Pubblico una poesia perché è come piantare un seme a terra

Approfitto di questa domenica mattina dai contorni pallidi, dispersi in grigi non tanto avvilenti, dopo che la pioggia ha fatto il suo corso e il richiamo naturale degli uccelli torna a splendere, ben noto, nell’aria da cui io attingo respiro.
Mi sembra un buon inizio. Un’ottima scelta la mia, che – chissà perché – trovo sempre la nebbia ad attendermi all’entrata di ogni cammino che mi prefiggo di intraprendere: fu così sui Pirenei, sulle Alpi e gli Appennini.
Stavolta mi lascio scorrere dopo che la pioggia ha ripulito l’aria, mi dipano tra le pozzanghere con cui ha macchiato la Terra ed esalo da esse e in esse, insieme agli odori che rivela e smaschera nell’atmosfera, dolce fragranza che mai l’olfatto satolla.
Ho iniziato a prendere sul serio “questa storia”, in una notte recente, tra le chiacchiere sommosse di mia zia, che mi guarda e mi parla, in cucina. Mi rivestì di parole chiare che sapevano veder lontano.
Ciò mi ha spinto a muovere i primi passi, a pensare di intraprendere un nuovo viaggio.
Questo, ciò che mi prefiggo: mostrarmi.
Perché, alla fine, se scrivo – con tutto l’Amore di cui dispongo – lo faccio per il mondo.
E così, semplicemente, vorrei partire dal consegnare questa poesia, perché, credo, sia molto più brava di me a esprimere se stessa.

Sulla poesia

Scrivere poesie
perché,
vi resti impressa
la testimonianza
di questa esperienza
che è Vita
che deliziosamente
mi tocca

Se non posso prestare
i miei occhi
ed il mio cuore
alla gente che popola il mondo,
per arricchirne il volto
potrò così depositare
il seme del mio sguardo
il rullare del mio battito

Come quando…
mi addentro nel
bosco
e scorgo la luce
che cambia le chiome
le accarezza
leggiadra
come mia Madre
quando mi allattava
e le saluta,
poi,
verso sera
come quando
mio padre
riconobbe
in me
una Donna

Scrivere poesie
perché l’impeto della Vita
non svanisca
nel suo sconvolgere
ogni mia credenza
perché il soffio vitale
che tramite essa
mi attraversa
divenga la scia
nel cielo
che lascia una
meteora.

Il bagliore,
tra un tratto
che porta con sé
l’impronta
della mia mano leggera
tessuta
in ciò che visse.

Scrivere poesie
come quando lascio
il corpo cadere
di fronte alla potenza
del mare
e lascio alla natura
lo spazio per cancellare
ogni cosa superflua
con la sua saggezza
Prendermi e portarmi
nella profonda gola
dove dimora
l’abbraccio delle correnti

Dove i flussi
divergono e convergono
Dove il mutamento
dispiega il suo fluire

Mistero…
che si intreccia
tra le corde
della mia voce
quando canta
o nel calzare
dei miei passi
lungo la passeggiata

Scrivere poesie
come quando
ci si ferma
ad ascoltare
perché qualcosa
– dall’alto –
ce lo detta,
arrivando ad osservare
che siamo lì
– proprio lì –
a contemplare
il paesaggio che ha la forma
del nostro cuore

Scrivere poesie
perché,
cos’altro aspettarsi
da una sensibilità
talmente dilagante
che cerca,
con forza,
afferma,
fiera,
la sua incredibile,
fragile,
meravigliosa,
unica
umana essenza

Margherita, Monte Pitoro, Marzo 2019.

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