Oggi voglio parlarvi di un romanzo a me caro: La moglie del gigante, scritto da Natalia Gildi e pubblicato da Augh! Edizioni.
Ma prima di stilarne pregi e difetti, lasciatemi raccontare da buon vecchio affabulatore quale mi piace credermi la storia della nostra amicizia.

Com’è successo per Francesca Bufera, anche qui devo scomodare il sito di fanfiction più noto d’Italia: EFP, che a quanto pare ha avuto un riscontro sulla mia vita molto più pratico di quello che mi sarei aspettato.
Ebbene, io e l’autrice di questo libro ci conoscemmo così, tra i commenti un po’ goliardici un po’ burberi delle tracce che ci piaceva lasciare in rete. Eravamo piccoli, lei più di me, ma sin dal primo scambio di battute nacque quell’intesa speciale che sfociò poi nella vera amicizia quando ci incontrammo per la prima volta.
Natalia è stata per me sin da sempre un’illuminazione. Quando io pensavo di ergermi a saggio dispensatore di consigli e strade da imboccare, lei era già un passo avanti, pronta ad attraversare con il giallo portando a braccetto la sua intelligenza e la audacia.
È raro imbattersi in persone del genere. È invece più facile, poi, perdersi con il tempo e la vita; ma io sono convinto che due persone che condividono lo stesso grande amore per la scrittura non hanno niente da temere, dopotutto: perché come mi è sembrato leggendo il suo romanzo, sarà sempre come se non si fossero mai separate.
Natalia ha lasciato una – piccola – parte di sé in questo libro. E io l’ho sentita, l’ho vista. D’altronde, succede questo quando si scrive un libro: una parte di noi si stacca diventando un tutt’uno con le parole da cui è composto. È la magia dello scrivere, è il modo di arrivare ovunque e a chiunque pur restando fermi, immobili, usando solo lettere, parole, frasi.
Così, due persone lontane, possono rivedersi quando vogliono.

La moglie del gigante narra la storia di Manuel, giovane precettore spagnolo al quale viene affidata Maia, figlia del gigante del Ghiaccio Algolmir e di un’umana, Asterope, la donna più bella che Manuel abbia mai visto. Al contrario delle aspettative, il nuovo incarico di Manuel si trasformerà ben presto in un’avventura, tracciando un confine indelebile tra quello che è il suo passato e il suo presente.

La storia, narrata in prima persona con uso saggio e maturo del lessico, scorre come una favola: il protagonista, Manuel, appare all’inizio come un personaggio duro e complesso, difficile da decifrare, capace di sciogliersi solo quando insegna la vita a un’innocente bambina. Presto, però, quando gli scheletri nell’armadio cominciano a uscire, Manuel non riesce più a trattenersi e capiamo che in fondo è un uomo come un altro, incapace di rimuovere certi ricordi che lo hanno segnato, ma soprattutto incline alla tentazione, la stessa che appare sulla sua strada quasi suggeritagli da un fato abietto e crudele.

Il libro si legge velocemente, sia per lo stile scorrevole sia per la struttura gracilina (poco meno di cento pagine). Qui mi verrebbe da lanciare l’unico appello per la casa editrice, quello cioè di cercare di modellare il prezzo del libro quanto più in relazione alle pagine. Perché anche se per amici e parenti il costo di un libro non fa mai testo, agli occhi di uno sconosciuto potrebbe risultare più o meno sproporzionato.

Ma a parte questo, il libro risulta estremamente piacevole. Lo stile di Natalia è un toccasana per l’anima (soprattutto quella di uno scrittore). Fermarsi poi un secondo a riflettere e realizzare la giovane età che la contraddistingue è uno schiaffo morale a tutte quelle persone che passano la vita millantando di saper scrivere quando invece occupano solo spazio nelle librerie che potrebbe essere riempito in modi migliori.
Per me Natalia è la prova vivente che, per quanto riguarda la scrittura, o ci nasci o non ci puoi fare niente. O ce l’hai nel sangue e ci muori, oppure rinunci e trovi un’altra passione, un’altra arte da piluccare come un avvoltoio.

Insomma, sono sicuro che Natalia non avrebbe potuto fare esordio migliore.
Nel libro c’è una bella storia, ci sono bei personaggi, c’è una bella morale (neanche così scontata) e, soprattutto, c’è parte di lei e del suo mondo, che io ho avuto la fortuna di conoscere e riscoprire in questo romanzo.
Che è la cosa più bella, quando leggi il libro di qualcuno che conosci.
Anche se questo è un privilegio per pochi.

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Scritto da Felix White

Sono uno scrittore che non punta alle stelle, ma ai buchi neri.

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