Il carro passava e chiedeva: “Cosa vedi in questo mio errare?”

Ho edificato un luogo sacro nei meandri della mia esistenza.
Mi ha colto con più o meno forza sul far della sera, di quella che fu una notte buia. In realtà alla rete da pesca rimase impigliato quell’ultimo barlume di speranza… che ha permesso al sole di fiorire nella sua alba.
Accadde qualche anno fa, l’esperienza di vivere situazioni analoghe in tempi alterni, in spazi differenti.
Accadde di lasciare andare una promessa, nel momento in cui al mio cuore si ripresentò il monito di compiere la prescrizione che io stessa avevo sancito.
Ma era un tempo lontano, in cui le voci del passato ancora riecheggiavano nella testa, ombre sottili, confuse tra l’asfalto di un giorno di pioggia.
La fine di quel momento, così come lo revocai, fu l’inizio di un grande viaggio nei meandri di me stessa, affinché ritornassi al luogo, nel momento in cui il cuore fosse stato liberato, pronta stavolta a farmi carico di tutto ciò che avevo lasciato scivolarmi dalla mano.
Ho vagato nel labirinto della vita, trovato cocci per terra che erano pezzi di me stessa, colto voci di esistenze che parlavano dritto al cuore, cercando di rischiarare la mia idea di casa.
Fuori, all’uscita del suddetto labirinto, il mio tempio segreto.
Dove deposi quella promessa lasciata in attesa.
Ho dato senso al mio vivere, in questo lato del mondo, dove leggo ogni azione che mi tocca alla luce più ampia del panorama scelto per poter estendere lo sguardo sulla mia vita.
Così un luogo diviene la meta di un sensato pellegrinaggio.
E io rispetto ciò che sento di non poter lasciare inosservato.
Vedo al di là dello sguardo ciò che qualcosa dentro di me coglie perfettamente nel suo misterioso simulacro di tenera follia e fede pura.
La vita, per me, è  sacra.

Lascio al mondo la poesia, con la quale un giorno ho pagato il conto in sospeso con me stessa.

Monte Prana

Vidi un’alba tenue
che si ridesta
distesa
nella sua immacolata presenza,

Era la gioia riscoperta,
la sorpresa
di quell’unione
che potrebbe far la differenza

Che è quel momento
da bambina – in cui
decidi di lanciarti
dall’altalena

sulla soglia
della speranza
come fosse una prateria
immensa

Quell’alba dolce e chiara
che si spalanca, quieta
sul far della notte,
che si eclissa
che si scopre
nell’essenza
di se stessa che attraversa
il tempo e lo spazio di qualsiasi esistenza.

Quell’alba,
quella volta,
e mille giornate vissute
con la retina impigliata nella sua fragranza
– che non sapeva dimenticare
Come se non si potesse
più far finta di niente,
come se non si sapesse
far più finta che non esistesse

perché ciò che aveva sconvolto
toccò fin nel profondo
il profondo di ciascuno sguardo
dietro ciascun occhio.
La palla di cristallo
da cui controllo
l’universo.
Ghiandola pineale
di questa visione
antica
lontana reincarnazione
della materia
legata ad un soffio
d’aria tiepida

Eppure,
Come?… Non so,
ma quando mi chiesero
di tornar
sulla vetta che attraversa
la stessa visione completa
la stessa fragranza leggera
del senso di ogni cosa compiuta – dell’ultimo respiro di qualsiasi vita
– acceso 
per me
nell’aria

Quando mi chiesero
di far ritorno
sulla vetta
dell’esperienza
che insegna
che per rivestirsi
nella sua luce intensa
c’è bisogno di compiere
scelte,
sfidare paure
lasciare i timori
– le ansie ad appassire

Quando mi fu chiaro
che da là
non sarei più potuta arretrare
che ci avrei buttato
tutta la mia carne
investito tutta la mia pelle

Allora,
lasciai la presa,
Indossai le scarpe sbagliate
e mi nascosi dietro
a una scusa,
per voltare le spalle
alle lecite sentenze
di un’immagine
(univoca nel cuore)
di un’impavida sapienza,
ma di una Donna
ancora troppo stolta.



Mesi,
Anni,
Appresi,
in tutto quel tempo…
Capii di aver lasciato
l’unica cosa
che volevo
da sempre trattenere.

Capii
cosa permisi al vento
di trasportare
come polvere sottile
senza fissa
dimora 
Nessun focolare
a protezione della casa
in cui professo
la fede – di me stessa

Capii
con il passare
del tempo mirandomi a uno specchio
che nel presente
il viso
fioriva – soffriva –
di quei passi
non commessi.

Capii
fiorendo dopo
il gelo dell’inverno

Capii tutto quanto
decisi
di aver perso.

Mesi,
Anni,
decisi

Un’ altra volta:
Chiesi al Cielo
Preparai la Terra

Decisi di ripresentarmi
sulla soglia
della porta
con cautela
scivolare

Ritornare sulla cima
della montagna
a professare
confessare
consacrare

Lasciar libera la briglia,
Scalare la montagna
cuore a cuore
con la roccia.
Collidere nell’Amore
– scogliera a picco
di un’ Isola oceanica –
senza più
nessuna arma

Amare
sopra l’idea d’Amore
Amare
come già è innato
al cuore

Salire
sulla cima del Prana
a esalare quel respiro
lontano
che ritrassi
sul limite di un volo
dal giaciglio di un bicchiere

Ma…

Oggi,
prendo il mio corpo
sotto la mia ala
e decollo
dalla cima del Monte Prana


Margherita, Monte Pitoro, Aprile 2019

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