‘Now Apocalypse’, o quel disastro di Gregg Araki – recensione

Poiché mi sento altruista e non mi piace far perdere tempo alla gente, ecco un riassunto piuttosto accurato di Now Apocalypse:

Fine. Ora non dovrete più sprecare cinque ore della vostra vita per guardare tutti gli episodi di Now Apocalypse
Ma facciamo una raccolta un po’ più dettagliata di tutti i pregi di questa nuova serie. 

Basta.
Non c’è altro.
Non c’è davvero nient’altro nell’ultimo lavoro di Gregg Araki che, dopo aver sprecato ore della mia vita con la speranza di riuscire a trovare un senso a tutta questa storia, confermo a malincuore essere niente di più di quello che preannunciava dalla prima puntata: un’accozzaglia gratuita di scene di sesso che non hanno alcuno scopo se non stimolare la fantasia e la libido dello spettatore gay medio. Non che ci sia nulla di sbagliato… ma esiste già il porno, per quello. 
Now Apocalypse non ha una trama, o meglio, la storia che emerge dal primo episodio non viene minimamente sviluppata né approfondita: questa stagione è solo un susseguirsi di scene inutili e del tutto prive di una logica, godibili solo per un eventuale gusto estetico decorativo (come diceva il mio ex), ovvero per soddisfare un bisogno voyeuristico. Ripeto: nulla di male, ma almeno un minimo, una briciola di character development o di narratività, cazzo. Invece no: Now Apocalypse lascia spazio solo a stereotipi e buchi di trama, spezzando ogni tanto la monotonia con piccoli “siparietti” alla Araki che appagano – temporaneamente – qualsiasi fan del regista.
Ma il vero problema è uno: l’intento trash è palese, sì, peccato che neanche il trash possa essere gratuito. Perfino quella boiata di Scream Queens, al confronto, è un capolavoro, perché per quanto il trash possa essere un’attenuante, in certe situazioni, non può comunque fungere da parafulmine per quando si caga così lontano dal vaso.
Lo sforzo di Araki è stato minimo e il suo merito più grande in questa serie è stato spogliare e far accoppiare come scimmie ragazzi di indubbia bellezza in ogni episodio (e anche aver assegnato un personaggio gay a Tyler Posey, il sogno di una generazione); neanche la scusa “traduzione televisiva di Kaboom” funziona, dato che quel film era condensato nell’arco di un’ora e mezza (un tentativo di ricalcare i passi delle Wachowski quando hanno adattato Cloud Atlas alla televisione cambiandogli nome in Sens8) e non cinque. 
Now Apocalypse è una delle serie-tv più stupide e inutili che abbia mai visto. Se non fosse stato per il protagonista (Avan Jogia) non sarei neanche arrivato al secondo episodio. 
Un vero passo falso per Gregg Araki, che ci ha sempre abituati a una certa dose di trash, sì, ma sempre “di spessore” e con una logica di fondo. Qui raschiamo proprio il baratro della pochezza, del vuoto, dell’inutilità televisiva; ancora più sconvolgente che sia già stata rinnovata per una seconda stagione.
Starz: quando dalla bocca entra American Gods e dal culo esce Now Apocalypse.

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