‘Now Apocalypse’ di Gregg Araki: kitsch, cringe e molto altro

Sto scrivendo la recensione del primo episodio di Now Apocalypse da fatto e non potrebbe andare meglio.
Sesso, scala Kinsey, Tinder, alieni, segni zodiacali, sogni premonitori, poligamia, cam girls, petti villosi in bella vista: c’è tutto nella nuova serie andata in onda domenica sera su Starz ideata, scritta e diretta da Gregg Araki e prodotta da Steven Soderbergh e Gregory Jacobs… tutto quello che piace ai gay. Ma può bastare?
Per carità, lungi da me lamentarmi quando FINALMENTE qualcuno ha portato sullo schermo un Tyler Posey omosessuale che si masturba con un ragazzo di nome Ulisse dopo averlo limonato. In effetti, anche la colonna sonora (Years & Years, Jamie XX) merita, così come la fotografia (sempre sobria e poco saturata, in pieno stile Araki) e il cast: un concentrato di giovani aitanti (l’unico che odio e ripudio con tutto me stesso è Beau Mirchoff, che con quella faccia da schiaffi avrebbe dovuto estinguersi in Awkward) che non perdono occasione di togliersi la maglietta o parlare di sesso.
Qualcosa potrebbe andare storto?

Devo essere sincero: l’unico – serio – motivo per cui vale la pena guardare Now Apocalypse si chiama Avan Jogia, che spero di vedere presto in tutti i film e tutte le serie-tv di Hollywood. Gregg conosce bene i suoi polli: sapeva che per tenere duro alta l’attenzione del suo pubblico serviva un bel faccino inedito che ci facesse sognare… quello, e una coppia di bonaccioni riciclati da teen-drama di dubbia qualità, tra cui, tuttavia, si scorge un Tyler Posey in pienissima forma, vera rivelazione di questa serie. 
Insomma, se ancora non si fosse capito non ci sono (buoni) motivi per guardare Now Apocalypse, a meno che non siete donne etero, uomini gay, persone bi/pan/queer (ma non sapio) oppure un quattro sulla scala Kinsey. La storia per adesso sembra la versione più o meno sofisticata di Kaboom, il film di Araki passato alla storia come il confine tra un disastro e un capolavoro; in un certo senso si può dire, scomodando i Wachowski (che sono sicuro apprezzerebbero), che Sens8 sta a Cloud Atlas come Now Apocalypse sta a Kaboom.
Carenza di idee o tuffo a bomba nel mercato televisivo?

Quale che sia la risposta, una cosa è certa: se ci saranno un Tyler Posey e un Avan Jogia che copulano in ogni puntata, potrei pure pensare di farmi l’abbonamento a Starz.
Per il momento trovo davvero difficile capire che strada prenderà la serie, ovvero se riuscirà ad andare oltre il target un po’ troppo ristretto di “omosessuali in calore con la sindrome di Peter Pan e il gusto per il cattivo gusto”, o se invece si rivelerà essere solo un regalo di papà Gregg ai piccoli busoni di Pordenone (cit.).
Per adesso non è niente che quel vecchio porco di Ryan Murphy non ci abbia già mostrato. Sì, è vero, il taglio autoriale di Araki che oscilla tra estetica pop e kitsch e dialoghi nichilisti a sfondo sessuale/contemporaneo/global(izzato) dal retrogusto di sperma si sente, e da un lato ne sono felice; eppure quando si osa così tanto il rischio di cagare fuori dal vaso un piccolo stronzo trash che sarà cancellato a metà della seconda stagione costringendo gli addetti agli effetti speciali a sostituire in post-produzione il volto di Tyler Posey con quello di Nicholas Cage criogenizzato negli archivi digitali di Hollywood è dietro l’angolo.
Che sarebbe comunque meglio di trovare un alieno rettiliano che stupra un barbone. 
Così. Per dire.

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