Ho avuto tredici anni anch’io: sul ragazzino e l’infermiera

Sta facendo scalpore in questi giorni la storia di un tredicenne che ha avuto una relazione con una donna di trentacinque anni, sua insegnante di ripetizioni, che ora è accusata di violenza sessuale su minore.
Ma soprattutto (come ahimè succede sempre quando di tratta di violenze sessuali ai danni di uomini) stanno facendo scalpore commenti (commenti, è bene sottolinearlo, degli uomini) come: “ma perché a me non è mai successo, le mie insegnanti erano tutte brutte e vecchie, oh se solo fosse successo a me, ma mica è stupro con un uomo, in fondo a tredici anni uno è grande abbastanza”.
No.
A tredici anni uno non è grande abbastanza.
Non tanto per fare sesso, quanto per capirne le conseguenze. Per non farsi raggirare. Per non farsi convincere a fare cose contro la propria volontà. Per non farsi trascinare in una cosa più grande di sé.
E lo so perché ho avuto tredici anni anch’io. E quando io avevo tredici anni, Carlo ne aveva 46. Quasi l’età di mia madre.
Ho avuto tredici anni anch’io e a tredici anni pensavo di essere brutta, e quando un uomo adulto ha iniziato a scrivermi su Facebook e a dirmi che ero bella io gli ho creduto. Ho voluto credere alla purezza dei suoi sentimenti e al fatto che parlava con me perché ero interessante, non perché ero una bambina.
E anche se per fortuna la storia è diversa perché io il buon senso di allontanare Carlo l’ho avuto in tempo (mi sono resa conto che in fondo era un po’ strano, dato che l’unica volta che l’ho visto è stato in un luogo pubblico e affollato e avevo delle amiche con me), io capisco.
Capisco questo ragazzino, capisco cosa si prova, lo so che è bello e fa sentire bene a tredici anni (come a trenta, come a ottanta) sentirsi desiderati, sentirsi amati. Che l’attenzione di un adulto a quell’età è inaspettata, coglie di sorpresa, che non pensi che una persona più vicina all’età dei tuoi genitori che alla tua possa trattarti da pari.
C’è un motivo se l’età del consenso è quattordici anni (e però è la maggiore età per quanto riguarda figure che esercitano potere sulla persona, come nel caso specifico un’insegnante, per quanto di ripetizioni). A tredici anni siamo fragili, siamo malleabili, siamo ingenui; a tredici anni non sappiamo e anche se sappiamo non capiamo. E questo vale per le donne come per gli uomini.
Dunque, no: se ci fossi stato tu al suo posto, saresti stato una vittima tanto quanto lui. E ti assicuro che non ti sarebbe piaciuto affatto.

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