‘Un bacio’, o meglio, un grosso spoiler per salvare il vostro tempo – recensione

Avevo pubblicato questa recensione sul mio profilo Facebook tempo fa, quando ancora non avevo riaperto il blog; ho pensato che ora che mi sono ricostruito una casa nel web, sarebbe stato bello aggiungerla alla collezione.

Ieri ho visto Un bacio al cinema. Il film mi ha suscitato talmente tanta rabbia e indignazione che ho deciso di non starmene zitto, come ho – giustamente o no – imparato a fare, soprattutto perché circondato da un mare inspiegabile di voci che lo acclamano.
Fortemente colpito dal trailer, sono andato a vederlo con le migliori intenzioni. Subito dopo la prima scena, però, il declino è stato inevitabile, e ho passato il resto del film a riempirmi di face palm.
Il motivo principale – seguito da tanti altri – che mi ha portato a detestarlo è che, alla fine dei conti, Un bacio non è altro che la brutta copia (carbone) di Noi Siamo Infinito.
C’è differenza tra citazionismo e plagio.
La stessa che c’è tra “ispirarsi” e “copiare”.
Tanti, troppi, innumerevoli gli elementi spudoratamente ricalcati dal film cult di Chbosky. A partire dai protagonisti: in Un bacio abbiamo Lorenzo, gay estroverso e spigliato (ESATTAMENTE come Patrick); Blu, ragazza fragile e incompresa con la reputazione di troia (ESATTAMENTE come Sam, anche se qui il tentativo è pure riuscito male dato che essere promiscui, ragione per cui era stata emarginata Sam, è diverso dall’aver fatto un’orgia da sbronzi); e Antonio, il ragazzo timido “da parete” sottomesso alle ingiustizie e ai soprusi dei suoi compagni (ESATTAMENTE come Charlie, anche se il personaggio di Antonio non vale un pelo pubico di Charlie).
Sarebbe stato bello, e in un certo senso intrigante, se “l’ispirazione” si fosse fermata qui. Ma, mi duole ammetterlo, non è andata così. No: perché Cotroneo ha letteralmente scopiazzato qua e là un’infinità di elementi chiave dei personaggi di Noi Siamo Infinito che proverò a evidenziare uno dopo l’altro, perché la questione è davvero surreale.
A Blu, a quanto pare, piace scrivere (come a Charlie) lettere a una se stessa del futuro (come fa Charlie con il suo amico immaginario) che fungono da voice over nel film (come quelle di Charlie). Blu ha due genitori assenti che non si preoccupano di lei (come Charlie) e l’unica a sostenerla, oltre i suoi amici, è la sua insegnante di italiano (come fa il professore di Charlie). Ha un ragazzo che non la ama come lei ama lui (la stessa dinamica che c’è tra Sam e il suo ragazzo) e non capisce di essere ricambiata invece dall’altro amico del trio (come Sam non capisce di essere apprezzata da Charlie). Per concludere, unica citazione realmente gradevole, ha un casco con su disegnato un dito medio che sembra mandare a fanculo il mondo (come fa il cappello di Patrick al suo diploma).
Lorenzo, invece, è il classico gay che più stereotipato non si può. È convinto di essere l’unica star della scuola (come Patrick), si vanta continuamente di essere “favoloso” e meglio degli altri poveri comuni mortali (come Patrick), si invaghisce dell’amico etero del trio (come Patrick con Charlie) dal quale ottiene perfino un bacio (come Patrick e Charlie). Si diletta a cantare e ballare (come fa Patrick per The Rocky Horror Picture Show) e non si tira indietro a criticare superficialmente i difetti degli altri (come fa Patrick).
Infine, Antonio, da buon ragazzo “da parete” qual è, non ha veri amici (come Charlie). I suoi compagni di scuola lo prendono di mira (come succede a Charlie), è in lutto per la morte del fratello (come Charlie con il suo migliore amico d’infanzia) e, per quanto amico di Blu e Lorenzo, a volte si sente in imbarazzo perché loro sono troppo “matti” (come Charlie nei confronti di Sam e Patrick).
Insomma, viva l’originalità; originalità che, in modo davvero imbarazzante, viene a mancare perfino in alcuni dettagli che a uno che ha fatto la tesina su Noi Siamo Infinito non sono certo sfuggiti.
Sto parlando della scena di ballo a scuola tra Lorenzo e Blu (come quella tra Patrick e Sam), scena nella quale a un certo punto i due coinvolgono anche Antonio (come fanno Patrick e Sam con Charlie); oppure della scena in cui imbiancano la stanza della classe e magicamente si proiettano nel loro “infinito” (come succede a Charlie, Patrick e Sam nella scena della galleria); o ancora della scena di rissa tra Antonio e Lorenzo (come succede a Charlie e Patrick).
Questo non è ispirarsi. Prendere l’opera di qualcuno e limitarsi a ri-contestualizzarla aggiungendo qua e là qualche novità, così come 50 sfumature di grigio ha fatto con Twilight, è sbagliato, è osceno; è, artisticamente parlando, un abominio.
Il regista ha voluto fare lo stesso gioco di Chsbosky, pubblicando un libro sull’emarginazione tra i banchi di scuola per poi riscriverlo per un film diretto da lui stesso; con l’unica differenza che Chsbosky l’ha fatto quasi vent’anni fa.
Perché è proprio questo il difetto più grande del film (un classico per la cinematografia italiana): il tentativo di modernizzazione quando ormai è già troppo tardi. Un bacio non dice niente che non è già stato detto in Noi Siamo Infinito (e, lasciatemelo dire, con ben altre massime che “e se arrivato a quarant’anni non hai amici… be’, datti da fare. Perché sono loro che ti salvano, loro e basta”).
Un bacio è l’ennesimo tentativo italiano di far brodo dei teen movie americani adattandoli al Bel Paese, tralasciando elementi essenziali come l’originalità e dimenticandosi che per il cinema non vale la regola che cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
Il risultato cambia eccome.
Non è sbagliato prendere ispirazione, non è sbagliato cavalcare l’onda di un soggetto, non è sbagliato prendere spunti di riferimento; è sbagliato NON mescolarli, quegli spunti; è sbagliato prendere gli ingredienti di una ricetta e pensare di poterli usare per fare un’altra ricetta.
Senza considerare che mi sono soffermato sugli aspetti in comune con Noi Siamo Infinito.
Già, perché non mi basterebbero cinque cartelle per elencare tutti i difetti più o meno grossolani presenti nel film. Potrei parlare della recitazione da fiction di Rai Uno degli attori, ma non lo faccio. Potrei parlare della spropositata presenza di cliché e stereotipi, ma non lo faccio. Potrei parlare della feroce discontinuità delle scene dovuta a un montaggio raffazzonato, ma non lo faccio. Potrei parlare della totale assenza di giustificazione delle azioni dei personaggi, ma non lo faccio. Potrei parlare dell’inverosimiglianza che caratterizza personaggi marginali, ma non lo faccio. Potrei parlare della patetica costruzione di un finale, ma non lo faccio.
Mi limito a dire che Un bacio è l’ennesimo film dozzinale che spingerà le ragazzine a urlare di più “voglio un amico gay” che a riflettere sull’omofobia. Perché insultare il personaggio gay chiamandolo “frocio” non significa trattare di omofobia. Così come essere derisi per aver partecipato a un’orgia da sbronzi non significa trattare l’emarginazione della promiscuità.
Avrei preferito vedere sullo schermo la storia di uno di quei tanti ragazzini gay morti suicidi che Lorenzo legge per farsi forza, anziché la storia di un’amicizia che si fonda solo su apparenti motivi (Blu, Lorenzo e Antonio si mostrano sin da subito legati da un forte sentimento, ma un sentimento estremamente forzato, dovuto più alla singolarità di essere emarginati, che dalla condivisione di un viaggio).
Il finale, poi, non è niente di diverso, ripreso di pari passo da American Beauty, così spicciolo e profano. Quello, in poche parole, significa proprio non aver capito un cazzo di film.
E, quindi, della vita stessa, che tanto si cerca di emulare ma mai ci si ferma a osservare.

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