Sussidiario illustrato dell’indie-pop italiano

Se esiste un genere musicale in grado di dividere le folle come fece Mosè con le acque, allora stiamo parlando dell’indie. Mai come negli ultimi tempi, infatti, il genere è esploso e ha conquistato, oltre ai soliti fan di un tipo di musica da sempre considerata di nicchia, le masse e le classifiche, varcando ripetutamente il confine con la musica mainstream e assumendo un sound più vicino al pop, che all’indie.
In realtà la questione della contaminazione dei generi non è di recente scoperta: sono anni ormai che i generi (musicali, cinematografici, letterali e perfino sociali, se vogliamo) hanno lasciato il posto a decine e decine di sotto-generi, finendo per diventare una specie di torre di Babele inflazionata dove quasi con fatica si può distinguere una lingua ufficiale composta da tanti dialetti che ne confondono l’identità.
La maggior parte dell’indie che c’è in giro, infatti, è fortemente influenzato dalla componente pop; non a caso molti autori che un tempo erano considerati pietre miliari dell’indie hanno avuto una svolta pop, che non necessariamente significa che hanno iniziato a fare musica di merda. Certo, può rischiare di incrinare il rapporto con un pubblico che predilige un determinato tipo di sound e testi; ma di sicuro è un azzardo che, se fatto con intelligenza, è in grado di uscire dignitosamente dalla comfort zone e sperimentare con la massa.
Io ho cercato di fare una lista di quelli che per me rappresentano il meglio dell’indie-pop italiano in circolazione. Con il tempo la aggiornerò aggiungendo nomi che magari sono fuori già da un po’, ma per il momento ho deciso di concentrarmi solo su quelli che conosco.

CALCUTTAcalcutta-mainstream-cover

Partiamo con quello che, a parere di molti, ha fatto un po’ da spartiacque al fenomeno del nuovo indie: Calcutta, che con il suo secondo album, Mainstream (un nome, un programma, un successo) ha ridefinito i canoni del genere. Io credo che il merito – parola che forse per qualcuno andrebbe sostituita con colpa – di Calcutta sia quello di aver fatto avvicinare un genere che prima veniva snobbato alla massa, palesemente bisognosa di iniettarsi un po’ di disagio esistenziale nelle vene. Calcutta ha sfornato massime dal gusto indie che ormai sono incise nella memoria di tutti (e ho fatto una svastica in centro a Bologna, ma era solo per litigare), ma ha anche generato un’orda di ragazzi isterici che, in un certo senso, sviliscono un po’ la natura del genere. In ogni caso, che lo si ami o si odi, il suo è un album che ha lasciato il segno, grazie anche a delle canzoni che sono diventate vere e propri inni al disagio che è dentro – e fuori – di noi.

LEVANTE8034125847365_0_0_0_75

Da anni ormai sulla scena musicale, Levante è considerata all’unanimità la principessa dell’indie italiano. L’evoluzione della sua musica dall’indie al pop è stata un processo coerente e lineare: il suo primo album, Manuale distruzione, rappresenta in tutto e per tutto il tipico album d’esordio di una cantante indie ai giorni nostri, con i suoi pregi e i suoi difetti. Al secondo tentativo, con Abbi cura di te, Levante prova a cavalcare l’onda del pop su una tavola indie: il risultato è buono, ma già a distanza di un anno si possono notare un sound diverso e una ricercatezza maturata con l’esperienza. Il terzo e ultimo album, Nel caos di stanze stupefacenti, è la perfetta rappresentazione di una cantante pop che viene dalla scena indie: Levante si ridefinisce presentando questa volta un prodotto che non è un ibrido ma che risponde ai canoni di un genere specifico. Dimostra di possedere grinta, carisma e di saper scrivere tormentoni dal puro gusto pop. L’approdo a X-Factor, inoltre, consacra ufficialmente al successo una ragazza che è partita da zero, merito dell’esperienza fatta per strada, dei concerti gratis, del passaparola e di un innegabile talento.

CANOVACanova-Avete-Ragione-Tutti-cover-album-1160x1160

Quando ho saputo che i Canova sono usciti da Amici ho rischiato un collasso. Dopo mesi passati in fissa con il loro album, avete ragione tutti, non riuscivo a credere che la De Filippi fosse riuscita a sfornare della musica decente. Non che i Canova siano la band rivelazione del secolo, eppure sono riusciti a creare un buon prodotto pop dal retrogusto indie che funziona: commerciali, sì, ma fino a un certo punto. La vita sociale è un’altra di quelle canzoni che è riuscita a farsi spazio nella memoria odierna dei giovani ragazzi affamati di disagio. Il disco è colmo di palpabili pezzi radiofonici, che però non guastano mai. In poche parole, un album che si lascia ascoltare senza troppe pretese.

COLAPESCEcolapesce-infedele-2017-650x650

Il raccomandato di questo blog. Sul suo ultimo album ho già scritto un articolo qui, ma visto l’amore che provo per lui potrei parlarne all’infinito senza stancarmi. Colapesce per me è un po’ il Neil Gaiman della musica: ogni pezzo è una storia, ogni canzone ti trascina in un universo parallelo fatto di pesci volanti e cartoni disegnati a mano. Al terzo album si riconferma uno degli artisti più interessanti sul panorama musicale italiano, in grado di evolversi, sperimentare, crescere, mutare con il tempo senza perdere di vista le sue origini. Il suo percorso musicale è un po’ contorto ma preciso, poiché ha sempre provato nuovi generi e nuove sonorità. Il titolo del primo disco, Un meraviglioso declino, rappresenta il concetto dell’album: la decadenza che fa parte di ognuno di noi. Il secondo, Egomostro, è un progetto carico di potenza emotiva che non ti fa dimenticare del primo, anzi: ne ricalca le basi esprimendo con maggiore consapevolezza e maturità artistica le tematiche attuali che il cantautore affronta nelle sue canzoni. L’ultimo album, poi, non è altro che il trionfo della sua musica. Insomma, il suo nome ormai è garanzia di ottima musica, ma solo per palati sopraffini.

BAUSTELLEcopertinaBaustelle_blaelv

Probabilmente il miglior gruppo in Italia. I Baustelle sono un’altra certezza: dopo diciassette anni di attività nel campo della musica e sette album alle spalle, continuano a stupire e a sorprendere. Nel corso degli anni hanno sperimentato con i generi, con le canzoni, con il pubblico, senza fermarsi ma soprattutto rimanendo sempre all’altezza delle aspettative. Hanno sfornato album che sono diventati veri e propri capolavori; canzoni, storie, pezzi che si sono tramutati in inni alla vita, alla morte, ai temi sociali, al pessimismo cosmico e all’esistenzialismo. Perché è questo che li caratterizza: un’eterna e quasi primitiva malinconia in grado di comunicare al tuo io più profondo, in grado di farti provare nostalgia per qualcosa che non hai mai avuto. Il loro ultimo lavoro è la dimostrazione che si può fare musica seria anche con il pop: un trionfo di melodie e canzoni orecchiabili e potenzialmente radiofoniche, senza però che ci sia conflitto con il loro stile. Nonostante siano stati per anni i cardini della musica indie in Italia, infatti, i Baustelle rientrano nella categoria di artisti che pur ridefinendo il genere e se stessi attraverso il tempo non perdono mai la loro identità.

 POP Xlesbianitj_cover

Il gruppo bonus di questa lista. Non che non meritino di essere conosciuti a livello globale, ma il loro è un genere che non risponde esattamente alla definizione di indie-pop. I Pop X si esprimono attraverso l’elettronica, il rumore e dei testi in bilico tra il demenziale e la satira sociale. Nonostante siano in attività dal 2004, hanno ottenuto un discreto successo solo di recente, grazie all’ultimo album Lesbianitj che è la quintessenza dell’elettronica. Se non fosse per i testi bizzarri e il loro unico stile nonsense che li contraddistingue ovunque vadano, i Pop X sarebbero già in vetta alle classifiche. Le basi delle canzoni sono pazzesche; l’ultimo album è ricco di perle che, nonostante tutto, dimostra di avere alle spalle una produzione musicale non indifferente. Lesbianitj è un trip dall’inizio alla fine: è come drogarsi senza drogarsi. Le canzoni ti trascinano in un loop temporale in cui non ti sembra più di stare ascoltando musica, ma di essere in un episodio di Rick e Morty. Che piacciano o no, una cosa è certa: sono il gruppo più unico e particolare che abbiamo in Italia, e solo per questo meritano di essere conosciuti.

GAZZELLE
Superbattito-album-cover-gazzelle

Per me i concerti sono un po’ la prova del nove dei cantanti, perché solo vedendoli lì, messi a nudo davanti a centinaia o migliaia di persone, puoi capire davvero se valgono qualcosa o sono solo voci su una base. Beh, ho visto Gazzelle dal vivo, e per me è stata la conferma del mio amore per lui. Perché Gazzelle non è solo l’ennesimo cantante indie che prova, attraverso influenze pop ed elettroniche, a esprimere un disagio generazionale insito in ognuno di noi: Gazzelle è anche un ottimo cantante in grado di stare sul palco e interagire con la folla, che arriva, come dicono spesso nei talent. Da poco sulla scena musicale, con il suo album di debutto Superbattito è riuscito in pochissimo tempo a creare una schiera di fan accaniti che lo seguono ovunque vada. Gazzelle è un po’ Calcutta, o Calcutta è un po’ Gazzelle. Ma la componente dell’elettronica fa un po’ da spartiacque tra i due: nonostante le somiglianze nei testi e nelle melodie, Gazzelle ha aggiunto un elemento chiave al suo stile che lo avvicina più al pop e all’elettronica, che all’indie. Anche se l’ambiente in cui sembra essere più a suo agio rimane quello dei centri sociali, non dei locali underground di Milano.

[in aggiornamento] 

Annunci

4 pensieri su “Sussidiario illustrato dell’indie-pop italiano

  1. Papillon ha detto:

    Non so quanto il tuo post sia esaustivo del movimento indie, ma per un profano del genere come me risulta indubbiamente esplicativo e utile. Una luce. Anche se indie, che credo stia per indipendente – in fondo – musicalmente parlando, non vorrebbe dire nulla, se non, appunto, indipendente. Trovo interessante, infatti, quando per alcuni artisti parli di passaggio da “indie” a “pop”, nel senso che sono passati da un circuito “indipendente” ad un circuito “commerciale”. Infatti Levante è l’unica che ho ascoltato alla radio. Detto questo, quasi non so più dove volevo andare a parare… in pratica mi hai fatto pensare che ogni epoca musicale è legata al “mood” della generazione che la vive e io che non sono giovane ne ho visti passare diversi, di “mood”. La mia epoca era quella della cosiddetta “new wave”, ma oggi riascolto musica che parte addirittura dagli anni 50 e 60, quando dal blues e dal country, con evoluzione quasi darwiniana, nascono il soul ed il funky da un lato ed il rock dall’altro. Devo dire che oggi trovo poca informazione sulla musica contemporanea, e sullo spirito che la anima, perlomeno tramite i media che frequento io, quindi, in conclusione ho trovato molto interessante il tuo post.

    Mi piace

    • Felix White ha detto:

      L’articolo non vuole essere esaustivo del movimento indie, ma di un sotto-genere dell’indie che è, appunto, il pop. La scena indie italiana (scevra da influenze di altri generi) ha ben altri esponenti, non di certo quelli citati (a parte i Baustelle). La definizione originaria di indie è proprio quella, ovvero musica auto-prodotta, senza una casa discografica alle spalle; con il tempo, si sono aggiunti a questa categoria anche tutti quegli artisti che si allontanano, per arrangiamenti e sonorità, dal genere “mainstream”, senza necessariamente essere indipendenti da un’etichetta. Ti ringrazio per aver trovato questo articolo interessante e per aver lasciato un commento. In realtà di musica se ne parla, ma si lascia sempre meno spazio al tipo di musica che non “va di moda”, che non si ascolta in radio. Ora che il genere indie ha trovato nel pop un appiglio, di recente si parla anche di questa, nonostante, a detta di molti, l’influenza quasi preponderante della componente pop abbia svilito il genere che era in origine. Per me si tratta solo di un’evoluzione, come dici tu: di un “mood” che sta seguendo la nostra epoca. Perché è naturale che i generi non possano rimanere gli stessi nel corso del tempo, ma cambino, nel bene o nel male, seguendo quello che sono le influenze della società.

      Piace a 1 persona

Se vuoi, lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...