‘Donne sull’orlo di un crisi di nervi’: le giuste dosi – recensione

È passata una settimana da una delle ricorrenze che più fa discutere, specialmente negli ultimi anni: la festa della donna. Chi è donna “vera”, chi alfa, chi fiore, chi tigre, chi “quella cagna non può camminare sulle impronte di una leonessa”, eccetera; ma quello che ci importa adesso è parlare di quali film sulle donne amiamo e quali dovremmo consigliare alle generazioni future.
Io comincio con Donne sull’orlo di una crisi di nervi.
Trama per chi non lo conoscesse: una doppiatrice sta per essere abbandonata dal suo amante. Mentre cerca di rintracciarlo s’imbatte nel figlio dell’amante, in sua madre, in un’amica che crede di essere inseguita dalla polizia e infine nella nuova fiamma del suo ex.
Donne sull’orlo di una crisi di nervi è un film bellissimo. Punto. Purtroppo però ha qualcosa che noi, nuova generazione di cinefili che lo avevamo visto da piccoli – o almeno io e la mia tata – non capiremo (non capirò) mai.
Non mi riferisco al titolo pazzesco, all’interpretazione di Carmen Maura o a una delle sceneggiature più brillanti che il signor Almodovar ci ha regalato. Siamo nel 1988, e io sfido chiunque fosse presente nelle sale di tutti i cinema, di provincia e di città, a non aver pensato, guardando sullo schermo questo piccolo capolavoro spagnolo, che fosse qualcosa di fresco o, ancora meglio, che fosse come un lampo.
Lo stesso lampo che devono aver percepito in America per aver dato, giustamente, una nomination agli Oscar a qualcosa che vent’anni in anticipo presentava personaggi che avremmo poi ritrovato nelle migliori produzioni che vedevano protagoniste le donne. E non starò di certo qui a fare l’elenco: Pedro Almodovar camminò sul pianeta Donna molto prima di tanti altri, capendone l’idioma e intuendo come raccontarlo al mondo.

Ecco che una donna può passare dall’amore più sottomesso alla più violenta vendetta nella stessa frase, oppure essere in grado di distruggere una vita per attirare l’attenzione di un uomo e diventare furiosamente indifferente per ottenerlo.
L’amore e la passione possono renderti idiota, coraggioso, possessivo, cieco o completamente pazzo. Ma anche tutte queste cose messe insieme. Ecco cosa cattura Almodóvar in un vertiginoso film ritmico con una storia che dura due giorni in cui la protagonista cerca disperatamente di individuare il suo ex-partner per comunicare qualcosa di importante.
Donne sull’orlo di una crisi di nervi ha anche il grandissimo pregio di aver fatto conoscere il personaggio di Carmen Maura (ho già detto quant’è brava?): senza questa ottima caratterizzazione, azzarderei una perdita di qualità del 60%. Il suo personaggio è un intrico nero di nervi, risentimento e frustrazione che inghiotte qualsiasi cosa, finché non purifica l’intero universo intorno a lei e infine riposa tranquillamente.
Il film è un susseguirsi di scene squisite che dimostrano che parlare non è sinonimo di comunicazione. È un’ avventura di deliri, codici femminili, stereotipi, il tutto scandito ritmicamente senza una sbavatura, un momento di noia, oltre che con un’attenzione particolare per quello che riguarda gli ambienti e i colori (una guerra tra rosso e blu portata all’estremo). Come nei film precedenti del regista, anche in questo caso i dialoghi sono da ammirare, riascoltare, analizzare, perché indice di come una buona sceneggiatura possa sostenere una storia all’apparenza banale e nemmeno così profonda da poter essere motivo di interesse.
È proprio la sceneggiatura, in perfetta armonia tra ordine e caos, così ben capitanata da Almodovar con la giusta ironia e carica di humor, che lo rende un film da vedere ancora oggi.

Ma, a proposito di questo, torniamo a quello che era il quesito all’inizio di questo articolo. Cosa mi sfugge di questo film? Probabilmente il contesto storico in cui uscì. Probabilmente se la mia mente fosse in grado di annullare quarant’anni di storie, di cinema, di modelli e di riferimenti, guardando questo film per la prima volta sarebbe colpita da ogni singolo dettaglio come una bomba che esplode, si ricostruisce e poi esplode di nuovo. Forse all’epoca il gazpacho doveva essere super fresco.
Ma per fortuna abbiamo i frigoriferi, e quando ci viene voglia possiamo rifarlo.
Dunque eccovi la ricetta da seguire per la visione di questo film: “Pomodori, un po’ di cetriolo, peperoni, cipolla, una puntina d’aglio e poi olio, sale e aceto, pane secco e acqua”. (E barbiturici.)
Il segreto è tutto nelle dosi”.

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