sempre, il contesto in cui è stato prodotto giustifica tutto: il progetto è sorto come una detonazione di entusiasmo per mostrare uno o più aspetti della società, rancida e nostalgica di tempi più freddi – ovviamente mi riferisco al momento post-franchista.

In questa produzione a basso, bassissimo costo, ecco che viene presentata Carmen Maura, prima vera musa del regista e filo conduttore della storia. Suggerirei anche che è l’unica che riesce a portare una certa forza al film in modo che possiamo prenderlo sul serio. Il film inizia presentandocela come una ragazza che coltiva piante di marijuana sul balcone di casa sua. Un agente di polizia la scopre, minaccia di denunciarla e lei gli offre un accordo sessuale in modo che non accada – e diciamo che sono stato vittoriano nel descrivervi il prologo. Il poliziotto finisce per privarla della sua verginità vaginale senza il suo consenso, e lei decide di vendicarsi. Questo episodio scatenerà una serie di eventi che la porteranno a conoscere Luci, la moglie dell’agente stupratore: una sadomasochista che sposò il poliziotto pensando che l’avrebbe maltrattata, violata e datole “quello che si merita”. Manca il terzo personaggio: Bom, amica di Pepi, membro lesbo di un gruppo musicale che instaurerà una relazione di abuso con Luci, la quale non può che esserne estasiata.
La forza del film non sta di certo nella bravura degli attori, nella precisione tecnica, nei movimenti di macchina da presa. Sta nelle singole scene interpretate e, ovviamente, nei dialoghi. Magnifici.

La mancanza di ritmo e il senso del montaggio sono più che giustificabili a causa della mancanza di esperienza e della precarietà con cui questa produzione doveva essere eseguita. Ma come vi dicevo, questi difetti hanno poca importanza nel contesto generale di una filmografia che già proietta sin dall’inizio il contrasto tra il moderno e il tradizionale, il pop della movida e la musica tradizionale spagnola; la festosa follia giovanile e la vita quotidiana e domestica del mercato, le faccende domestiche e le donne frustrate dalle loro vite insulse. La selezione di temi musicali come elemento rilevante è già riconosciuta in questo film come una dichiarazione di intenzioni autoriali e che nel futuro di Almodóvar si dimostrerà come una costante di una filmografia che concepisce il cinema come un mezzo totale con l’espressione di tutte le manifestazioni della cultura allo stesso tempo. Un megafono unico di idee e sentimenti, sia ordinari che comuni, purché siano, come nel caso del regista, senza precedenti, stridenti, incontestabili o inspiegabili.
Assolutamente indimenticabili 3 scene a parer mio:
La golden shower improvvisata, la gara di erezioni generali e gli spot sulle mutande Ponte.
Piccolissimi sintomi di genialità, che sicuramente nel 1982 sapevano disturbare e sconvolgere il benpensante – in cui ancora mi ci rivedo molto e per cui ringrazio, in modo tale da poter provare un brivido di sdegno. Bellissimo.

Vi stringo la mano.
Davide

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