INTRODUCING: Bea Miller

Ho introdotto già Bea Miller nel blog con questo articolo, poiché proprio da poco ha pubblicato un nuovo singolo, it’s not u it’s me, per promuovere quello che si spera essere un album alle porte. Ma urge una premessa: è vero, il mondo del pop – e questo stesso blog – è ormai saturo di giovani ragazze che provano a sfondare nella musica con qualche pezzo super catchy. Io scrivo solo del 10% di tutto quello che ascolto, perché provo a portare alle vostre orecchie soprattutto musica che secondo me vale la pena ascoltare, musica che merita; musica partorita da autori o autrici che, indipendentemente dal genere, mi hanno trasmesso qualcosa, e che sono sicuro che prima o poi faranno strada.
Tutto questo per dire che, tra tutte le giovani stelle del pop che ho introdotto nel blog, Bea Miller è sicuramente quella su cui punterei di più, quella che già in pochissimo tempo ha dimostrato un cambiamento non indifferente. 
Ma partiamo dal principio.

Nonostante i suoi vent’anni appena compiuti (7 febbraio 1999), Bea Miller ha già alle spalle una ricca e folta carriera musicale composta da singoli, video, EP e album. 
Tutto cominciò quando, da giovanissima, partecipò alla seconda edizione di X Factor USA, classificandosi nona. Il percorso all’interno del talent non si rivelò vincente ma poco importa, perché appena fuori Bea firmò il suo primo contratto con due case discografiche (la Syco Music e la Hollywood Records) che si concretizzò con Young Blood, l’EP di debutto uscito nel 2014 grazie al quale iniziò a riscuotere un discreto successo sul web (il video di Young Blood ha superato le 10 milioni di visualizzazioni su Youtube).
L’EP andò bene e portò alla nascita del suo primo album, Not an Apology, pubblicato l’anno seguente nel 2015 e anticipato dalla canzone Fire N Gold. Io lo ascoltai appena uscito e devo dire che, nonostante fossi già abbastanza cresciuto per il suo target, non mi dispiacque più di tanto: le canzoni, per quanto troppo adolescenziali, erano scritte bene, e in più la sua voce aveva un timbro molto interessante; mi sembrava che ci fosse il giusto potenziale per produrre qualcosa di buono, quindi non serviva altro che aspettare una maturazione – personale e artistica – che, all’uscita di aurora, il suo secondo album, finalmente è arrivata.

Il progetto del nuovo disco è stato lanciato dividendo l’album in tre EP: Chapter One – Blue, Chapter Two – Red e Chapter Three – Yellow, pubblicati a poco tempo di distanza l’uno dall’altro e costellati da una serie infinita di video musicali. L’album, aurora, uscito l’anno scorso, contiene tutte le canzoni precedentemente pubblicate più cinque nuovi pezzi, per un totale di quattordici brani, di cui tredici co-scritti dalla Miller stessa. Poco tempo dopo, invece, pubblicò un nuovo singolo insieme ai NOTD, I Wanna Know, che secondo Wikipedia diventò subito una hit su Spotify.
aurora, al contrario di Not an Apology, è un prodotto pop dalla influenze elettroniche molto buono, non del tutto eterogeneo ma sicuramente d’impatto: like that, buy me diamonds, warmer e to the grave sono i pezzi migliori, un concentrato di electropop da far invidia a qualsiasi puttanpop sul mercato discografico da anni.
Quello che contraddistingue Bea Miller, infatti, oltre a una grinta pazzesca, una buona capacità di scrittura e una voce sporca e graffiata, è la produzione, garantita da un ottimo team di persone che a quanto pare sa quello che sta facendo e la strada da far prendere a questa giovane ragazza. 
Per non parlare poi dell’ultimo singolo pubblicato da poco, it’s not u it’s me, una vera e propria hit che non se ne va più dal cervello.
Insomma, se non si fosse ancora capito, Bea Miller è un nome da ricordare, che sta lentamente riscuotendo successo in tutto il mondo. Diamole qualche altro anno e sono sicuro che sarà pronta a sfornare un prodotto veramente dignitoso, un album che riuscirà a farla sentire come si deve.
Per adesso, ha comunque tutte le carte in regola per diventare la prossima grande popstar

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