La comunità LGBT+ tra scelte personali e rispetto reciproco

Parlando della sigla LGBT+ bisogna partire da un presupposto fondamentale: le etichette (perché in fondo di etichette si tratta) sono qualcosa che il singolo individuo sceglie per se stesso, non sono infatti altro che categorie sociali e interpersonali e relazionali e sentimentali in cui si decide che ci si sente più a proprio agio che in altre. Per cui, certamente, si nasce gay o bisessuali o pansessuali, ma si decide di identificarsi con l’una piuttosto che con l’altra etichetta. Un esempio pratico: esistono persone omosessuali che vanno a letto anche con persone del sesso opposto, ma non per questo sono meno gay. È una scelta personale e in quanto tale va rispettata. Il pregio e il difetto fondamentale della sigla è che cerca di includere tutti e così facendo finisce sistematicamente per far sentire qualcuno escluso. LGBTIQA+ è già una versione più accettabile, per quanto impronunciabile. Ma chi viene incluso dunque? Chiunque si identifichi con un orientamento sessuale che non sia quello eterosessuale ma anche chiunque non si identifichi come cisgender ma anche chiunque in qualche modo non rientri nella “norma”.
Ma affrontiamo una cosa alla volta.
Il genere e l’orientamento sessuale sono due cose ben distinte e scollegate tra loro. Il primo riguarda come l’individuo si sente (uomo cisgender, donna transgender, persona queer o genderfluid o altro). Il secondo riguarda da chi l’individuo è attratto (uomini, donne, entrambi, nessuno dei due, persone queer).

QUEER

Queer, letteralmente “strano”, è un termine ombrello che nasce come dispregiativo e che può riguardare tanto il genere quanto l’orientamento sessuale. Rivendicato solo nei primi anni ’90 dalla comunità LGBT, queer è un termine politico. Queer è una scelta. Queer è un esporsi e un mostrarsi. Si è queer nel momento in cui si decide di dare battaglia attraverso le proprie etichette. Posso essere gay e queer, pansessuale e queer, genderfluid e queer, transgender e queer. La scelta del termine queer per il proprio corpo denota attivismo.

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L’attore Ezra Miller (1992) si identifica come queer.

Maschio, femmina: il genere come costrutto sociale

Per parlare di genere è necessario partire da un presupposto: il sesso biologico (“Che cos’hai nelle mutande”) e il genere sono due cose diverse e affatto collegate tra loro. Il genere come binario maschio-femmina, pene-vagina, blu-rosa, non è in grado di reggere le mille sfumature in cui l’essere umano finisce per ritrovarsi. Prima di tutto perché ci sono persone il cui sesso biologico non è né maschile né femminile: si tratta ad esempio delle persone intersessuali (il termine “ermafrodito” è considerato arcaico e offensivo), secondo le statistiche circa una su cento, che nella maggior parte dei casi subiscono delle vere e proprie mutilazioni appena dopo la nascita per essere costrette nel genere maschile o in quello femminile. Tali mutilazioni prima di tutto sono delle violazioni drammatiche dei diritti umani, dato che ovviamente un neonato non è in grado di scegliere per se stesso, inoltre possono portare in seguito a gravissimi problemi fisici e psicologici. Uno dei compiti fondamentali della comunità è quello di rivendicare per le persone intersex il diritto di scegliere per il proprio corpo.
Le persone transgender, la T di LGBT, sono persone che si identificano con un genere diverso da quello che gli è stato assegnato alla nascita (il contrario, quando ti identifichi con il genere che ti è stato assegnato, è cisgender). Le persone transgender possono in alcuni casi avere quella che si chiama “disforia di genere”, un disturbo psicologico che si ha quando il proprio genere di appartenenza non corrisponde con quello mostrato dal proprio corpo. Ad esempio molte persone transgender assigned female at birth (o FtM) provano disforia a causa del seno e sentono la necessità di nasconderlo (con un apposito capo di abbigliamento che si chiama binder) o rimuoverlo chirurgicamente. La disforia non è tuttavia necessariamente presente e ci si può identificare come transgender anche in sua assenza. Le persone transgender possono dunque trovarsi più o meno a proprio agio con il proprio corpo e decidere o meno di modificarlo per viverlo meglio, attraverso terapie ormonali e operazioni chirurgiche. Tuttavia si tratta di scelte molto personali. Il discorso è sempre lo stesso: bisogna rispettare il diritto di un individuo di identificarsi come transgender sempre e comunque, anche se non rispetta l’idea che ha la società di una persona transgender.

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L’attrice transgender Indya Moore (1995), nota per il suo ruolo nella serie Pose.

Esistono altre identità di genere più sfumate e variegate: genderfluid e genderqueer sono identità simili che assumono significati diversi per individui diversi e riguardano le persone che si identificano come una via di mezzo tra maschio e femmina, oppure come entrambi allo stesso tempo, o a volte come l’uno e a volte come l’altro; agender riguarda una persona che non si considera né maschio né femmina.
Insieme con il genere bisogna considerare la fondamentale questione dei pronomi: i pronomi sono una scelta personalissima che va rispettata ad ogni costo. Detto molto semplicemente: se una persona che ti sembra femminile ti dice di usare “lui” nei suoi confronti, non puoi decidere deliberatamente di non farlo. I pronomi non sono legati in alcun modo ai genitali, non sono legati in alcun modo alla visione che ha la società di un individuo, non sono legati a nulla se non alla visione che qualcuno ha di se stesso. Pertanto, ognuno deve avere il diritto di scegliere i propri pronomi e farsi chiamare come vuole.

LGB: e gli altri?

Gli orientamenti sessuali hanno confini meno netti di quanto uno non pensi. Quando una persona poco informata a riguardo pensa all’orientamento sessuale, nella maggior parte dei casi pensa: eterosessuale oppure omosessuale. Oggi finalmente si comincia a parlare di più anche di bisessualità, ma sempre troppo poco (così poco che ancora si dice che Freddie Mercury fosse gay, quando si identificava dichiaratamente come bisessuale).
Bisessuale o pansessuale: la differenza non è netta ed è una volta ancora una questione molto personale. A livello puramente linguistico, bi significa due e pan significa tutto; dunque per alcune persone bisessuale significa che si è attratti dagli uomini e dalle donne, mentre pansessuale che si è attratti anche dalle altre mille sfumature del genere. Per altri, bisessuale è essere attratti dal proprio genere di appartenenza, e un altro (esempio: se io mi identifico come donna e sono attratta dalle donne e dalle persone queer, ma non dagli uomini). Per altri ancora bisessuale è considerare il genere come un fattore rilevante nella scelta di un partner, mentre pansessuale è non considerarlo affatto (ovvero se sono attratto da te sia che tu ti identifichi come uomo o come donna o come genderfluid o come cestino da cucito). Un altro termine che viene utilizzato, anche se meno, per effettuare una distinzione sia da bisessuale che da pansessuale, è quello di polisessuale: quando si è attratti da molti (poli) generi, ma non da tutti.

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Freddie Mercury (1946-1991)

Asessuali, aromantici, demisessuali: i grandi esclusi

Un grande dibattito interno alla comunità LGBT è quello riguardante le persone asessuali, aromantiche e demisessuali: una persona cishet (cisgender ed eterosessuale) che si identifica come una o più di queste categorie, può essere considerata parte della comunità?
Ma chi sono queste persone?
Le persone asessuali sono individui che non provano attrazione e desiderio sessuale. Il che non significa necessariamente che non facciano sesso. Ancora una volta, è una decisione personale. Le persone aromantiche sono persone che provano attrazione sessuale ma non attrazione romantica. In parole povere, persone che non si innamorano. Le persone demisessuali sono persone che provano desiderio sessuale solo in determinate circostanze e non in altre, ad esempio solo quando sono innamorate o solo quando sono in una relazione.
La volontà di inclusione della comunità LGBT+ contrasta notevolmente con questo genere di dibattiti: dovremmo essere una famiglia per chi non la ha, un luogo sicuro in cui tutti vengono accettati per quello che sono, uno spazio in cui la libertà di scegliere come identificarsi viene prima di tutto. E se le persone asessuali, aromantiche e demisessuali vogliono considerarsi nel + di LGBT+, perché mai dovremmo impedirglielo?

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