Oltre ‘Bonding’: cosa non ci ha detto Netflix del BDSM

PREMESSA: PICCOLO VOCABOLARIO KINKY

BDSM: Bondage&Disciplina, Dominazione&Sottomissione, Sadismo&Masochismo. Rientrano sotto la sigla tutte le pratiche più o meno erotiche che hanno a che fare con il controllo fisico e/o psicologico, con il dolore, con l’umiliazione.
Kinky: aggettivo che definisce una pratica BDSM o una persona che fa BDSM.
Vanilla: contrario di kinky, una pratica che non rientra nel BDSM o una persona che non fa BDSM.
Prodomme: una mistress a pagamento. Il prodomming è spesso – ma non sempre – considerato una forma di sex work.

Da quando Netflix ha distribuito Bonding, il 24 aprile, sono state varie le persone che mi hanno chiesto cosa ne pensavo, in quanto unica loro conoscente dichiaratamente kinky.
Bisogna senz’altro premettere che la serie fornisce uno sguardo sul mondo del BDSM decisamente più realistico di Cinquanta Sfumature di Grigio, unico altro prodotto contemporaneo veramente pop che tratta l’argomento. Ma il fatto che sia più realistico non lo rende certo perfetto.
I personaggi principali della serie sono Tiff, studentessa di psicologia che per arrotondare fa la prodomme sotto il nome di Mistress May, e il suo migliore amico del liceo Pete, che assume come suo assistente. Bonding segue le avventure di Tiff e Pete tra l’università di lei e l’improbabile coinquilino di lui, tra un cliente che vuole farsi fare pipì addosso e uno che vuole farsi fare il solletico mentre la moglie aspetta pazientemente al piano di sotto.
Il lato positivo fondamentale della serie è che cerca di mostrare le attività kinky come “normali” (ho trovato degno di nota un dialogo tra Tiff e Pete in cui lui inizialmente sostiene di essere assolutamente vanilla, tutto bacetti e missionario, e poi ammette che in effetti gli sono sempre piaciuti i piedi), le persone che praticano BDSM come esseri umani con dei desideri e una vita vera, e il prodomming come un lavoro come tanti altri.
Purtroppo quest’ultimo aspetto viene forse esagerato, mostrato come l’unico modo di vivere il BDSM (o quantomeno, non viene detto che ce ne possono essere altri) e inoltre facendo scadere nel ridicolo tutte le scene con potenzialità erotiche. Mai le attività di Tiff con i suoi clienti hanno una nota di sensualità, sono sempre costruite con il solo scopo di far ridere lo spettatore. Tra il pissing cantando e tutto l’inutile drama di “io scopo forte” ci sono un bel po’ di sfumature possibili, sapete.

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Inoltre la serie mostra un mondo in cui ci sono solo donne dominanti e uomini dominati, e prova persino a dare una goffa spiegazione psicologico-antropologica di questo fenomeno, quando nella realtà ci sono donne e uomini dominanti, donne e uomini sottomessi, e persone che non si riconoscono né in un ruolo né nell’altro e praticano del BDSM solo quello che gli va senza necessariamente prendere una posizione così netta, o cambiando ruolo a seconda delle persone con cui giocano e delle situazioni in cui si trovano.
Un altro fondamentale lato negativo è che all’inizio Tiff costringe Pete a compiere determinate attività che non erano inizialmente parte degli accordi (che prevedevano solo il farle da guardia del corpo e aiutarla a pulire, non l’interazione fisica di Pete con i clienti!) e a fare le quali lui si trova dichiaratamente a disagio. Il fatto che poi in effetti dominare gli piaccia non la rende meno una violazione del suo consenso. Il consenso nella realtà del BDSM è la cosa più importante in assoluto, non esiste che qualcuno ti costringa a fare o a subire una determinata pratica.
Insomma, Bonding è senz’altro un prodotto carino e godibile, ha molti lati positivi e altrettanti lati negativi. Sicuramente aiuterà a rendere un po’ più mainstream l’idea del BDSM, che chiunque potrebbe praticare, anche un tuo parente o il tuo coinquilino. Fornisce però un punto di vista limitato sulla cosa, in primis poiché il BDSM non sempre è a pagamento, e non sempre si tratta di donne dominanti uomini. Probabilmente il suo problema è una certa ignoranza sull’argomento (basta aver visto un video di bondage una volta per caso per capire che chi ha scritto Bonding non ha idea di come si prenda una corda in mano, per dirne una) e anche una certa sciatteria dovuta anche alla mancanza di tempo: in fondo da sei episodi di venti minuti non si può pretendere troppo.
Chissà, magari la seconda stagione ci dirà qualcosa in più sul mondo kinky oltre il prodomming.

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