paramore-coverOggi parliamo della popolare, pop, punk, power pop band Paramore che, con il loro ultimo album, After Laughter, rilasciano musica da più di dieci anni.
Non sono un grande fan della band: ho sempre considerato la loro presenza come un dato di fatto, finché un giorno non sono inciampato nel video dell’ultimo singolo Hard Times (da allora ringrazio qualunque divinità per avermi dato l’occasione di udire quel meraviglioso sound catchy), che rappresenta un cambio di rotta, un coming out al pop. L’inizio di una nuova era per la band.

Il sound di questa canzone, e in generale dell’intero disco, è una sorta di indie misto alla disco-dancefloor anni ’80.

Tracce come Pool mi hanno ricordato i lavori della cantautrice Carly Rae Jepsen con E-mo-tion, ma in After Laughter vi troviamo anche influenze reggae, come in Caught In The Middle, una delle canzoni meglio riuscite di tutto l’album.

Non manca il vibe emo, tipico Paramorniano, che convoglia nella particolarissima traccia No Friend, cantata interamente dal frontman dei mewithoutyou, Aaron Weiss. I vocals non sono facilmente comprensibili, sussurati e sovrastati dalla martellante chitarra che accompagna l’intera canzone.

In Tell Me How, Hayley canta melodrammatica su come sia difficile ricominciare la propria vita senza il chitarrista Jeremy Davis, ormai separatosi dalla band anni fa. Non mi aspettavo una ballad come traccia di chiusura, forse perché After Laughter ci abitua a farci saltare fra i tavoli e, per questo motivo, non sono riuscito ad apprezzarla.

Alcuni testi, come quello di Idle Worship, mi hanno colpito: la canzone parla di essere messi su un piedistallo ma non sentirsi mai all’altezza e, di conseguenza, deludere le aspettative delle persone che ami.
Fake Happy (il terzo singolo) invece è la traccia più relatable dell’album, con l’intro “I love making you believe/ what you get is what you see/ but i’m so fake happy [..] i bet everybody here/ is just as insencere/ we’re all so fake happy”. Ho adorato che Hayley abbia parlato di sé trattando l’argomento come se fosse una critica alla società moderna.

Nell’album ci sono anche canzoni che trattano di storie d’amore senza pericolo di farci colare la matita nera che ci siamo messi agli occhi durante l’ascolto del disco. In Rose Colored Boy, Hayley prende in giro una persona a lei cara, che la incita a dimenticarsi per un momento della sua depressione e a festeggiare assieme. “We all can’t be like you/ I wish we were all rose-colored too/ my Rose Colored Boy”, recita il ritornello: presumo che Hayley non gli abbia dato molta corda. La base, comunque, la rende estremamente fluida all’orecchio. Il ritmo è frizzante, le chitarre sono morbide, vivaci, con quel vibe anni ’80 che ci riporta sulla dancefloor dove si ballava Stayin’ Alive.

Told You So si amalgama alla perfezione con la precedente, mantenendo le stesse sonorità ma ancora più decise. Difficile non apprezzarla: vi farà ballare.

Infine, non mancano le ballate acustiche, come 26, la traccia, a mio avviso, più trasparente, e alcune più movimentate come Grudges.

Con After Laughter, i Paramore spingono sulla leva pop-sintetica-funky-disco, e a mani basse diventa subito uno dei loro album migliori. I vecchi fan potrebbero storcere il naso, ma credo che la band abbia rispettato i canoni originali, mettendoli solo sotto una nuova luce.
Adesso sono curioso di scoprire cosa ci riserveranno  nei prossimi album.
Voto: 8/10

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Scritto da Diffy

Musica, videogiochi, cucina e glitter. Spoiler: youtuber

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