‘Don’t Feed the Pop Monster’: il nuovo imperdibile album dei Broods

Gruppo neozelandese composto da due bellissimi fratelli, i Broods fecero il loro esordio nella musica con il singolo Bridges, descritto da MTV come “una traccia synthpop da brivido”, che anticipava il loro primo EP Never Gonna Change e l’album che avrebbe fatto da apripista alla loro carriera: Evergreen, una vera perla musicale intrisa di sonorità synthpop e di atmosfere malinconiche.
Il 1 febbraio 2019 esce su Spotify e su piattaforma disco il loro terzo album: Don’t Feed the Pop Monster, anticipato dal singolo e video Peach.

I Broods sono sempre stati quel gruppo “poco conosciuto” in Italia che riempie il cuore di ogni piccolo hipster con la passione per il pop, l’indie-pop, l’electropop e il synthpop. Mescolando sapientemente tutte le varie sfumature del genere, i Broods sono riusciti a costruirsi un piccolo impero di fan, grazie soprattutto al primo album, Evergreen, uno dei migliori dischi synthpop che  custodisco gelosamente e che non mi stancherò mai di ascoltare.
Il loro punto di forza – che li accomuna alla nuova ondata di artisti pop non-americani più sofisticati e alternativi che unisce intelligentemente il pop all’elettronica – è l’atmosfera che le basi, fatte principalmente da Caleb, il fratello, e la voce angelica di Georgia, la sorella, riescono a creare: un delicato ma feroce mix di tristezza, straniamento e quiete che ti culla, ti accarezza e ti accompagna quando sei in un certo tipo di mood.
Dopo aver ascoltato varie volte Don’t Feed the Pop Monster e il secondo album che fecero uscire nel  2016, Conscious, posso dire che Evergreen per adesso rimane ancora il loro album migliore. Con il secondo avevano provato una strada più electro-pop, concentrandosi più sulla “potenza” delle basi – sfornando pezzi quasi fin troppo “aggressivi” – e la grinta della voce di Georgia; Conscious rimane un bel lavoro pop molto commerciale da riascoltare volentieri, con all’interno dei pezzi veramente interessanti, ma che nel complesso non risultava allo stesso modo incisivo ed efficace come il primo album.
Con Don’t Feed the Pop Monster, i Broods hanno deciso di ripercorrere il genere e lo stile che li hanno contraddistinti nel primo periodo, ma qualcosa è cambiato.

Il risultato è un album estremamente piacevole e godibile, poiché il pieno potenziale della voce di Georgia emerge puntando di meno al successo commerciale (come indica il titolo, d’altro canto) e più al loro vero – e unico – talento. Tuttavia, pur tornando a cavalcare il loro cavallo di battaglia, il synthpop, il paragone con il primo album è inevitabile, e per quanto Evergreen peccasse, per certi versi, di ingenuità e “pesantezza”, per me era comunque molto più incisivo di Don’t Feed the Pop Monster.
Di sicuro si tratta di un album che, forse più di tutti gli altri, richiede pazienza, concentrazione e svariati ascolti, prima di essere compreso e apprezzato al pieno. Il “problema” è che a parte Everytime You Go (il pezzo migliore), Peach, Too Proud e Hospitalized, il resto dell’album sembra un po’ sottotono, debole, quasi privo di quell’unicità che li aveva caratterizzati all’inizio, forse a causa degli arrangiamenti un po’ ripetitivi.

Insomma, Don’t Feed the Pop Monster si presenta come un bel lavoro, uno sforzo di “ritorno alle origini” che, se paragonato con il primo album, può risultare a tratti insoddisfacente, al di sotto delle aspettative (anche se per certi versi, paradossalmente migliore), ma che se considerato invece come tappa di un percorso teso alla maturazione artistica, può trovare il giusto senso.
Non annoia, non dispiace, non stanca; eppure è come se allo stesso tempo non ingranasse, non lasciasse quel “qualcosa” – sia di profondo, come Evergreen, sia di un po’ più superficiale, come Conscious – in più.
In ogni caso, siamo lontani anni luce dalla delusione o dall’inizio del declino: nonostante non siano sul campo da molti anni, sono sicuro che i Broods avranno ancora molto da darci.

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